After Life: Ricky Gervais affronta il lutto nella black comedy di Netflix

0
175
Questo post è stato pubblicato da this site

Negli ultimi mesi si sono, sorprendentemente, susseguite una manciata di serie che hanno come tema principale la morte e il lutto. After Life, serie britannica disponibile sulla piattaforma digitale di Netflix dall’8 marzo, debutta dopo altri show incentrati su questo argomento come la feroce Kidding con Jim Carrey, l’impietosa Sorry for Your Loss con Elizabeth Olsen e la surreale Forever con i comici del Saturday Night Live Fred Armisen e Maya Rudolph. Dietro ad After Life c’è Ricky Gervais, creatore, sceneggiatore, regista e interprete protagonista di questa dark comedy incentrata su Tony, vedovo e reporter di un giornale di provincia per il quale cura una rubrica su casi bizzarri. La serie si focalizza sulla quotidianità di quest’uomo pingue, depresso, cinico e incattivito dal dolore, che sfoga su chiunque gli capiti a tiro.

after 2

Dalle occasionali toccate a fughe in ufficio, dove il cognato, suo capo, cerca di invogliarlo a lavorare affiancandogli una giovane ed entusiasta nuova leva, alle lunghe soste al cimitero per trovare la moglie morta, passando per gli incontri fortuiti con sconosciuti e conoscenti, la vita di Tony è un morboso e sterile ciclo e riciclo di situazioni che alimentano la sua insofferenza e il suo senso dell’umorismo nerissimo e schietto. L’esistenza di Tony consiste nel trascinarsi pigramente fuori dal letto, dare da mangiare al cane, visitare la moglie al camposanto dove aver guardato e riguardato i video che lei gli ha lasciato amorevolmente prima di morire per aiutarlo a superare la sua dipartita, andare a trovare il padre con l’Alzheimer all’ospizio, intervistare uno dei numerosi concittadini che riporta storie ridicole per quindici minuti di gloria sul quotidiano locale e andare a caccia di droghe leggere con cui stordirsi.

after 3

Lentamente, nonostante l’immobilità della routine e gli sforzi di Tony per lasciarsi divorare dal dolore e farsi odiare da tutti, il suo atteggiamento cambia, e si intravede una flebile luce in fondo al tunnel: in questa lenta peristalsi del lutto lo show di Gervais dà il suo meglio. Puntuale e realistico, il percorso del suo personaggio risulta familiare quel tanto per spingere lo spettatore a un senso di comprensione verso quello che è l’ultimo di una lunga sfilza di antieroi abbrutiti protagonisti del piccolo schermo. Intorno a lui satellita una piccola comunità composita: dal cognato permissivo e paziente al collega mediocre e insicuro, passando dall’ottimista nuova arrivata in redazione e alla insopportabile veterana. Fuori dall’ufficio, Tony si imbatte frequentemente in un tossico che condivide con lui il dolore per la morte dell’amata, in una prostituta buona, nell’infermiera del padre, nel distratto psichiatra di Tony e nella vedova il cui marito è vicino di bara della moglie.

Afterlife-Netflix-Season-1-4

Tutti questi interpreti sono quello che in inglese viene definito “foil”, personaggi che esistono in funzione del protagonista per fare da cartina tornasole dei suoi umori e assecondarne il percorso verso il superamento del lutto. A partire dal drogato Julian, tassello fondamentale per la riabilitazione di Tony. Ed è proprio a causa sua che la serie perde l’incanto: la presenza di questo poveraccio, autenticamente disperato e letteralmente lasciato senza nulla per cui vivere dopo la morte della compagna, fa da contraltare all’altro vedovo. Tony è un uomo bianco di mezz’età benestante, circondato da cari che si prendono cura di lui e sopportano i suoi eccessi, con un lavoro che fa svogliatamente e malissimo e comunque non gli viene tolto e che… sul lutto ci marcia.

Tony non ha altri crucci nella vita se non la perdita – seppure devastante – della compagna bella, spigliata e vitale che per 25 anni si è presa cura di lui. Può concedersi il lusso di crogiolarsi nella disperazione tutto il giorno. Chi ricorda Gervais nei panni dell’odioso capetto David Brent di The Office (in After Life c’è anche Ashley Jensen sia nel cast di The Office che in quelli di Extras, altro show di Gervais), sa quanto questi ami i personaggi odiosi e poco digeribili, tanto che non è chiaro se questi sia consapevole – e quanto – del fatto che la sua ultima creazione sia, sotto la superficie, molto più negativo di quanto appaia, di quanto la sua ironia e il suo stato civile non bastino a farne il perno di una serie di cui è il punto di riferimento assoluto. Il confronto con Julian, risucchiato da una disperazione senza ritorno e usato da Tony per liberarsi dei propri (poco credibili) istinti suicidi, getta una luce sinistra sul personaggio che dovrebbe accompagnarci nei meandri di un tema delicato, ma di cui non vogliamo fidarci.

The post After Life: Ricky Gervais affronta il lutto nella black comedy di Netflix appeared first on Wired.