Le terrificanti avventure di Sabrina, tra teen horror e femminismo

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Nel sesto episodio de Le terrificanti avventure di Sabrina, il nuovo adattamento seriale del personaggio introdotto nel 1962 dagli Archie Comics disponibile su Netflix dal 26 ottobre, la protagonista si accinge con le sue colleghe streghe a praticare un esorcismo proibito e per fare ciò invoca il potere delle sue sorelle ancestrali: Ecate, Morgana, Circe, Anna Bolena, Ildegarda di Bingen, Mary Bradbury impiccata a Salem, Marie Laveau regina del vudù di New Orleans. È un elenco artefatto ma suggestivo che dà l’idea dell’anima sovversiva e potentemente femminile che scorre sotto la superficie derivativa di questa serie horror.

Lontano infatti dalla rassicurante commedia della Sabrina Vita da strega che abbiamo conosciuto negli anni Novanta, qui il personaggio viene completamente rovesciato in chiave dark ed efferata: metà strega e metà umana, figlia di un unione mal tollerata fra un grande stregone e una comune mortale, Sabrina Spellman (Kiernan Shipka, la Sally Draper di Mad Men) è rimasta orfana ed è stata cresciuta dalle due zie, Hilda (Lucy Davis, vista in Wonder Woman) e Zelda (Miranda Otto), in perenne conflitto fra loro, una goffa e comprensiva, l’altra rigida e ortodossa. Alla vigilia del suo sedicesimo compleanno la giovane deve prepararsi dal suo battesimo nero, in cui entrerà formalmente nella Chiesa della Notte, donando la sua anima e la sua libertà niente meno che al Signore oscuro, Satana in persona. Ma sono molti i legami che la tengono ancorata alla sua vita mortale, in primis il fidanzato Harvey (Ross Lynch) e le amiche del cuore Susie e Roz. C’è anche il gatto Salem, ma questa volta non parla.

Sabrina dunque è costretta a viversi divisa da questa duplicità inconciliabile mascherando dietro bugie e ripensamenti la sua doppia vita, a metà fra il suo liceo e l’Accademia di arti occulte che ricorda tanto l’Hogwarts di Harry Potter. In effetti l’atmosfera in cui veniamo piombati qui è un sunto di citazioni e sublimazioni dell’immaginario fantasy e orrorifico: un satanismo quasi parodico pervade tutto, con tanto di caproni, pentacoli e espressioni alla “Sia lodato Lucifero“, ma anche citazioni bibliche e arcane, riferimenti piuttosto palesi a film come L’esorcista, Rosemary’s Baby e perfino a precedenti serie come Buffy. In fondo Sabrina è un’eroina che cerca di conciliare i suoi drammi personali con una dimensione oscura e demoniaca più grande di lei, spesso più reale che metaforica.

Al di là di un’affascinante estetica gotica retro, ben riuscita anche nelle raffigurazioni più raccapriccianti, è un peccato che l’andamento narrativo dei dieci episodi non segua sempre un ritmo che sia avvincentemente uniforme: i primi tre episodi dilatano la presa di consapevolezza della duplicità di Sabrina, mentre altri centrali si perdono in una specie di villain of the day, sia esso un demone dei sogni o una possessione infernale. Verso la conclusione, però, tutti i semi germogliano in un intricato dilemma esistenziale che porterà a compimento, anche grazie a gesti estremi (uno di essi moralmente inspiegabile anche nel reame della finzione narrativa), la trasformazione di Sabrina nella creatura che era destinata ad essere fin dal principio.

Ma al di là dei piccoli difetti formali, Le terrificanti avventure di Sabrina riesce proprio nel creare la suggestione di cui si diceva all’inizio. Sempre durante l’esorcismo la ragazza è invitata da Mrs Wardell (Michelle Gomez), la sua mentore deviata, a “parlare forte e chiaro“. Al che lei risponderà: “Come sempre“. Sempre Wardell la spronerà in un altro momento ad accettare senza paura le facoltà magiche che le sono concesse, nonostante “alle donne sia insegnato da sempre ad aver paura del potere“. Il messaggio di fondo di questa serie in cui gli uomini sono spettatori di contorno, se non figure deboli da soccorrere, è che non c’è nulla di più pericoloso e sovversivo (e quindi nei secoli tacciato come stregonesco) di una donna che rivendica il diritto di parlare ad alta voce.

sabrina

Sabrina fa questo dal primo momento: convinta dalle propria individualità pur scissa, vuole cambiare le cose del suo mondo (dei suoi mondi) che ritiene ingiuste: fonda un’associazione femminista nel suo liceo (chiamata, non a caso, Women’s Intersectional Cultural and Creative Association, abbreviato in Wicca), si batte contro la censura di libri pericolosi, si oppone a pratiche di violento nepotismo e all’idea secondo cui le donne debbano essere banchetto rituale per le comunità che le vogliono sempre vittime sacrificali. In alcuni momenti questa protagonista giovane e volitiva risulta cocciuta in modo irritante, ma a un’analisi più meditata la sua non è altro che una decisa opposizione allo status quo.

Lo showrunner Roberto Aguirre-Sacasa (già dietro all’adattamento di Riverdale, sempre dagli Archie Comics) e il produttore Greg Berlanti, papà dell’Arrowverse, hanno trasfigurato sapientemente in Sabrina temi molto attuali come il bullismo o la fluidità sessuale (il cugino Ambrose è pansessuale, l’amica Susie invece si veste da maschio), ma sarebbe forse sbagliato bollarla come la solita serie teen. Da una parte perché alcune scene di violenza sono difficilmente digeribili a qualsiasi età e anche perché di fronte per prove esistenziali a cui i protagonisti sono chiamati a rispondere forse non esiste mai maturità sufficiente. Dall’altra, però, soprattutto perché il suo messaggio di fondo è troppo importante e generale perché sia ridotto a un fattore generazionale.

Le streghe nella storia sono sempre state delle profetesse scomode, delle pioniere rivoluzionarie, delle sensibilità difficili da imbrigliare. Sabrina Spellman, a costo di essere urticante e viziata, è solo l’ultima discendente di questa stirpe di libertà estreme. Ignorarne la portata, in tempi come i nostri, sarebbe un peccato mortale da commettere.

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