100 parole per il prossimo futuro: che cosa c’è nel nuovo volume di Wired in edicola

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Come spiega il direttore Federico Ferrazza nel suo editoriale e come anticipato in questo articolo in cui ne sveliamo tre, il nuovo volume di Wired Italia è dedicato alle parole del 2019.

L’edizione invernale del nostro bookazine stavolta è un vero e proprio dizionario, che raccoglie le 100 parole che meglio rappresentano, secondo noi, il prossimo futuro. Ci sono neologismi, come “nutraceutica, “qubit” o “dapp”, parole composte quali “maker spaziali”, “giustizia sociale”, “architetture marziane” e tante altre, e vocaboli che già esistevano ma che oggi assumono significati diversi, come per esempio “colonialismo” o “shock”.

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A scrivere per noi le loro parole del futuro ci sono, al solito, grandi autori come gli astronauti Luca Parmitano e Paolo Nespoli, lo scrittore Jonathan Coe, gli informatici e whistleblower Edward Snowden e Christopher Wylie, i registi Oliver Stone e M. Night Shyamalan, il fotografo Iwan Baan, il creatore di Facebook Mark Zuckerberg, il fondatore di Wired Us Louis Rossetto, la scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo, l’inventore di internet Vint Cerf, il papà di Microsoft Bill Gates, il boss della Marvel Comics C.B. Cebulski, il professore di Internet Governance all’Università di Oxford Viktor Mayer-Schönberger e molti altri.

In collaborazione con Ipsos, infine, abbiamo individuato alcuni trend per l’anno che verrà, sintetizzandoli in alcune parole chiave come “post-verità”, “cittadinanza” o “tracciabilità”, e corredandoli di sondaggi e grafici che aiutino a capirne la portata.

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