E se la sinistra, sull’esempio della Ocasio-Cortez, ripartisse dai videogiochi?

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La sinistra riparta dai videogiochi. Potrà sembrare una battuta come tante in questo momento di crisi delle ideologie e delle forze che si oppongono all’alt right, all’oppressione mascherata da populismo, a Trump e al sovranismo, ma a ben guardare non è una strategia così sbagliata.
Questo perché è indubbio che determinate forze politiche in questi anni siano state decisamente più brave nel capire come utilizzare i social network, YouTube e le dinamiche di comunicazione via internet per capitalizzare il malcontento generato da fenomeni migratori, crisi dei consumi e terrorismo. Personaggi come Steve O’Bannon o Milo Yiannopoulos hanno trasformato il dibattito in una sorta di grande test per capire fin dove ci si può spingere con affermazioni che una volta sarebbero state considerate sconvenienti, mentre la disintermediazione delle figure istituzionali ha trasformato le cariche dello stato in food blogger che postano in maniera compulsiva, alternando messaggi rassicuranti con minacce a chi sgarra per dimostrarsi come difensori del popolo ma anche “uno di noi”.

A tutto questo sommiamo una capillare opera di reclutamento in zone dove i messaggi più violenti e reazionari possono attecchire facilmente, soprattutto quando vengono veicolati insieme a contenuti completamente diversi. Il Gamergate è solo un esempio di come ideologie violente, reazionarie o apertamente neonaziste covare o venire alimentate all’interno delle comunità di videogiocatori.
Questo non perché essere un amante dei videogiochi ti collochi automaticamente nel novero di quelli disposti a marciare al passo dell’oca, ma perché è molto più facile influenzare il pensiero di un ragazzo molto giovane cercando di insinuarsi in un contesto di suo pari e questo può avvenire a scuola, durante una partita online o guardando un video YouTube. Se anche uno come PewDiePie si mette a flirtare con messaggi controversi (e viene ovviamente difeso a spada tratta da chi trae vantaggio da quei messaggi) allora capite che la situazione è seria. Ci sarebbe anche da discutere su quanto gli algoritmi abbiano favorito tutto questo, invece che frenare l’avanzata di commenti xenofobi, gruppi in cui coordinare campagne di bullismo online e shitstorm, ma sorvoliamo.

Forse la pensa così anche Alexandria Ocasio-Cortez, la deputata americana che in questo periodo sta applicando paradigmi comunicativi nuovi e differenti rispetto allo stile comunicativo del politico americano medio, ricorrendo a un gergo postmoderno fatto di citazioni di Alan Moore e meme storici come “All your base are belong to us”.

Fin dalla sua elezione la Ocasio-Cortez è diventata il centro di moltissime attenzioni, soprattutto da chi cerca di smontarne il carisma e banalizzarne i significati. Hanno commentato come si veste (cosa che raramente accade con i suoi colleghi maschi), hanno cercato di screditarla condividendo un video dove balla su un tetto e alcune stoccate sono arrivate anche dal fuoco amico (l’autosabotaggio evidentemente non è una moda solo della sinistra italiana) visto che Aaron Sorkin si è dichiarato entusiasta per questa nuova ondata di giovani democratici, ma ha intimato loro di “smettere di comportarsi da giovani”.

Per tutta risposta la Ocasio-Cortez ha fatto una comparsata durante una maratona streaming nata per raccogliere fondi a favore di un’associazione che offre assistenza a bambini transgender (visto? Non tutti i giocatori sono fascisti guerrafondai) per fare quattro chiacchiere e dichiarare il suo amore per il Nintendo 64. In passato aveva anche rivelato di essere una giocatrice di League of Legends. Durante la diretta è apparsa perfettamente a suo agio, per quanto la cosa fosse probabilmente concordata, perché la Ocasio-Cortez è una cosa che molti politici di sinistra oggi non sono: è giovane.

Non deve sforzarsi di sembrare in linea con il suo elettorato, gli viene naturale. Forse anche per questo capita di vederla in contesti meno istituzionali, ad esempio mentre cucina e risponde a domande sull’operato del governo o sfrutta i suoi social per mostrare il funzionamento della macchna politica. Insomma, fa quelle dirette streaming che una volta in Italia andavano di moda, mentre ora sono una vestigia del passato. “Comportarsi da giovani” potrà essere sbagliato in un contesto politico che prevede la serietà, ma così a occhio pare atteggiarsi da bambini che non vedono l’ora di vestirsi da poliziotto o adolescenti viziati che ordinano migliaia di hamburgers sta funzionando.

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Forse non basterà questo per ribaltare l’attuale asse politico mondiale, ma è indubbio che da qualche parte bisogna ripartire, senza cercare di imitare i propri avversari politici sullo stesso campo da gioco ma creando una nuova narrazione che sappia parlare anche attraverso linguaggi non convenzionali.

Quindi sì, la sinistra riparta da YouTube e dai videogiochi, scardini un modello comunicativo vecchio, lontano dal presente, che ricorda ancora Fassino con lo sguardo perso di fronte al PC, impari a integrare i giovani senza schiacciarli sotto il tallone di un gruppo di uomini che da anni parlano tra di loro convinti di essere gli unici in grado di salvare il mondo mentre là fuori c’è un sacco di gente che potrebbe avere idee migliori. E se proprio nel PD non sanno come fare le primarie, possono sempre risolverla con una partita di Fortnite, difficilmente andrà peggio di così.

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