Le fake news, tra informazione errata e verità di comodo

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(Immagine: GDJ/pixabay)

di Walter Quattrociocchi,
professore associato
all’università Ca’ Foscari Venezia

La discussione sull’effetto di internet sulla società è ancora in una fase iniziale. Si fa ancora la distinzione netta tra news e fake news. E si fa fatica ad inquadrare il problema in una cornice più ampia perdendo così pezzi importanti di un paesaggio ampio e complesso, composto da molteplici elementi. Inoltre, il dibattito sul tema è forte perché il tema è sentito e scottante. Se ne parla tanto anche sui social e la discussione lì ne eredita i tratti primari di semplificazione e polarizzazione.

La semplificazione si ritrova sin dalle etichette con cui si identificano gruppi di differenti narrazioni sui social e non solo: terrapiattisti, complottisti, analfabeti funzionali. Siamo in una fase di corsa all’etichetta facile, all’hashtag sulle persone, che di solito ha l’intento di ridicolizzare l’altro.
Mentre la complessità dei temi in agenda di discussione pubblica rimane sempre la stessa (anzi forse in alcuni casi aumenta), il mezzo di comunicazione e le dinamiche di fruizione non sembrano giovarne.
Si è creata una voragine nel processo di fruizione delle informazioni e in quel vuoto ci si infila di tutto.

Una buona sintesi dello stato delle cose nell’ambito dell’informazione nelle piattaforme digitali italiane è il nuovo rapporto dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) a cui ho partecipato. Nel rapporto si nota una crescita della quantità dei contenuti, ma non della loro qualità. Anzi, si nota che le difficoltà di monetizzazione dei contenuti e l’abbassamento degli investimenti nell’informazione abbiano danneggiato la qualità e l’accuratezza delle informazioni che potrebbero essere tra i motivi della sfiducia verso il sistema informativo tradizionale.

Nonostante gli sforzi e le varie iniziative sia di fact-checking che di comunicazione le fake news continuano ad aumentare. Hanno raggiunto il loro picco massimo durante le elezioni del marzo 2018. Il 57% della produzione di contenuti fake tratta argomenti di politica e cronaca, mentre circa il 20% si concentra su tematiche scientifiche. Tematiche che, si nota nel rapporto,  presentano un forte impatto emotivo e che possono essere divisive e polarizzanti. La viralizzazione del contenuto fake è resa possibile dalle modalità di consumo informativo sulle piattaforme online, che, specie per le tematiche individuate come oggetto di disinformazione, avviene nell’ambito di comunità chiuse e distinte: le echo chamber. Ovvero, gli utenti, pertanto, tendono a selezionare le informazioni che sono coerenti con il proprio sistema di credenze, formando gruppi polarizzati di persone con idee simili su narrazioni condivise, in cui le informazioni discordanti vengono ignorate.

Aumento dei contenuti a disposizione, facilità di accesso, ma poca qualità.
Tutto il processo avviene senza mediazioni di sorta. Con il crescere dell’offerta, ma non della qualità, la popolarità la fanno i like. Ma popolarità non sempre significa qualità. Non si ha vita facile in un’epoca in cui si confondono i like con la persuasione reale.

Un esempio: l’immagine di Instagram che quest’anno ha ricevuto più Like è la foto di un uovo con la seguente introduzione: Realizziamo insieme il record del mondo e otteniamo il post di Instagram con più Like. Battendo l’attuale record del mondo detenuto da Kylie Jenner (18 milioni di Like)#LikeTheEgg #EggSoldiers #EggGang.

Il post lo scorso 20 gennaio ha superato i 49 milioni di like.
C’è un mare di informazione tessuta e raccontata sotto narrazioni differenti.
Questo fenomeno è pervasivo e non ha risparmiato neanche la comunicazione scientifica.

In generale, divulgare, quindi comunicare la scienza, non è facile. Lo è ancora meno in un simile contesto, sebbene esista la sensazione diffusa del contrario grazie alle possibilità che offre la rete e, in particolare i social, di relazionarsi senza mediazioni con i propri interlocutori. Il discorso scientifico infatti si intesse di complessità, margini di incertezza che non rendono la questione facilmente traducibile.

Gli studi sul consumo di informazioni nell’epoca digitale vanno avanti velocemente 1,2 e a fatica si agganciano in maniera proficua al dibattito che è sempre più confuso e si impoverisce.

Ci siamo occupati delle dinamiche sociali online, del contagio sociale, della selezione delle informazioni in un contesto social. Lo abbiamo fatto applicando metodi della fisica per cercare di limitare al minimo le speculazione e cercando di far emergere i risultati dalle analisi dei dati. È  un tipo di ricerca difficile, soprattutto perché più le cose si complicano più c’è bisogno di nuovi metodi in un momento in cui si dice che  il 50% degli esperimenti di psicologia sociale non sono replicabili.

Il ragionamento alla base del nostro lavoro  è semplice, parrebbe che se esposti ad una determinata narrazione si tenda ad acquisire i contenuti per coerenza con quella, senza badare alla veridicità dell’informazione. All’inizio decidiamo di prendere Facebook e concentrarci su due narrazioni molto diverse. Prendiamo tutti i post di divulgazione scientifica e quelli di natura alternativa (alternative facts).

Il primo riscontro è una polarizzazione netta. Gli utenti si distribuiscono sulle due narrazioni in maniera non sovrapposta. Le due narrazioni sembrano mutualmente esclusive. Il risultato è talmente netto che ci sembra abbiamo rifatto i conti più volte prima di arrenderci all’evidenza.  Guardando alla correlazione tra numero di like su post appartenenti ad una narrazione e al numero di amici che fa la stessa cosa troviamo una forte regolarità.

Questa informazione ci dice che più si è attivi sui post di una data narrazione più alto è il numero di amici virtuali che fa la stessa identica cosa 3, 4.
Questo determina una struttura a cluster (tribù) 5  in cui l’esposizione ad altre narrazioni risulta fortemente limitata, al punto che siamo in grado di dare un limite asintotico alla dimensione di una cascata informativa, ovvero siamo in grado di predire con buona approssimazione il numero di persone potenzialmente coinvolte in processo virale.

Il pattern è chiaro, netto, limpido, ma forse le narrazioni che abbiamo scelto sono troppo contrapposte (anche se in Italia gran parte del dibattito si erige esattamente così). Allora ci siamo messi a studiare il consumo di informazioni sulle testate giornalistiche generaliste6 , dove argomenti e toni sono (o dovrebbero essere) mediamente meno estremizzati e più pacati, per verificare anche la dinamica fosse meno polarizzata.

Prendiamo un dataset di 376 milioni di utenti su 6 anni di interazione con testate giornalistiche. Anche qui la polarizzazione è il pattern dominante.
Queste stesse dinamiche si ritrovano anche su altri social network. Abbiamo analizzato anche il consumo degli stessi video su Facebook a Youtube e troviamo la stessa identica polarizzazione7
.  Twitter non fa eccezione 8 .
Internet, che secondo molti speculativi, avrebbe dato vita all’intelligenza collettiva ha creato invece la torre di babele. Segregati in tribù, più si è attivi, più ci si segrega9.

Perché? L’ipotesi è che l’accesso disintermediato alle fonti di informazione permetta di trovare la narrativa che ci piace di più, fatta su misura per noi, e più frequentiamo le pagine della narrativa scelta più mi circondo di persone a me simili.

Tra simili rinforziamo la narrazione andando a caccia e discutendo di informazioni affini al credo condiviso. Ignoro informazioni a contrasto. A questo punto non importa importa più che l’info sia vera, accurata, verosimile.

Il problema quindi non sono le fake news, ma l’effetto echo chamber, la segregazioni in tribù. L’abbattimento delle barriere fisiche e la velocità di entrare in connessione ci hanno spinti a credere in un nuovo Rinascimento; la new economy e le sue magnifiche sorti e progressive si sono invece ridotte a una bolla di sapone e il villaggio globale ha fatto un po’ la fine della Torre di Babele.

Il tutto si è risolto in un insieme di circoli separati in cui ci si incontra fra simili che parlano la stessa lingua ma che non escono dall’ecosistema che si sono creati. Infatti, da quando la rete ha offerto la possibilità di differenziare le proprie scelte, attingendo a fonti e a mondi inesauribili, abbiamo paradossalmente riscoperto una nuova dimensione umana della piazza, del clan, della comunità di appartenenza. Il gruppo ci rassicura e ci protegge.

Questo sembra essere un meccanismo ricorrente, lo abbiamo ritrovato nella brexit, nelle elezioni, nel dibattito sui vaccini.

C’è molto lavoro da fare e ci sono ancora tante cose da capire e studiare. La soluzione ancora non è chiara. Sicuramente dobbiamo abbracciare il cambiamento che c’è stato ed adeguare la comunicazione ad esso.
Qui a Ca’Foscari stiamo partendo con un progetto europeo insieme alla Science Gallery di Dublino (e altri partner) per misurare l’impatto della comunicazione della scienza su temi molto caldi come i vaccini o l’intelligenza artificiale.


Note

1
Cota, W., Ferreira, S. C., Pastor-Satorras, R., & Starnini, M. (2019). Quantifying echo chamber effects in information spreading over political communication networks. arXiv preprint arXiv:1901.03688.

2
Bovet, A., & Makse, H. A. (2019). Influence of fake news in Twitter during the 2016 US presidential election. Nature communications, 10(1), 7.

3
Del Vicario, M., Bessi, A., Zollo, F., Petroni, F., Scala, A., Caldarelli, G., … & Quattrociocchi, W. (2016). The spreading of misinformation online. Proceedings of the National Academy of Sciences, 113(3), 554-559.

4
Quattrociocchi, W., Scala, A., & Sunstein, C. R. (2016). Echo chambers on Facebook.

5
Zollo, F., Bessi, A., Del Vicario, M., Scala, A., Caldarelli, G., Shekhtman, L., … & Quattrociocchi, W. (2017). Debunking in a world of tribes. PloS one, 12(7), e0181821.

6
Schmidt, A. L., Zollo, F., Del Vicario, M., Bessi, A., Scala, A., Caldarelli, G., … & Quattrociocchi, W. (2017). Anatomy of news consumption on Facebook. Proceedings of the National Academy of Sciences, 114(12), 3035-3039.

7
Bessi, A., Zollo, F., Del Vicario, M., Puliga, M., Scala, A., Caldarelli, G., … & Quattrociocchi, W. (2016). Users polarization on Facebook and Youtube. PloS one, 11(8), e0159641.

8
Del Vicario, M., Gaito, S., Quattrociocchi, W., Zignani, M., & Zollo, F. (2017, October). News Consumption during the Italian Referendum: A Cross-Platform Analysis on Facebook and Twitter. In Data Science and Advanced Analytics (DSAA), 2017 IEEE International Conference on (pp. 648-657). IEEE.

9
Quattrociocchi, W. (2017). Inside the echo chamber. Scientific American, 316(4), 60-63.

 

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