Captain Marvel e la psicologia dei supereroi

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L’origine del personaggio della Marvel Comics più discusso del momento risale alla fine degli anni Sessanta, con Captain Marvel, o Mar-Vell, che però aveva una caratteristica molto diversa dalla ben più nota contemporanea supereroina: era un maschio. Ms. Marvel nasce infatti nel 1977 come una sorta di ibrido tra un umano e un extraterrestre (Kree), per poi arrivare alla più nota Captain Marvel nel 2012, personaggio a cui dobbiamo l’uscita nel 2019 dell’omonimo film nelle sale cinematografiche italiane.

Ogni eroe ha però una sua storia, dal suo creatore al suo ruolo all’interno dell’universo fantastico in cui è collocato ma, più importante ancora, ogni supereroe ha una sua psicologia. Non è certo un caso che il film è uscito negli Usa l’8 marzo, festa della donne. Carol Danvers ha come tratto caratteristico proprio quello di essere femmina, una sorta di Wonder Woman della Marvel. Non è un caso nemmeno che i personaggi principali di quasi tutto il film sono donne.

È in effetti il primo film Marvel a essere dedicato interamente a un personaggio femminile (salvo il meno noto Elektra del 2005, spin-off di Daredevil). La sua stessa nascita come eroina avviene negli anni Settanta, proprio in concomitanza con la forte crescita del movimento femminista americano.

Un personaggio che fa della sua abilità di evolvere il suo punto di forza: Danvers nel momento di massimo potere è capace di sviluppare un’energia paragonabile a quella dei cosiddetti buchi bianchi (fenomeno ipotizzato dalla scienza in contrapposizione ai buchi neri). Ma non è tutto: Captain Marvel è capace di resistere a qualsiasi veleno o tossina, un po’ come dire che niente può abbattere la Ddonna Marvel, una sorta di motore dell’universo, capace persino – nei panni di Binary – di controllare la gravità e le forze elettromagnetiche.

Un’eroina quindi, che più che supereroe sembra divina, si avvicina all’onnipotenza ma allo stesso tempo rappresenta anche tutto il lato debole della natura umana, l’inevitabilità dell’errore e del senso di colpa. Nei fumetti, infatti, Danvers diventa anche una madre di un figlio non desiderato, frutto di una violenza del figlio stesso: un po’ contorto da spiegare per chi non è appassionato dei comics Marvel, ma sicuramente è almeno da sapere che questa eroina ha affrontato anche un rapimento e, di fatto, un abuso sessuale. Altro aspetto degno di attenzione psicologica è il crollo che Danvers ha durante un combattimento nei fumetti assieme ai Vendicatori, avvenuto il giorno della festa del papà, durante il quale l’eroina sarà presa da ricordi legati a suo padre. Un passato come questo la porta a una pietosa caduta nell’alcolismo dal quale riuscirà a risorgere soltanto grazie all’aiuto di Tony Stark, che conosce fin troppo bene il potere dell’alcol sui rimorsi e sui ricordi.

Non spoilereremo oltre in questo articolo per chi volesse approfondire la storia di Capitan Marvel nel film: sono tuttavia i continui ricordi che emergono dal passato nella mente di Danvers che fanno evolvere la trama del film; ricordi che la perseguitano e che la opprimono cosi come le figure maschili della sua vita, dai suoi compagni d’addestramento, ai suoi superiori e persino da suo padre, tutte figure che hanno una serie di rigide aspettative su di lei. Il film è una grande metafora per il movimento femminista, i poteri di Carol inizialmente vengono limitati sia fisicamente che psicologicamente, fino a quando riesce finalmente a esprimersi sotto ogni aspetto e si ribella a tutti coloro che l’hanno limitata. Non è certo un caso che una delle battute finali della Danvers sia proprio “io non ti devo dimostrare niente”.

Dobbiamo infine considerare che gran parte dei principali supereroi (sia Marvel, sia Dc) nascono da un travagliato percorso che spesso li caratterizza e li segna psicologicamente. Pensiamo all’evoluzione del disturbo post-traumatico da stress che porta il Bruce Wayne a diventare Batman con la sua enorme empatia e moralità; Tony Stark che di fatto diventa un eroe quando affronta i suoi sensi di colpa per via di un’industria basata sulla guerra e che evolve ancora solo a seguito del superamento degli attacchi di panico ben descritti in Iron Man 3; o, infine, Daredevil, che fa della sua forza il suo punto di debolezza: la sua mente infatti amplifica i suoi sensi per compensare la sua cecità.

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