Baywatch, ecco come si rimasterizza un vecchio telefilm

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Pronti a vedere la corsa al rallentatore di Pamela Anderson alias CJ Parker come non l’avete mai vista prima? O vedere Mitch Buchannon/David Hasselhoff salvare i malcapitati del mare in qualità senza precedenti? Se anche il vostro immaginario è stato segnato indelebilmente da Baywatch, durante la sua messa in onda originale dal 1989, ora avrete la possibilità di rivedere tutti gli episodi rinverditi grazie a una qualità dell’immagine in alta definizione. A proporre questa speciale versione remastered è Spike, canale 49 del digitale terrestre, che dal 21 gennaio ha iniziato a trasmettere le puntate storiche del tutto rielaborate.

Spiagge più dorate, cieli più intensi, succinti costumini rossi ancora più brillanti, ma anche colonna sonora completamente inedita per dare al tutto un gusto più contemporaneo. A occuparsene è stata la casa di produzione e distribuzione internazionale Fremantle, e proprio il direttore operativo della società, Bob McCourt, ha risposto alle nostre domande per spiegare come è nato il progetto e come si è sviluppato anche grazie ad avanzate tecnologie finora non disponibili.

Da dov’è nata l’idea di rimasterizzare Baywatch?

“Ci sono stati diversi progetti di farlo in passato fin da quando l’ultima stagione è andata in onda nel 2000, ma non vennero mai realizzati: con 11 stagioni e 244 episodi in tutto il costo di convertire in alta definizione sembrava troppo alto. Ma con il rinnovato interesse dopo il film del 2017 [il non fortunatissimo reboot con Dwayne Johnson, ndr] l’abbiamo ripreso in mano. Grazie agli avanzamenti tecnologici i costi si erano notevolmente abbassati e abbiamo così deciso di intervenire sulle prime 9 stagioni (199 episodi) a partire dalla pellicola originale 35mm. Abbiamo iniziato a febbraio 2018, con il lavoro distribuito su due studi, il Warner Brothers Post Production e gli Illuminate Studios”.

Quali sono gli aspetti su cui siete intervenuti e con quali tecnologie?

“Entrambi gli studi hanno utilizzato gli equipaggiamenti più raffinati per scannerizzare le pellicole, pulirle manualmente fotogramma dopo fotogramma e ricolorarle. Abbiamo anche modificato il formato da 4:3 a 16:9. Abbiamo poi sostituito le canzoni di 400 montaggi con della musica contemporanea scritta da giovani artisti, un progetto supervisionato da Cory Lerios, il produttore musicale della serie originale”.

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Avete lavorato anche con qualcuno coinvolto nella serie originale?

“Oltre a Lerios per le musiche, abbiamo lavorato a stretto contatto coi produttori di Baywatch, Greg Bonnan, Doug Schwartz e Michael Berk. Loro si sono dimostrati molto disponibili e hanno collaborato con gli studi di rimasterizzazione su tutto il lavoro. Conoscevano alla perfezione ogni singolo episodio e sono stati entusiasti di vederli trasformati in alta definizione”.

Qual è stata la sfida più difficile?

“Sicuramente recuperare tutto il girato. La serie ha ormai 30 anni e abbiamo dovuto cercare i 35mm originali per poterli convertire in Hd dalla fonte primaria. Abbiamo anche dovuto rivedere i doppiaggi di tutte le lingue in cui era stata tradotta per migliorare alcuni punti dove necessario”.

Non c’era il rischio che, passati 30 anni, una serie come Baywatch sembrasse anacronistica?

“Anche se è andata in onda negli anni Novanta non sembra invecchiata di un giorno. Essendo girata principalmente sulla spiaggia, gli attori sono quasi sempre in costume da bagno: abiti, acconciature e ambientazioni quindi corrono meno il rischio di apparire datati. E poi questo è sempre stato uno show per famiglie, in tanti ricordano di vederlo il sabato sera coi genitori. È ancora oggi un modo per evadere dal gelido inverno e immaginarsi in un posto sempre assolato”.

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Qualche altra serie culto che sarebbe interessante vedere di nuovo in qualità migliore?

“In questi anni sono stati diversi i titoli convertiti in Hd, come X-Files, Star Trek, 24 o Miami Vice. Noi guardiamo costantemente al nostro catalogo per trovare serie fantastiche di cui fare un revival anche qualitativo, ad esempio punterei molto sulla serie crime Homicide“.

Ma cosa muove secondo lei tutta questa nostalgia che caratterizza l’industria dell’intrattenimento negli ultimi anni?

“Credo che negli anni Novanta ci siano stati show incredibili, molto popolari e anche molto longevi come Friends, Will and Grace, Willy il principe di Bel Air. Si guardavano con facilità e molti di essi seguivano il modello della story of the week [una trama autoconclusiva in ogni episodio, ndr], così potevi assaggiarli volta per volta e non per forza seguire l’intera stagione come molti drammi seriali di oggi. Chissà, forse il rinnovato successo di queste serie ’90 porterà a un ritorno a quel formato lì”.

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