Domani è un altro giorno, una commedia riuscita sul senso dell’amicizia

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Dentro un remake di un film straniero c’è l’anima del paese che lo ha adottato. Nei piccoli o grandi cambiamenti operati si inserisce lo spirito di una nazione, la sua maniera di affrontare le situazioni e la sua maniera di commuoversi o ridere. Domani è un altro giorno è il remake di Truman, film uscito nel 2015 anche da noi, in cui due amici passano alcuni giorni insieme sapendo fin dall’inizio che uno dei due sta morendo. Un cancro terminale è la causa e la decisione di non curarsi rende il processo più rapido e introduce un’aria da ultimi giorni.

Nella produzione spagnolo-argentina tutto partiva dal cane, Truman, che dà il titolo al film. In quella italiana, nonostante il cane ci sia (qui chiamato Pato, in onore del fratello di Falcao), tutto parte da uno sguardo verso il domani, come dice sempre il titolo. Lì il cane era un pretesto, il simbolo della loro amicizia, ciò che li tiene insieme, per noi invece la maniera in cui viene affrontata questa malattia, la filosofia che c’è dietro e lo spirito mostrato nell’avversità sono quel che conta di più. È perfettamente in linea con la nostra tradizione cinematografica, nella quale i personaggi misurano la propria grandezza proprio nella maniera in cui affrontano un destino ineluttabile e ingiusto.

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Marco Giallini è l’attore, seduttore, gigione e scapolone (con figlio e moglie separata) a cui è diagnosticata la malattia terminale; Valerio Mastandrea è l’amico stretto che da diversi anni vive lontano, in Canada, e che torna per stare qualche giorno con lui. Vivranno in simbiosi una specie di vacanza di qualche giorno. La forza del film è esattamente questa: non far accadere niente se non piccoli eventi, il cane da portare dal veterinario, un viaggio per andare a trovare il figlio, un pranzo in un ristorante in cui incontrano un vecchio collega e poco altro. Sono giorni, molli, noiosi eppure frenetici e sentimentalmente potentissimi, animati dalle conversazioni e dal senso del tempo che sta scadendo tra due amici che non hanno più niente da dirsi eppure potrebbero parlare per ore.

Rispetto all’originale la versione italiana ha un certo piacere nella situazione emotiva. I piccoli momenti in cui i due amici si confrontano con la morte che arriva (come quando vanno in un negozio di bare) spingono l’acceleratore sul comico e quindi drammatico, non disdegnano il tenero e chiamano la lacrima con un po’ più di intenzione e decisione rispetto all’originale. Il film di Cesc Gay (in cui i protagonisti erano due attori ugualmente giganteschi del panorama latino, Ricardo Darin e Javier Camara) non si compiaceva nel raccontare qualcosa di sottilmente emotivo ma anzi stava molto in disparte, timoroso di una commozione, voglioso di tenere un’impossibile compostezza. Ed era parte del suo fascino.

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Domani è un altro giorno rimane un film riuscito che manipola molto bene questa sceneggiatura a prova di bomba, e lo fa grazie alla scelta di due attori che capiscono subito il segreto della storia: nulla di clamoroso accadrà ma saranno giorni bellissimi. Come ragazzi senza un lavoro questi due quasi cinquantenni vagano per Roma in primavera (con un Colosseo costantemente sullo sfondo a ricordare dove siamo, come non bastasse l’accento mai nascosto) e proprio nella tranquillità del loro interagire, nell’incredibile affiatamento, nella compatibilità e nella capacità di capirsi sta il film. È una delle più belle affermazioni dei meccanismi dell’amicizia al maschile, la capacità di capirsi e intendersi sentimentalmente non con le parole ma con le azioni.

Davanti a questo volentieri si perdona al film una certa goffaggine nel distendere la trama nelle prime scene o nello spiegare i presupposti della storia (chi è chi, cosa fa, in che rapporto è con gli altri). Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo (due terzi del trio che ha creato e animato Boris – La serie) scrivono un copione che inizialmente fa dichiarare ai personaggi la propria identità e il proprio ruolo, non esattamente una trovata raffinata ma anzi sfacciata e pigra, ma per il resto dimostrano di conoscere bene gli interpreti e di saper scrivere le loro interazioni e dosare la loro partecipazione al dramma in maniera impeccabile.

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