5 assurdi miti greci che potrebbero finire in una serie tv

0
15
Questo post è stato pubblicato da this site
Come iniziò il mondo
Amori e nascite folli
La vendetta delle dee
Dentro e fuori l’Oltretomba
La nascita degli oggetti

Fin dai tempi di Hercules e Xena, ma ancora prima dai temi dell’indimenticato cartone animato Pollon, la mitologia greca ha sempre suscitato parecchio fascino sugli autori del piccolo schermo. Soprattutto ha fornito numerosi spunti narrativi, dato il vastissimo calderone di storie e leggende da cui attingere. Non sorprende dunque l’ultimo annuncio di Netflix che produrrà Gods & Heroes, un nuovo anime ispirato appunto ai miti dell’antica Grecia, realizzato dai creatori di Castlevania: negli otto episodi un figlio illegittimo del re degli dei Zeus deve salvare l’umanità (ma anche l’Olimpo stesso) dalle forze malvagie di una dea vendicativa.

Aspettiamoci dunque diversi riferimenti alle vicende leggendarie studiate sui banchi di scuola. Qui di seguito alcuni suggerimenti su alcuni dei miti più bizzarri che, si può crederci o meno, nella culla della civiltà antica davano tranquillamente per assodati.

1. Come iniziò il mondo

Peter Paul Rubens, La caduta dei Titani (1637-38)
Peter Paul Rubens, La caduta dei Titani (1637-38)

La cosmogonia, ovvero i miti della formazione del mondo, sono fra i più avvincenti e ovviamente quelli fondativi di qualsiasi mitologia. Anche quella greca non fa eccezione: in principio, secondo la versione più diffusa, era solo il Caos, un incommensurabile vuoto cosmico. Da esso sgorgano spontaneamente Gea, la terra, ed Eros, l’amore: spinta da quest’ultimo la Dea madre genera Urano, il cielo, e – in quello che è il primo incesto registrato nella storia – si unisce con esso per generare i dodici Titani (forze incontrollate che dominano la Terra), i Ciclopi e i Centimani.

Seguono complicazioni degne delle più efferate delle telenovele: in una sanguinosa lotta famigliare, i figli del titano Crono, guidati dall’ultimogenito Zeus, sconfiggono i loro vecchi parenti, non prima di essere ingoiati e vomitati dal padre (Crono sarà pure evirato da Zeus e dai suoi genitali caduti in mare nascerà Afrodite, dea della bellezza). Se tutto questo vi sembra già piuttosto anomalo ancora non avete sentito la versione pelasgica della nascita del creato: dalla Notte sorge la dea danzatrice Eurinome che, volteggiando nel vuoto, crea un Vento primordiale e lo plasma poi nella forma del serpente Ofione, si unisce con lui e infine, in forma di colomba, depone un Uovo cosmico dalla cui schiusura emerge il mondo. Cose che manco in David Lynch.

2. Amori e nascite folli

Tiziano, Danae riceve la pioggia d'oro (1560-65)
Tiziano, Danae riceve la pioggia d’oro (1560-65)

Un’idea brillante per una serie antologica, coi dovuti accorgimenti, sarebbe quella dedicata ai grandi amori di Zeus, che coprono gran parte dei miti più scanzonati. Divenuto re dell’Olimpo, il dio dei fulmini sposa la sorella maggiore Era, nume del cielo e del matrimonio, ma le sarà per sempre infedele, unendosi sia con altre divinità sia con numerose mortali. Una caratteristica della passionalità spesso brutale del sovrano divino era quella di cercare a tutti i costi di unirsi con le donne su cui metteva gli occhi a costo di trasformarsi in entità apparentemente innocue: divenne un toro per possedere Europa, un cigno per unirsi a Leda, persino una pioggia d’oro per concupire Danae.

Un consiglio agli sceneggiatori che adatteranno queste storie: è fondamentale modificarle per inserire il consenso delle donne stesso, visto che i miti molto spesso rendevano conto di unioni coercitive. Interessanti sono anche alcune nascite che derivano dagli amori (e dagli umori) di Zeus: il dio del vino Dioniso, ad esempio, nacque dalla coscia di quest’ultimo dopo che Zeus stesso ne aveva incenerito la madre Semele, che aveva osato chiedere di vederlo in tutta la sua potenza; anche Atena nasce – armata di tutto punto – da un’altre parte del suo corpo, la testa, dopo che lui ne aveva ingoiato la madre Meti (perché una profezia voleva che i figli di questa dea della prudenza fossero più forti del padre).

3. La vendetta delle dee

Tiziano, Diana e Atteone (1556-59)
Tiziano, Diana e Atteone (1556-59)

Se Zeus incarna il modello più violento e prepotente del patriarcato olimpico, le divinità femminili antiche sapevano difendersi a loro modo. La moglie Era è spesso raffigurata come una delle dee più vendicative dell’Olimpo: è nota per punire in modo violento le amanti del divino marito (trasformando ad esempio Callisto e il figlio in due orsi, divenuti poi le costellazioni dell’Orsa maggiore e minore, o perseguitando Alcmena e il figlio Eracle). Ma anche per vendette mortali: fu lei a condannare Narciso a innamorarsi del suo riflesso e a morirne, dopo che il bellissimo giovane aveva rifiutato con sdegno la ninfa Eco, tramutatasi per il dolore in un fenomeno uditivo trasportato dal vento.

Altre dee non erano meno irascibili. La dea della caccia Artemide era celebre per il suo ferreo voto di verginità: scoperto che il mortale Atteone aveva scorto la dea che faceva il bagno nuda con le sue ninfee, lo punì trasformandolo in un cervo e facendolo sbranare dai suoi cani; sorte analoga toccò a Orione, colpevole di aver insidiato le Pleiadi, cui sguinzagliò contro uno scorpione (anche in cielo la costellazione dello Scorpione è all’eterno inseguimento di quella di Orione). Anche la saggia e posata Atena ebbe i suoi scatti d’ira: quando la fanciulla Aracne si vantò di tessere meglio della dea (che aveva inventato lei stessa il telaio) la condannò a tessere per sempre trasformandola per sempre. Tutto materiale perfetto per un bel drama la femminile.

4. Dentro e fuori dall’Oltretomba

Gian Lorenzo Bernini, Il ratto di Proserpina (1621-22)
Gian Lorenzo Bernini, Il ratto di Proserpina (1621-22)

Per i Greci c’era una separazione molto netta fra il mondo dei vivi e quello dei morti, destinati poi a vagare nell’ombra per sempre senza ricordo della loro esistenza precedente. Eppure sia gli dei che gli uomini passavano spesso da un mondo all’altro: una delle dodici fatiche di Eracle fu quella di recuperare il magico unguento di Persefone, rapita lei stessa dal dio dell’Oltretomba Ade e poi costretta a rimanere nell’Aldilà sei mesi all’anno con grande scorno della madre Demetra, che s’inventò per ripicca l’inverno. Grazie alla sua cetra incantatrice, anche il disperato Orfeo riuscì a oltrepassare il cane a tre teste Cerbero e a ottenere di riportare in vita l’amata Euridice, anche se si volta a guardarla poco prima di tornare alla luce condannandola per sempre all’oblio.

Molto interessanti sono anche le pene spesso comminate ai mortali che si macchiano di crimini efferati o di offese agli dei. Colpevole di aver offerto alle divinità un banchetto cucinato con le carni dei suoi stessi figli, Tantalo fu punito venendo legato a un albero con dei frutti troppo lontani per essere raggiunti, sopra a uno specchio d’acqua anch’esso troppo lontano, impossibilitato dunque a soddisfare la sua fame e la sua sete implacabili. Sisifo, invece, reo di avere più volte ingannato gli dei e la stessa Morte, fu condannato a spingere un masso su per un pendio e a vederlo immancabilmente riscivolare giù ogni volta raggiunta la cima.

5. La nascita degli oggetti

Pierre-Narcisse Guérin, Apollo e Mercurio (XIX sec.)
Pierre-Narcisse Guérin, Apollo e Mercurio (XIX sec.)

Per gli amanti delle produzioni televisive factual, i miti greci si prestano anche a una docuserie molto più pragmatica: avendo queste storie mitiche il compito di spiegare l’origine di qualsiasi cosa esistesse nel mondo, si occupavano infatti anche della nascita degli oggetti, che ovviamente spesso avevano le genesi più bizzarre. Com’è nata la lira, strumento prediletto degli antichi Greci? Ma dall’ingegno del giovanissimo Ermes, infatti, che da vero dio dei ladri rubò il bestiame sacro del dio Apollo; dagli intestini di alcuni animali e da un guscio di tartaruga il giovane e astuto dio creò la lira che donò come strumento sacro al fratellastro per farsi perdonare del furto.

Anche lo strumento tipico del dio-capro Pan ha origine mitica: per sfuggire alle sue avance, la ninfa Siringa si rifugia in una canneto pregando gli dei di trasformarsi in canna pure lei; esaudito il suo desiderio, da lei si sente uscire una melodia lamentosa, per cui il satiro la lavora fino a trasformarla in quello che diverrà il flauto di Pan. Ordinaria amministrazione se si pensa che da un singolo vaso, quello di Pandora, sono usciti tutti i mali del mondo.

The post 5 assurdi miti greci che potrebbero finire in una serie tv appeared first on Wired.