18 anni di Wikipedia Italia: perché è l’enciclopedia online è l’eccezione del web

0
157
Questo post è stato pubblicato da this site
Wikipedia (Getty Images)
Wikipedia (Getty Images)

Il 3 luglio 2018 gli utenti italiani hanno avuto un assaggio di come sarebbe la vita su internet senza Wikipedia. Per protestare contro la direttiva sul copyright in votazione al Parlamento europeo, la comunità italiana di Wikipedia aveva deciso di oscurare le pagine dell’enciclopedia online, causando parecchio smarrimento e facendoci così rendere conto di quanto, per tutti noi, la ricerca di informazioni in rete dipenda in larghissima parte da Wikipedia.

Un aspetto della nostra vita digitale che spesso diamo per scontato, e sul quale si riflette solo quando compaiono i messaggi del fondatore Jimmy Wales con cui chiede a tutti gli utenti di dare un contributo per mantenere in vita l’enciclopedia online per definizione. Una vita che, il 15 gennaio 2019, ha raggiunto di 18 anni di età per l’edizione italiana. Wikipedia, insomma, diventa maggiorenne e si appresta a entrare nel secondo decennio di vita. Un traguardo che sembrava impossibile nel 2001 e che, per aspetti differenti, sembra ancora più incredibile oggi.

Un baluardo
Le perplessità che circondarono l’avvento di Wikipedia le conosciamo tutti: può davvero funzionare un’enciclopedia collaborativa, in cui chiunque può dare il suo apporto creando nuove voci e modificando le altre, offrendo il suo contributo solo su base volontaria? La risposta a questa domanda, per lunghi anni, è stata soprattutto una: no, non è possibile. Il futuro, nei primissimi anni 2000, sembrava semmai appartenere alle enciclopedie tradizionali ma trasposte online, che avrebbero garantito – a differenza di Wikipedia – una maggiore affidabilità delle voci grazie al lavoro di professionisti.

Eppure, le cose sono andata molto diversamente. “Agli inizi del 2000”, racconta Chris Dixon su Medium, “Wikipedia aveva un competitor centralizzato nella tradizionale enciclopedia online Encarta. Nonostante la prima versione di Wikipedia fosse molto meno completa di Encarta, riuscì a migliorare a grandissima velocità, grazie alla sua comunità di collaboratori volontari. Nel 2005, Wikipedia era già diventato il sito più linkato di tutta internet. Encarta ha chiuso nel 2009.

Ma Wikipedia non è solo il sito più linkato di tutta la rete, è anche il quinto sito più visitato al mondo (almeno stando alla voce su Wikipedia stessa). Dopo aver sconfitto lo scetticismo che circondava un’enciclopedia libera, aperta e collaborativa, è avvenuto anche qualcos’altro: Wikipedia è diventata l’isola dell’open internet in un mondo online che, sempre di più, ha virato verso la centralizzazione e cannibalizzazione da parte dei colossi del web. Per rendersene conto, basta dare un’occhiata ai siti che precedono in classifica Wikipedia: Google, YouTube, Facebook, Baidu (il motore di ricerca cinese). Piattaforme possedute da colossi con fatturati da decine o centinaia di miliardi di dollari tallonati da una realtà che vive grazie alle donazioni degli utenti e al lavoro volontario di migliaia di persone.

“Con tutti i suoi problemi e i suoi difetti, Wikipedia è un grande bastione di resistenza, di apertura e collaborazione, racconta a Wired Andrea Zanni, fino al 2016 presidente di Wikimedia Italia. E aggiunge: “Il modello dell’open internet è qualcosa che non ha vinto nel nostro web, ma è comunque presente: da Creative Commons a Linux e tutte le altre modalità dell’open source nelle sue varie forme. Ed è un modello che ha dimostrato di funzionare molto bene: Wikipedia è una delle pochissime piattaforme a essere uscita indenne negli ultimi 5 anni a base di fake news.

Non solo: l’enciclopedia libera ha dimostrato, proprio nel passato recente, quale possa essere il suo valore sociale: “Nel 2014, quando scoppiò l’epidemia di Ebola, alcuni dei wikipediani legati al progetto Medicina scrissero una dozzina di voci molto approfondite sul tema; contattando poi l’associazione Traduttori senza Frontiere per farle tradurre in oltre 100 lingue”, racconta sempre Zanni. “Qualche tempo dopo, hanno scoperto che le loro voci erano le fonti d’informazione più visitate proprio nelle nazioni e nei luoghi in cui la popolazione era stata colpita da Ebola. È stata la dimostrazione di come una comunità come la nostra possa organizzarsi per fare qualcosa di molto serio, preciso e soprattutto utile.

I nodi
Ovviamente, nell’isola di Wikipedia non tutto va per il verso giusto. La Wu Ming Foundation, direttamente collegata al celebre gruppo autore di romanzi come Q e Manituana, ha più volte denunciato l’infiltrazione tra i collaboratori italiani dell’enciclopedia di esponenti dell’estrema destra, che tendono a modificare molte pagine storiche in ottica revisionista.

Così come, a livello mondiale, un’inchiesta del Washington Post ha messo in evidenza il numero crescente di bufale e teorie del complotto presenti sull’enciclopedia. “È vero, c’è una certa anarchia che può causare dei problemi”, spiega Andrea Zanni. E chiosa: “Nessuno della comunità può controllare tutto, è come se fosse una scuola autogestita grande come tutta Milano. È inevitabile che alcune sezioni risentano dell’influenza di una comunità con obiettivi particolari. Basta un gruppo ristretto e organizzato, concentrato su alcune voci particolari, e si possono causare parecchi danni,  soprattutto se le modifiche non sono così evidenti e quindi impiegano tempo per essere scoperte. In ogni caso, ci sono delle procedure interne alla comunità che portano al blocco e anche al ban di alcuni utenti”.

Zone d’ombra inevitabili, in una comunità che si basa solo ed esclusivamente sul lavoro volontario di un numero imprecisato di editor su cui grava la responsabilità di scrivere, correggere e verificare 45 milioni di voci in 280 lingue. Dare numeri precisi sulla comunità che lavora volontariamente per il sito, però, è una missione più complessa di quanto si potrebbe immaginare, visto che dipende dalla frequenza con cui operano e che il numero complessivo di editor è molto più ampio di quelli che lavorano con costanza all’enciclopedia.

Schermata 2019-01-14 alle 10.24.58

Gli autori
Fatta questa premessa, è lo stesso sito di Wikimedia Foundation (la no profit internazionale che si occupa di divulgare i valori delle cultura open source, portandoli anche nelle scuole o nelle biblioteche, e che lavora anche a progetti come Wikidata, Wikiquote, Wikisource e altri) a segnalare come la Wikipedia italiana possa contare su circa 40mila utenti attivi, che arrivano fino a 450mila nel caso della sezione in inglese dell’enciclopedia online. Un gruppo relativamente ampio (ma il numero di editor costantemente attivi è molto, molto più ristretto) a cui si devono le circa 366 milioni di modifiche avvenute nel 2018 e le circa 32 milioni di nuove pagine comparse nell’anno appena trascorso.

Un lavoro enorme, su base volontaria, gestito con un budget risicatissimo (circa 20/30 milioni di euro annui). E che, nonostante questo, è stato al centro di studi che hanno stimato l’accuratezza delle voci di Wikipedia al 99,5% e altri che (a partire già dal 2005) hanno dimostrato come l’affidabilità sia paragonabile a quella delle più note e prestigiose enciclopedie del mondo.

Stando così le cose, non sorprende che colossi del calibro di Facebook e YouTube abbiano deciso di affidarsi proprio a Wikipedia nel tentativo di sconfiggere l’epidemia di fake news e teorie del complotto che da anni affligge le due piattaforme. Nel caso di YouTube, per esempio, i video che mettono in discussione l’allunaggio possono venire corredati da un link alla pagina di Wikipedia sullo sbarco sulla Luna, in modo da offrire maggiori informazioni di contesto.

il-nuovo-tool-di-youtube-maxw-644

Sforzo volontario
Da un certo punto di vista, questo è uno dei maggiori riconoscimenti che Wikipedia può ottenere. Dall’altro, però, fa una certa impressione che una realtà volontaria sia sfruttata dai colossi della Silicon Valley per risolvere i problemi che, nonostante i loro budget stratosferici, continuano ad assediarli.

Sul tema si è espressa qualche mese fa, in un articolo su Wired Uk, Katherine Maher, direttore esecutivo della Wikimedia Foundation. “Siamo contenti di vedere che le compagnie tecnologiche riconoscano il valore creato dal modello volontario e non commerciale di Wikipedia. Dopotutto, la missione di Wikipedia è incentrata sul rendere possibile a chiunque imparare e condividere il suo sapere; e questo include anche smontare il nonsense che circola su internet”, ha scritto Maher. “Ma la conoscenza libera non è gratuita. Costruire Wikipedia richiede tempo, lavoro e risorse”.

“Se le aziende si affidano a Wikipedia per la conoscenza – e come bastione contro la cattiva informazione – crediamo che questa sia la loro l’occasione di essere generosi. (…) Crediamo di meritare un supporto commisurato da parte delle organizzazioni che ottengono valore finanziario grazie al nostro lavoro”. La richiesta di Katherine Maher è semplice: se Facebook, YouTube e altri si affidano a Wikipedia nel tentativo di sconfiggere i loro storici nemici (limitando in questo modo i conseguenti danni economici), non sarebbe il caso che contribuissero economicamente alla buona salute di Wikipedia e degli altri progetti open?

Dalle perplessità degli inizi, alla dimostrazione di poter sopravvivere a competitor come Encarta, fino a diventare il guardiano dell’informazione di qualità sfruttato dai più grandi colossi digitali del mondo. In questi anni Wikipedia ha fatto parecchia strada, pur trovandosi ad affrontare sfide che, nel 2001, non si potevano proprio prevedere e che potrebbero rappresentare un ostacolo anche in futuro.

“È il caso per esempio del mobile”, spiega Andrea Zanni:“Inevitabilmente, il passaggio allo smartphone favorisce una fruizione passiva dei contenuti online, a meno che non si tratti di mettere un like o un cuoricino. Penso che Wikipedia abbia sofferto questo passaggio, come ne sta soffrendo la parola scritta in generale. Il lavoro su Wikipedia è qualcosa che si fa al computer, usando la tastiera; è difficile pensare che qualcuno si metta a scrivere una voce enciclopedica o controllare una fonte attraverso lo smartphone”.

Il timore è che sempre meno lettori occasionali, esperti magari in qualche materia particolare, decidano di correggere gli errori individuati se stanno leggendo dal cellulare; con il rischio che, invece di contribuire al miglioramento dell’enciclopedia libera, si limitino a lamentarsi.

Il futuro, però, presenta anche delle opportunità. Zanni spiega che “già oggi vengono utilizzati dei bot che sono in grado di individuare i vandalismi; ma credo che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale diventerà ancora più importante: uno strumento che può aiutare la comunità a scrivere voci sempre più accurate”.

Vista la natura dell’enciclopedia, era però inevitabile che il futuro di Wikipedia venisse deciso in maniera collaborativa. È per questo che è nato il progetto Movimento Wikimedia 2017 che – attraverso una serie di cicli di discussione, incontri e altro – mira a individuare cosa dovrà essere Wikipedia (e non solo) entro il 2030, quando sarà diventata – secondo quanto affermato nella pagina del progetto – “l’infrastruttura essenziale nell’ecosistema della conoscenza libera”.

“In questo progetto è stata coinvolta tutta la comunità e tutte le sezioni nazionali di Wikimedia”, conclude Andrea Zanni. “È un lavoro enorme, che si svolge attraverso sondaggi, incontri e scambi di opinione; nel tentativo di capire come sarà il futuro. La risposta non la sa nessuno, ma la stanno costruendo assieme. E credo che questa sia la cosa più bella”.

The post 18 anni di Wikipedia Italia: perché è l’enciclopedia online è l’eccezione del web appeared first on Wired.