Wash Out, la startup che ti lava l’auto a domicilio

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wash outParcheggiare l’automobile sporca. Tornare e trovarla pulita. Nel mezzo, pochi clic per prenotare un autolavaggio a domicilio. Lo si può fare con l’app di Wash Out, startup fondata a Milano da tre ragazzi: Andrea Galassi, Alessandro Morlin e Christian Padovan. Permette di concordare il servizio in modo totalmente digitale: non serve essere presenti sul posto per fornire indicazioni all’addetto alla pulizia. Serve solo registrare i dati del mezzo, che sia uno scooter, una moto o un’auto, quindi data, orario, posizione del mezzo e targa. Si paga da app con carta o PayPal. A quel punto un addetto si reca sul posto e provvede alla pulizia, a mano. Senza utilizzare acqua, ma solo prodotti a secco, riducendo molto l’impatto ambientale.

Due per ora le piazze attive a regime: Milano e Roma. Torino è in fase di rodaggio. Finora sono stati fati circa 55mila lavaggi a domicilio, in qualsiasi luogo: che sia in un parcheggio per strada o davanti all’ufficio, è indifferente.

L’idea è venuta a uno dei fondatori mentre era a Dubai in un centro commerciale. Si annoiava aspettando la sua ragazza che faceva shopping – spiega Giovanni Maria Antignani, capo dello sviluppo di Wash Out –. Guardandosi attorno ha notato uno sceicco dare le chiavi della sua Ferrari a una persona, perché la pulisse con un metodo che non prevedeva acqua. Il risultato era stupefacente”. Da qui, nel 2016, è partito tutto. “In Italia non c’era questo tipo di business. Il settore dell’autolavaggio è fermo da decenni”, prosegue Antignani. I tre fondatori di Wash Out hanno provato a innovarlo seguendo due driver. La digitalizzazione e un servizio delivery.

Il capitale iniziale è stato messo dai founder. Poi la startup è stata incubata da Speed Mi Up, l’incubatore dell’università Bocconi. Il primo finanziamento, di 150mila euro, è arrivato nel 2017. Poi la partecipazione al concorso BHeroes ideato da Fabio Cannavale (fondatore di eDreams) in collaborazione, tra gli altri, con Intesa San Paolo, Facebook, Google, Amazon. Wash Out è stata selezionata come migliore startup italiana tra 540 candidate. Ricevendo un investimento di 800mila euro. Fondi che serviranno per “strutturarci, crescere, assumere e investire in pubblicità e marketing. Già nel prossimo anno è prevista l’apertura di una nuova piazza in una città del centro-nord Italia”, anticipa Antignani.

Il servizio non si rivolge solamente a ai consumatori, ma anche al mercato aziendale business to business (b2b). “Inizialmente pensavamo di coinvolgere solo il b2c (rivolto al consumatore, ndr). Ma abbiamo subito capito che ci vuole tempo per formare una grande base di utenti”, precisa Antignani. Meglio quindi costruirsi uno zoccolo duro. I clienti b2b sono le compagnie di car sharing (a Milano DriveNow, Sharengo, Ubeeqo, Refeel). Ma anche aziende dell’automotive. “Per esempio Bmw. Nei loro concessionari hanno le autofficine. Ai clienti che consegnano la macchina la restituiscono lavata. Ci pensiamo noi”.

Per dare alcuni parametri: il lavaggio di uno scooter costa 9,90 euro. Per quanto riguarda le auto le variabili in gioco sono la grandezza e se si sceglie anche la pulizia degli interni. In ogni caso vanno dai 12,90 euro ai 24,90. Per chi vuole la pulizia interna, il problema delle chiavi è presto risolto. “Le si possono lasciare anche in portineria, in reception al lavoro. O aprire la macchina dalla finestra, è successo”, racconta Antignani.

L’aspetto ecologico gioca un ruolo importante. I prodotti sono specifici per ciascuna superficie e non necessitano di acqua. Per ogni lavaggio è stato calcolato che vengono risparmiati 160 litri di acqua. Calcolando che sono stati fatti circa 55mila lavaggi, si parla di quasi 9 milioni di litri in meno.

A Wash Out chiamano i ragazzi che lavano a domicilio “gli artigiani dell’oggi. È un lavoro fatto a mano con cura e dettagli. Per raggiungere i nostri standard di qualità fanno fino a un mese di training. Garantiamo un fisso mensile e poi c’è un incentivo per il numero di auto ultimate”. A Milano sono 30 i lavoratori attivi, si muovono in bici o scooter, raggiungono il mezzo e lo puliscono. Sono operativi sette giorni su sette dalle 9 alle 18. “Fanno risparmiare tempo”, conclude Antignani. Ricordando l’annosa questione del lavaggio auto, “che da sempre si risolveva con una perdita di tempo di almeno un paio di ore”. E la retention di chi sceglie il lavaggio a domicilio lo conferma: oltre il 60% dei privati e per le aziende si arriva al 90%.

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