Sanremo 2019 e le donne definite sempre come mamme

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Aanna Tatangelo e Syria - Sanremo 2019Giunti alla quarta serata pensavamo che il peggio fosse passato. Abbiamo ormai capito che non possiamo aspettarci granché quest’anno dai siparietti comici e che le gaffe sono diventate le parti più interessanti delle serate, tra Virginia Raffaele che erroneamente saluta i Casamonica e Claudio Bisio che saluta agitando la mano Andrea Bocelli appena salito sul palco. E invece mancava ancora qualcosa a peggiorare un’edizione che a livello di scrittura e contenuti non può che essere considerata mediocre: la questione della genitorialità.

Claudio Bisio, proprio ieri sera, si era mostrato per certi versi all’avanguardia, portando in scena un monologo sull’essere padre tratto da Gli sdraiati di Michele Serra. Ben lontano, qualitativamente ed emozionalmente dai monologhi che lo scorso anno Favino ha interpretato al Festival, l’unico pregio di Bisio stava nell’aver affrontato un tema spesso dimenticato: esistono i padri, esiste la paternità. Non ci sono solo mamme da esaltare e da salutare a casa, ma anche padri che amano allo stesso modo i propri figli. Sembrerebbe un concetto scontato, eppure nella tv italiana non esiste quasi l’idea del padre, importante e degno di essere ricordato esattamente come le madri.

Ecco con questo monologo, seppur non brillante, comunque Bisio si era conquistato il suo posto in paradiso, già solo per avere portato un tema nuovo all’Ariston. Peccato che poi abbia rovinato tutto cadendo nel solito triste cliché.

È infatti Bisio stesso a dover presentare il duetto di Anna Tatangelo e Syria. Ecco, come ha introdotto le due cantanti? “Cresciute ed entrambe mamme”. Una presentazione che non è passata inosservata neanche sui social.

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Le reazioni sui social per la presentazione di Anna Tatangelo e Syria

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Sia chiaro, il problema non è certo che Anna Tatangelo e Syria siano mamme, la questione è un’altra: tra tutti i modi possibili di qualificare la loro carriera professionale, perché invece è stata sottolineata la loro maternità? Ieri sera, sul palco dell’Ariston, si sono esibiti ben 24 cantanti, tra cui molti padri, eppure nessuno ha accolto gli artisti uomini definendoli “papà”.

Anche il superospite della serata, Luciano Ligabue, è padre, eppure nessuno si sognerebbe di presentarlo dicendo “Diamo il benvenuto al rocker e papà Luciano Ligabue”.

È mai possibile che nel 2019 alle donne venga appuntata una sorta di spilletta di merito per la maternità raggiunta, mentre, quando si tratta degli uomini, la paternità è un aspetto personale che non rientra nei meriti professionali di un artista? Se ci troviamo in questa situazione, significa che siamo ancora ben lontani da quella tanto auspicata parità tra i sessi: da un lato ci sono le mamme e dall’altro i professionisti, quelli seri, quelli per i quali è giusto ricordare la carriera e non certo il fatto che si sporchino le mani cambiando i pannolini.

Anna Tatangelo e Syria, oltre a essere mamme, sono delle professioniste esattamente come tutti gli altri uomini, papà e non, in gara. Magari l’anno prossimo, cerchiamo di andare oltre alla solita questione di pappe e pannolini ed impariamo ad accettare che una donna può essere una professionista ed ha diritto ad essere trattata nello stesso modo e con lo stesso rispetto con cui vengono trattati i colleghi uomini.

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