I 10 migliori film del 2018

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10. Soldado
9. Hereditary
Utoya: 22 July
7. La favorita
6. Gli incredibili
5. Mission: Impossible – Fallout
4. Dragged Across Concrete
3. Killing
2. Dogman
1. Un affare di famiglia

È stato un grande anno di sangue, in cui i film che hanno a che fare con la bestialità umana, l’istinto di sopravvivenza e la violenza si sono rivelati i più convincenti e quelli che meglio sono riusciti a usare il linguaggio delle immagini e del montaggio per raccontare non solo il proprio intreccio ma anche qualcosa di più.

Lasciato in grandissima minoranza il cinema drammatico, quello d’azione, poliziesco, horror e militare ha colonizzato una top 10 in cui almeno in 8 titoli qualcuno imbraccia un’arma e qualcun altro muore ammazzato. Sono film anche italiani in cui uccidere è o un atto a lungo meditato, sofferto e terribile, oppure qualcosa di leggero che comporta conseguenze allucinanti. In uno di questi poi uccidere fa letteralmente stare male chi lo perpetra.

Eppure in cima alla classifica c’è il film meno violento di tutti, il più dolce, delicato e animato da un amore così tangibile che non metterlo al primo posto è pura follia.

10. Soldado
Per la prima volta nella storia del cinema italiano un regista nato e cresciuto artisticamente nel nostro paese, formatosi prima con la nostra tv e poi con il nostro cinema, va a lavorare in America e realizza un film d’azione potente, corposo e per nulla banale. Soldado è il sequel di Sicario (di Denis Villeneuve) ne riprende i personaggi ma racconta un’altra storia e lo fa non imitando gli americani ma spingendo in avanti il loro stile. Come Refn in questo film Sollima rallenta l’azione senza annoiare, trova un altro ritmo per il cinema militare e cura gli stunt e le riprese delle colluttazioni o inseguimenti in modo maniacale. Magistrale.

9. Hereditary
L’horror è il genere di questi ultimi anni, il più rivoluzionario, il più sorprendente e quello da seguire se si vuole davvero scovare qualcosa di nuovo. Hereditary sconvolge qualsiasi idea tradizionale di racconto senza far sembrare che lo stia facendo. Utilizza l’atmosfera in modi nuovi e lascia entrare il male dentro i personaggi. Viviamo una storia di presenze demoniache come non appartenessimo alla famiglia presa di mira, non vediamo praticamente niente ma sentiamo tutto. Invece che far apparire qualcuno o qualcosa il film lavora sui suoni, i volti e le azioni. E proprio quando sembra che il maligno non ci sia avviene il contrario, troviamo una conferma alle nostre paure con minuscoli atti impossibili.

8. Utoya: 22 July
Prima che Paul Greengrass realizzasse il suo film per Netflix sulla strage di Utoya arrivava quest’impresa norvegese. Presentato al festival di Berlino e ancora inedito in Italia, Utoya: 22 July dura esattamente quanto la strage e filma senza mai staccare, in un unico pianosequenza, la fuga disperata in quell’isola di colpo piccola, di alcuni ragazzi mentre di lontano si sentono colpi, al cellulare arrivano poche informazioni, i cadaveri si moltiplicano e i soccorsi sembrano non giungere mai.

L’obiettivo è rendere cosa sia essere sotto assedio di un attentato, vedere morte ovunque intorno a sé e lottare per la propria vita in un ambiente ostile.

7. La favorita
Dopo diversi film perfetti per il circuito dei festival Yorgos Lanthimos ha fatto il salto nel mondo del cinema per tutti con The Lobster e Il sacrificio del cervo sacro. Ora La favorita chiude il percorso di conquista del cinema commerciale. Rachel Weisz ed Emma Stone concupiscono la regina, vogliono diventare la sua amante preferita in una serie di intrighi di un palazzo dominato da una persona lesbica. Come sempre in Lanthimos gli esseri umani sono persone terribili e le istituzioni che creano sembrano peggiorare la loro tendenza alla malvagità, al cinismo e all’egoismo.

6. Gli incredibili 2
Sembrava impossibile dare a Gli incredibili un seguito che fosse all’altezza dell’originale, invece Brad Bird inizia esattamente dove finiva il primo film e prosegue la parabola della sua famiglia, continuando a raccontarne la lotta per tornare ai sogni di gioventù. Stavolta è una questione tutta femminile e sembrerebbe una pigra adesione ai cambiamenti in atto ad Hollywood, se non fosse che la Pixar si mette alla testa del mutamento e crea una storia di donne come non ne avevamo viste con personaggi lontani da ogni altro e idee come non ne avevamo viste.

5. Mission: Impossible – Fallout
Nel processo di evoluzione del blockbuster moderno il sesto capitolo di Mission: Impossible si attesta come uno dei più radicali. Qualsiasi vecchio stereotipo sull’eroe d’azione, la spia internazionale e il grande intrigo è smontato. L’eroe non è una figura desiderabile, è un lavoro terribile e come per il supplizio di Tantalo sembra non terminare mai, come se si accollasse tutti i problemi dell’umanità. Questo film, centrato su una serie di gigantesche scene d’azione dalla pianificazione ed esecuzione pazzesca, non usa l’eroe come un concentrato di virtù splendenti ma cerca metodicamente di massacrarlo, di distruggerlo e fiaccarlo. McQuarrie gira sequenze assurde, Tom Cruise interpreta stunt incredibili e tutto il film usa la storia per farne percepire la difficoltà e il segno che lasciano. Non sono solo uno spettacolo per gli occhi ma sono anche la disperazione del personaggio. Ogni esplosione conta, ogni fuga pesa, ogni scazzottata fa malissimo sempre di più, sempre di più, sempre di più….

4. Dragged Across Concrete
C’è sempre un luogo a cui arrivare nei film di S. Craig Zahler, ed è sempre l’inferno in cui sacrificarsi per ragioni etiche e morali dopo una vita derelitta.
Bone Tomahawk l’ha lanciato, Brawl in Cell Block 99 l’ha confermato, Dragged Across Concrete è l’apoteosi del suo cinema post- tutto. Zahler ha visto qualsiasi film d’azione l’ha digerito e ha digerito anche i registi che avevano digerito il cinema d’azione prima di lui come Tarantino e Rodriguez.

Alla fine ha elaborato i suoi eroi, la loro durezza, i canoni del poliziesco e le sue spigolosità per poterle vomitare in film dal ritmo lentissimo che tuttavia traboccano di carisma, come se avesse trovato l’essenza. Qui con Mel Gibson incontra il protagonista perfetto, lo fa parlare poco e grugnire molto, con un senso dell’ironia a cui non siamo abituati e che rende queste parabole di violenza vicinissime alla vita reale. Passato in anteprima al festival di Venezia deve ancora uscire.

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3. Killing
Uccidere è terribile. Lo racconta molto cinema ma quando entra in campo Tsukamoto è un’altra pasta. La violenza della lama di metallo contro la carne debole è inaccettabile, è così spaventosa che il samurai protagonista sta fisicamente male alla sola idea di prendere delle vite. Lui vorrebbe essere un vero guerriero, vorrebbe essere come il suo samurai maestro ma non ci riesce. In 90 minuti Killing racconta un dissidio interiore attraverso un percorso terribile in cui ogni sensazione provata ha un’immagine che la spiega senza bisogno di parole, in cui il sesso esce da ogni poro e ogni dito, in cui l’esplosione di sangue non è una trovata grafica ma un’esplosione interiore.

2. Dogman
Matteo Garrone è puro istinto. I suoi film sono scritti su carta velina, si animano sul set e vengono incisi al montaggio, tutto fatto senza una chiara pianificazione, seguendo l’andamento delle riprese, trovando ispirazione nella faccia o nel corpo di un attore accuratamente scelto e finalizzati a trovare qualcosa di mai visto prima da filmare. Stavolta a partire dai fatti del canaro della Magliana, Garrone inventa una storia tutta sua con un insieme di volti e corpi fenomenali su cui troneggia Marcello Fonte. Come fosse disegnato i suoi lineamenti sembrano creati ad arte per esprimere le emozioni del suo personaggio, la sua personalità remissiva e l’incredibile dolcezza che si nasconde in essa. Ci vuole il nero dei paesaggi umani e reali intorno a lui per far emergere con questa chiarezza commovente il bianco.

1. Un affare di famiglia
Il cinema può cambiare il mondo? Una volta credevamo di sì, da decenni sappiamo che non è più così e ci chiediamo se almeno possa cambiare le singole persone. Un affare di famiglia è quel tipo di film. È una storia di persone terribili che però ai nostri occhi appaiono fantastiche. Gli ultimi della società, i reietti, cacciati e rintanati di cui scrutiamo l’intimità per scoprire che nonostante tutto questo è commovente e coinvolgente. Sembra ci sia il minimo dello sforzo, sembra che tutto sia ripreso senza indicazioni e senza tecnica e invece è l’esatto contrario: il trionfo del linguaggio del cinema che nasconde se stesso. Un affare di famiglia è un film da cui si esce migliori.

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