Moonshine Vol.1, storia di mostri, gangster e proibizionismo

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Oscar Ink porta in Italia il primo volume trade paperback di Moonshine, un piccolo gioiellino originariamente pubblicato da Image Comics e nato dalla penna di Brian Azzarello e dall’inchiostro e i colori di Eduardo Risso. Abbiamo già visto i due autori lavorare insieme sul famosissimo 100 Bullets: le avventure del misterioso agente Graves e della sua inseparabile ventiquattrore contenente una pistola e cento colpi. Anche qui la storia è calata in ambientazioni noir, anche se principalmente pulp, ma con una marcia in più: il soprannaturale.

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Con il termine moonshine si indica il luccichio della luce della luna sulle superfici liquide. Già dalla fine del diciottesimo secolo, però, con questa espressione ci si riferisce ai distillati che vengono commerciati illegalmente durante la notte, sotto la luce della luna appunto. Tale pratica di contrabbando diviene poi una fonte di reddito particolarmente elevata durante gli anni del proibizionismo. Nella nostra storia, il protagonista è proprio un gangster, Lou Pirlo, e il suo compito è piuttosto semplice: convincere il bifolco Hiram Holt, importante distillatore dei monti Appalachi, a commerciare il suo prezioso nettare con il boss della zona.

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La difficoltà dell’impresa di Lou non è dovuta solo alla reticenza di Holt e agli intrighi che i suoi stessi familiari amano tramare alle spalle del capofamiglia. Per i monti si aggira qualcun altro, o meglio, qualcos’altro, una creatura più spietata della criminalità organizzata, più feroce dei bifolchi che vivono in quelle lande desolate, e che non perde tempo a compiere stragi sanguinose.

La scrittura di Azzarello è garanzia di qualità, e l’operazione di fusione tra i due generi letterari si può dire ben riuscita. L’autore è bravo infatti a inserire l’elemento orrorifico in un contesto che ha delle dinamiche tra i personaggi piuttosto definite e dialoghi altrettanto vincolanti, anche se non posso dire di aver letto un capolavoro (com’è stato invece per il già citato 100 Bullets o per il suo ciclo di Hellblazer). Tuttavia questo è solo il primo volume della saga e i risvolti della sua continuazione potrebbero condurre a qualcosa di entusiasmante.

Dall’altra parte anche il lavoro di Risso è encomiabile. L’uso dei neri è inconfondibile ed è ciò che dà spessore alla sua narrazione per immagini. Spesso il suo tratto tocca apici che mi ricordano il nostro Attilio Micheluzzi, altre volte invece emerge tutta la tradizione della scuola di fumetto argentina, della quale è uno degli esponenti più riconosciuti al giorno d’oggi, altre ancora sembra rievocare le atmosfere più cupe del Preacher di Steve Dillon, pur rimanendo profondamente personale. In particolar modo quest’ultima sensazione è dovuta alla colorazione, che il disegnatore firma per la prima volta di proprio pugno.

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Insomma, sia che adoriate le ambientazioni alla Tarantino (certo, in una veste assolutamente di certo meno trash) sia che amiate l’horror classico (e magari i lupi mannari) questo fumetto fa per voi, e magari scopriremo insieme, in futuro, quello che già si prospetta come un sanguinolento finale.

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