Se i terracavisti iniziano a fare concorrenza ai terrapiattisti

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Come si potrà intuire già dal titolo, l’argomento non è dei più seri. E nemmeno di quelli governati dal rigore scientifico. Sta di fatto che da qualche giorno a questa parte, dopo l’ondata di attenzione mediatica che ha investito il movimento della Terra piatta, sui social e online rimbalzano un po’ più spesso del solito le argomentazioni di un’altra delle teorie sulla forma del nostro pianeta, quella della Terra cava.

Raccontato in estrema sintesi, il terracavismo è un guazzabuglio di teorie leggermente differenti – e formulate in secoli diversi – che hanno in comune l’idea che il globo su cui viviamo presenti dei buchi all’interno. La Terra sarebbe dunque simile a una sfera, e consisterebbe di una serie di superfici concentriche separate da spazi vuoti, oppure avrebbe un’unica grande cavità vicina al centro. Queste zone interstiziali, a prescindere dalla loro forma e dimensione, avrebbero la caratteristica di essere abitate, o perlomeno potenzialmente abitabili da creature umane e non.

Dal punto di vista storico, per chi volesse conoscere in dettaglio l’argomento, esiste un bell’approfondimento mitologico-letterario scritto da Umberto Eco nel 2014 e pubblicato sul sito del Cicap. In epoca recente, in particolare, il terracavismo è stato utilizzato più che altro come espediente narrativo per racconti e romanzi di fantascienza.

Che dire, invece, dal punto di vista scientifico? In passato qualche tentativo di formulazione rigorosa della teoria c’è stato, a partire dal Diciassettesimo secolo, ma oggi ovviamente non avrebbe alcun senso aprirne (o meglio, ri-aprirne) un dibattito serio. Per farla breve, sostenere che la Terra abbia uno o più buchi all’interno significa negare una serie di teorie scientifiche che vanno dalla gravità alla tettonica delle placche, passando anche per svariati elementi base di geofisica e astrofisica, incluse le informazioni che abbiamo raccolto dallo Spazio. Se la Terra fosse un guscio vuoto, ad esempio, la legge di gravitazione ci dice che vivremmo sostanzialmente in assenza di peso, e inoltre il guscio terrestre rischierebbe di collassare verso il centro o di spezzarsi.

Ammettere che il nostro Pianeta abbia più semplicemente delle piccole cavità, invece, significherebbe salvare in calcio d’angolo la gravità e la struttura del pianeta, ma rinnegare molte delle cose che sappiamo (scientificamente) a proposito di composizione interna, struttura e temperatura della Terra. Altre varianti della teoria, come l’idea di un accesso alle cavità attraverso i poli o la forma della Terra concava (che ci collocherebbe sulla parte interna del guscio sferico, anziché all’esterno), sono ancora più immediate da confutare.

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Riportando il tema all’attualità di questo decennio, ci sono almeno un paio di spunti interessanti. Il primo, tratto comune a molte pseudoscienze, è che qualcuno ne approfitta per farne dei piccoli business. Per esempio, in vendita si trovano alcuni libri divulgativi in diverse lingue, italiano incluso, che pretendono di affrontare il tema con “significato scientifico”, pur risultando una via di mezzo tra una narrazione mitologica e un romanzo di fantascienza. Non è un caso che spesso in questi testi ci si dichiari contrari “alla scienza ufficiale”, che gli autori si definiscano “liberi ricercatori” e che dicano di aver utilizzato “una ricca documentazione storica e scientifica”.

E facilmente dal mito si sconfina nel complottismo. Se la zona cava acquisisce una precisa collocazione geografica (1250 chilometri di profondità) e una propria struttura cosmica (sarebbe “riscaldata da un piccolo Sole e strutturata in tre continenti”), curiosa è anche la scelta di come popolare quel mondo. Nei tre continenti – Eldorado, Agartha e Shamballah – non ci sarebbero solo i soliti nazisti, vichinghi, alieni, strane creature e i regni di Agartha e di Śambhala, ma anche lo scienziato italiano Ettore Majorana e l’economista Federico Caffè, su cui circolano le più varie leggende.

L’altra questione degna di nota è il raffronto tra terrapiattismo e terracavismo. Paragonabili nel numero di credenti (si può stimare dell’ordine delle migliaia in Italia), sono due movimenti tra loro incompatibili nelle teorie ma tremendamente simili nei modi. Negazione di un’infinità di conoscenze scientifiche acquisite in ambito fisico-astronomico, affidamento a presunti esperimenti privi di valore o a ciò che si intuisce essere vero, argomentazioni basate sul sospetto e sul mistero (per non dire sulla fuffa), e metodi che possono essere tutto tranne che scientifici, chiariscono che Terra piatta e cava sono due manifestazioni di una tendenza unica. Su cui forse vale la pena, nel rispetto della vera ricerca scientifica, di limitarsi a farsi due risate.

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