Nest, Google si è scordata di dirci di averci messo un microfono in casa

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Nest Guard di Google

Che succede se vi dicessero che il vostro frullatore ha un microfono o la tv dove vi ritrovate la sera con tutta la famiglia ha una telecamera? In un mondo in cui hackerare un oggetto riesce facile anche a un dodicenne quanto vi sentireste sicuri nel solo scoprire che esistono anche se non in funzione? E quanto resterebbe invariata la fiducia che riponete nell’azienda che vi ha venduto quel prodotto tenendovi all’oscuro?

Questo è quello che si stanno chiedendo i clienti che negli Stati Uniti hanno scoperto che il loro Nest Secure, il sistema intelligente per la sicurezza casalinga, conteneva un microfono mai dichiarato in fase d’acquisto. Nest Secure è un prodotto di Nest, l’azienda di prodotti di domotica comprata da Google cinque anni per 3,2 miliardi di dollari. Nest Secure si compone di diversi strumenti, dei rilevatori di movimento, altri che verificano se le finestre vengono aperte e poi il Nest Guard, che molto assomiglia al Google Home nella forma, e che contiene un tastierino per l’inserimento del codice di sicurezza oltre che un altoparlante che informa sui minuti restanti prima dell’attivazione dell’allarme.

Il dubbio è emerso gli scorsi giorni dopo che a inizio mese Google aveva annunciato che col prossimo aggiornamento il proprio Nest Guard sarebbe diventato come un Google Home, l’assistente intelligente che con Alexa di Amazon si contende il grosso del mercato attuale. Nel post Google informava che gli utenti avrebbero ricevuto una mail con le istruzioni per attivare il microfono e usare Google Assistant. Allorché gli utenti hanno realizzato di aver comprato un apparecchio con un microfono che non era stato mai dichiarato neanche nelle specifiche tecniche. Andando sul sito di Nest infatti a cercare le specifiche del prodotto, nella versione del 14 gennaio non compare il microfono che invece appare nella versione di oggi.

Inutile la pezza dell’azienda che ha detto che il microfono fu inserito avendo Google Assitant in mente, che non era stato mai utilizzato fino a quel momento e che comunque si poteva scegliere se abilitarlo o meno.

Come evidenziato anche da Matteo Flora, in gioco c’è la fiducia dei clienti verso l’azienda. Per quanto possa essere accattivante vivere in una casa sempre più intelligente, smart, dove tutto viene comandato vocalmente o addirittura è la casa stessa che anticipa i nostri bisogni, nel momento in cui connettiamo qualcosa a internet apriamo anche una porta all’estraneo.

Se c’è una cosa che non cala infatti ogni anno in Italia e nel mondo è proprio il numero di attacchi informatici. Che si tratti di un monopattino che accelera senza il nostro controllo o del dispositivo Chromecast con cui guardate le serie dallo smartphone alla tv di casa il pericolo sarà sempre maggiore. Se non si vuole essere estremi come in Russia (cioè disconnettendosi da internet), sono necessarie due cose: essere consapevoli dei rischi e dunque limitarli con password forti, e sapere cosa si sta comprando.
Sapere se un oggetto ha un microfono o una telecamera è di fondamentale importanza per la gestione del rischio. Per quanto infatti ci possa fidare dell’azienda che lo vende non esiste al mondo un software sicuro al 100%, trattandosi solamente di una questione di tempo e denaro a disposizione prima della possibilità di hackerarlo. Ipotizziamo che grazie al microfono sia possibile sbloccare un allarme usando la registrazione vocale carpita in precedenza dal proprietario di casa.

Avendo minato la fiducia nei loro prodotti ora è difficile non chiedersi se altri dispositivi nascondano sorprese analoghe. È quello che ci ha detto Marco Pierani, Direttore Public Affairs & Media di Euroconsumers, gruppo di organizzazioni di consumatori europee di cui fa parte Altroconsumo: “questo caso desta la nostra preoccupazione, è infatti fuori di dubbio che, ai sensi della legislazione vigente nelle nostre giurisdizioni un prodotto non deve assolutamente poter essere messo sul mercato con una sorta di microfono segreto, indipendentemente dal fatto che il device sia abilitato o meno. Ora, considerato che questo prodotto non ci risulta ancora in vendita in Europa chiediamo con urgenza a Google di chiarire”.

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