5 serie troppo belle per avere un remake

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1. Lost
2. Buffy l’ammazzavampiri
3. Sex and the City
4. The Wire
5. ER – Medici in prima linea

Remake, reboot, sequel, revival: Hollywood ha ideato, negli ultimi 20 anni, tutti i modi possibili e immaginabili per sfruttare senza rischi economici e senza troppa fatica il successo di film e serie affermate. Con le notizie dei ritorni di Gossip Girl, Beverly Hills 90210 di Party of Five – solo per citarne un paio – e la news che Sarah Michelle Gellar, iconica protagonista di Buffy l’ammazzavampiri non parteciperà alla nuova edizione, è inevitabile andare con la mente a quelle serie che mai e poi mai vorremmo vedere rifatte. I motivi? Perché una manciata di show sono stati tanto unici, quasi “sacri” da essere anche solamente toccati, perché le contingenze che hanno permesso a una determinata produzione televisiva (o cinematografica) di diventare epica non si possono ricreare, o perché il o i protagonisti sono, semplicemente, insostituibili. È capitato più di una volta – basti pensare a Heroes o Prison Break, che i produttori dei grandi Studios ritenessero di poter giocare sul sicuro puntando alla rivisitazione di titoli di richiamo, fallendo clamorosamente.

Ecco alcune delle serie che, secondo noi, sarebbe meglio non venissero “rifatte”.

1. Lost

Prima o poi JJ Abrams, che ai tempi della produzione dello show tra il 2004 e il 2010 delegò la gestione di quello che divenne uno dei più osannati cult televisivi di sempre, rimetterà mano alla serie incentrata sui sopravvissuti dell’Isola. Auspichiamo caldamente di no perché lo show, una commistione più unica che rara di dramma, azione, thriller, mistero, misticismo e… fortuna non potrà mai essere migliore o più seguito di quello che è stato. Il motivo è proprio quell’ultimo fattore, la fortuna. Jack, Locke, Sawyer, Linus e gli altri formavano un cast corale dove nessuno era, tutto sommato, tanto intoccabile da causare la fuga in massa degli spettatori in caso di dipartita; a essere intoccabile era la Dea bendata.

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Questa ha permesso – tra il diminuito interesse di Abrams e alcune idee partorite all’ultimo minuto – di creare le condizioni che hanno portato Lost a essere una serie senza precedenti, e l’hype della novità per qualcosa di mai visto in Tv è qualcosa che non si può replicare. Non solo, oggi a distanza di dieci anni il pubblico è più sgamato e difficilmente tollererebbe di essere gabbato – per quanto bonariamente – da autori che avevano promesso una storia intricatissima dove, alla fine, tutti i tasselli sarebbero andati a posto ma che, in realtà, non si aspettavano tale successo e a pianificare nei minimi dettagli non ci avevano proprio pensato.

2. Buffy l’ammazzavampiri

Joss Whedon è uno degli autori televisivi più rilevanti degli Usa, è difficile disputare su questa affermazione. Con Buffy l’ammazzavampiri ha rivoluzionato il piccolo schermo, sdoganando le protagoniste femminili toste e le tematiche forti in un contesto, quello delle serie teen, dove il confine tra comedy e drama era fluido e i toni erano abissalmente dark. Il cult ha ospitato uno degli episodi seminali della Storia della televisione, quel Un corpo freddo che, in una serie horror incentrati su mostri, vampiri e demoni come lo era Buffy, aveva avuto il coraggio e la potenza di mettere in scena l’orrore più grande, quella della quotidianità della morte, normale e devastante. Sopra tutto ha creato alcuni dei personaggi più iconici della serialità come l’eponima eroina, ex cheerleader vacua diventata paladina dell’umanità e Spike, vampiro punk alla Lost Boys e villain redento.

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I rispettivi interpreti Sarah Michelle Gellar e James Marsters sono diventati parti importanti della popculture e pertanto, volti insostituibili di una serie nata dalle ceneri di un filmetto Tv di scarso successo. Purtroppo, i vampiri non invecchiano ma Marsters sì, e non si può fare una serie di Buffy senza di lui: per fortuna il progetto di rivisitare la serie ha ancora dalla sua – dalla nostra  molto, molto tempo per naufragare.

3. Sex and the City

Siamo onesti, la stragrande maggioranza delle serie (e dei film, dei videogame, dei romanzi, dei comics e così via) può apparire intoccabile eppure, a esperimento fatto, la parte di pubblico irrimediabilmente offesa dal remake di uno show considerato di culto sarà esigua rispetto a quella che, magari dopo le iniziali resistenze, ha cominciato a seguire e apprezzare l’operazione. Basti pensare a McGyver o Arma letale, riesumati e adattati in serie di successo (e, nel caso di Lethal Weapon, remake della saga action di Richard Donner, miracolosamente in grado di trovare un sostituto degno di Mel Gibson come protagonista).

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Rifare un cult di proporzioni epiche come Sex and the City con personaggi (e relative interpreti) diversi sarebbe probabilmente possibile, come è probabile che gli autori potrebbero ricrearne le atmosfere patinate e i toni glamour. Quella che non può essere ricreata è l’audacia che ha contraddistinto la serie firmata Hbo. Il modo di parlare – e mostrare – il sesso di questa serie è rivoluzionario e gli emuli, anche quelli che hanno mostrato e detto di più non ne avevano la sconcertante, disarmante ed energica schiettezza. Oggi, la sorpresa, la vivacità e l’arditezza di Sex and the City non sono replicabili, tanto vale non provarci neanche.

4. The Wire

La serie Hbo prodotta tra 2002 e 2008 e considerata da buona parte della critica la migliore di sempre, per tipo di struttura antologica – ogni stagione si concentrava su un aspetto della corruzione della metropoli di Baltimora – si presterebbe facilmente a un rifacimento. Certo, difficile sostituire o riesumare, magari con altri attori, personaggi incisivi e tridimesionali come McNulty, Stringer od Omar interpretati da Dominic West, Idris Elba e Michael K Williams, ma il problema è un altro: è altamente improbabile che negli Stati Uniti ci siano condizioni ottimali – ribadiamo che un capolavoro si crea anche in virtù del contesto storico durante il quale si realizza. La critica feroce, lucida, illuminata e mai scontata (non è da tutti ammantare di eroismo un personaggio di villain come Omar) di The Wire non è compatibile con il clima opprimente, castrante e soffocante imposto dal governo trumpiano. Se mai volessimo dare una chance al remake di un cult di tali proporzioni, non sarà senz’altro adesso.

5. Er – Medici in prima linea

La serie indiscutibilmente più importante del panorama seriale per quanto riguarda il genere medico è andata in onda per quindici anni in Italia sui canali generalisti della Rai. Sono davvero in pochi a non averla vista e a non considerarla LA serie medical per eccellenza, alla faccia della showrunner di Grey’s Anatomy Shonda Rhimes che pensa basti superarne il numero di episodi per scipparne il primato. Er – Medici in prima linea è sopravvissuta ai rimescolamenti del cast, alla fuga di George Clooney, alla morte (finzionale) di uno dei personaggi televisivi (il Dr. Green, detto Ciccio) più amati della Storia del medium televisivo, e a stagioni decisamente più sottotono di altre.

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Non può e non potrà mai sopravvivere a un remake. L’appeal di questa serie è il risultato di un insieme di talmente tanti fattori – il periodo durante il quale è stato trasmesso, l’ampiezza del bacino di pubblico, la composizione del cast, la maestria con cui sono stati costruiti gli intrecci narrativi e così via – che pare impossibili ricrearli. Tanto che finora la maggior parte dei network ha tentato di emularla – non si contano i copycat, da The Night Shift a Three Rivers – che hanno tentato senza mai neanche avvicinarsi.

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