Perché ho scelto di leggere solo donne per un anno

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Ciao, mi chiamo Eugenia e nel 2018 ho letto solo libri scritti da donne.
Ha il retrogusto di una confessione, vero? In effetti, così è stato per tutto il 2018 ogni volta che l’argomento è emerso con qualcuno. Amiche e amici, colleghi, conoscenti, parenti: la scelta di leggere solo libri scritti da donne per dodici mesi non è apparsa neutra a nessuno. È stato un anno di argomentazioni, discussioni e -in alcuni casi- giustificazioni. Perché?
Forse dovrei partire da più lontano. Sono, da quando leggo, quello che l’Istat definisce un lettore forte: una persona che legge per diletto più di 12 libri l’anno. Come tutti i lettori ho dei gusti personali che guidano le mie scelte di lettura (nel mio caso, ahimè, un romanzo batterà quasi sempre una raccolta di racconti) e, come molti lettori, vengo influenzata dalle mode del momento, dai premi letterari, dalle vetrine e dalle isole dei titoli in evidenza nelle librerie – ultimamente anche dalle promozioni su Twitter e su Instagram.

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Il risultato personale di questo non-metodo usato per tanti felici anni di lettura è stato che, banalmente, ho letto molti più libri scritti da uomini che da donne. Pur avendo conosciuto e amato moltissimo alcune autrici eccelse (Simone de Beauvoir! Virginia Woolf!) e avendone apprezzate molte altre, il paragone numerico semplicemente non regge.
Maschi, maschi e ancora maschi hanno dominato i miei programmi scolastici liceali e universitari e le letture per diletto, con il sovrappiù della strabordante presenza maschile nei vari saloni, convegni, incontri, tavoli rotonde, antologie, premi letterari e via discorrendo.

Da questa consapevolezza è nato il desiderio di fare qualcosa di diverso, di molto personale e, in apparenza, non eccessivamente sovversivo: leggere solo libri scritti da donne per un anno.
Tuttavia, come accennavo, si tratta di una scelta che è sembrata quantomeno strana a molte delle persone con cui ne ho parlato, incluse varie donne. L’accusa principale, mossa a più voci, è stata quella di sessismo: stai escludendo tutti gli autori uomini dalla tua vita! Discriminazione! Queste frasi, pronunciate a volte con toni veementi, mi hanno fatto sorridere. Come spesso accade, ogni forma anche parziale di compensazione nei confronti di una situazione disequilibrata in partenza viene vissuta come una ingiustizia a priori da chi non ne viene favorito.

La battuta più sincera e più dolorosa è venuta però da una persona che conosco per lavoro, un maschio quasi quarantenne che legge soprattutto fantascienza. Dopo una breve riflessione, ha candidamente confessato: “Non credo di aver mai letto un libro scritto da una donna”. Al di là delle inclinazioni personali, la persona in questione è laureata, ha fatto un lungo percorso di studi nel sistema scolastico italiano e no, non crede di aver mai letto un libro scritto da una donna (uomini, prima di ridere o scrollare il capo, fermatevi un attimo e domandatevi: quanti libri scritti da una donna avete letto quest’anno?).

Il mio esperimento di lettura sarebbe già stato utile per me anche solo per questi suoi risvolti sociali che in molti casi sono stati anche positivi: varie persone intorno a me hanno iniziato a fare più caso a chi avesse scritto i libri che stavano leggendo. Tuttavia è stato molto, molto più di questo. Perché le letture del 2018 mi hanno dato una gioia ben più grande di quella che avrei potuto immaginare. In poche parole, ho letto libri magnifici. Alcuni hanno davvero lasciato il segno.
Fame, il memoir di Roxane Gay, ha cambiato radicalmente la mia percezione dei corpi grassi e obesi. The Hate U Give mi ha raccontato cosa significhi crescere come un’adolescente nera in un ghetto statunitense. Gli argonauti è il testo più interessante che abbia letto sulla costruzione e l’appropriazione di genere. Ho riso moltissimo con il fumetto sui genitali femminili di Liv Strömquist, Il frutto della conoscenza. L’infanzia isolata di Tara Westover, in una famiglia mormona guidata dal padre bipolare, mi ha spezzato il cuore (L’educazione) e ho applaudito le autrici dell’antologia Tutte le ragazze avanti!, che nel raccontare il loro approccio al femminismo non hanno tralasciato il passaggio chiave comportato dal leggere più libri scritti da autrici donne.

Ma se dovessi consigliare una sola opera mi butterei sulla trilogia The Broken Earth di N. K. Jemisin, prima scrittrice di colore a vincere il premio Hugo (meglio: tre Hugo, uno per ogni libro di questa trilogia). Fantascienza e fantasy, intersezionalità, questioni razziali e, soprattutto, una trama che tiene incollati alle pagine. Il primo libro della trilogia uscirà in traduzione italiana quest’anno per Oscar Mondadori.
Se non avessi scelto di leggere solo libri scritti da donne, avrei letto una lista di libri differenti. Non necessariamente peggiori (ciao Murakami! Ciao Cognetti!). Ma che mi avrebbero fatto riflettere meno sul mondo in cui viviamo tutto e sul modo in cui io, in quanto donna, lo attraverso. Non solo. Questo percorso mi ha aiutato a capire come “gli autori maschi sovrabbondanti” di cui parlavo prima non siano maschi qualunque: sono, in larga misura, maschi bianchi eterosessuali provenienti da Europa, USA e, al massimo, Giappone. Il mio percorso ha illuminato possibili percorsi paralleli: quanti libri di autori gay leggi, in media, in un anno? Quanti di autori e autrici transessuali? Quanti di autori neri? Quanti di autori africani? Quanti libri scritti da donne nere africane hai letto nell’ultimo anno? Sai almeno il nome di una autrice nera africana? 

(Quest’ultima è facile: Chimamanda Ngozi Adichie! Bravissima, splendida Adichie.)

Sono domande banali, ma svelano qualche verità non troppo nascosta. Che il romanzo, la poesia, la letteratura non sono appannaggio solo di un certo macro-stile o di un dato macro-sguardo. Si può essere così assuefatti a una certa tipologia di visione da non riuscire a riconoscerne più la parzialità, anzi: da ritenerla normale. È vero, la scelta di leggere solo libri scritti da donne per un anno non è stata una scelta neutra. È stata una scelta deliberata che mi ha fatto uscire dalla mia confort zone di lettura e scoprire che fuori c’erano molte storie diverse che meritavano di essere lette. Molte, molte di più.

Concludo con le parole di un saggio dell’autrice nera americana Roxane Gay (sì, quella di Fame, che ho citato sopra) a proposito del pubblicare più libri scritti da donne. Il saggio si intitola Beyond the Measure of Men – e già il titolo direbbe quasi tutto: “Leggete di più. Create criteri di eccellenza che siano più inclusivi. Nominate un numero maggiore di donne meritevoli per i premi letterari. Fate i conti con il vostro risentimento. Fate i conti con i vostri pregiudizi. Resistete con forza al desiderio di sbarazzarvi della questione femminile. Fate uno sforzo, fate uno sforzo e fate ancora un altro sforzo finché non ne avrete più bisogno e  potremo finalmente smettere di discutere di questa faccenda”.

[R. Gay in Bad Feminist – che, purtroppo, non è disponibile in italiano.]

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