Le sfide della Rai al tempo del digitale

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Pezzi di ricambio stampati in 3D, per consentire ai vecchi apparati di leggere supporti ormai obsoleti, e l’adozione di metodologie biometriche per rilevare il gradimento degli utenti rispetto a interfacce rinnovate o in fase di studio per le app da smart tv. Anche in casa Rai, le sfide sul fronte innovazioni non mancano e il debutto della Milano Digital Week ha rappresentato l’occasione per raccontarle in un incontro dal titolo Rai e l’intelligenza urbana. Ospitato nel Centro di produzione tv Rai di Milano, il racconto dell’evoluzione della comunicazione nella più grande azienda culturale del Paese, tra passato e futuro, è stato tramesso anche in live streaming sul sito di Rai Cultura.

Il rapporto con Milano fa parte della storia della Rai, e se un tempo il Centro di produzione ospitava fiero un innovativo studio di fonologia, oggi nel capoluogo lombardo c’è la struttura di Data management e insight
che mira a fare la differenza nel comparto digitale. La mole di dati a disposizione è cambiata negli anni e se non è mutato il modo in cui si fa prodotto, è certamente cambiato quello in cui lo si distribuisce al pubblico che a sua volta reagisce alla transizione, ormai in corso da tempo, da una Rai broadcaster palinsestocentrico a una media company, in cui l’utente è a centro dei servizi.

I numeri evidenziati da Antonella Di Lazzaro, deputy director digital dell’azienda, confermano che, tra le diverse traiettorie di innovazione,quella relativa alla fruizione di contenuti grazie al portale multimediale Rai Play, è tra quelle più radicate nell’immaginario del pubblico. Nel 2018 sono stati visualizzati, mensilmente, oltre 134 milioni di video, in netta crescita rispetto ai 31 milioni di video visti al mese del 2015 (quando il portale era ancora sotto la denominazione di Rai.tv). Dall’introduzione del login invece oltre 8 milioni di utenti hanno optato per la registrazione, abbracciando quindi una logica da piattaforma personalizzata, dove ognuno guarda quello che vuole a seconda dei bisogni e dei device disponibili, grazie anche a una search rinnovata e a funzioni di personalizzazione e raccomandazione dei contenuti che tengono conto anche dei gusti e delle pregresse scelte.

Un tempo, insomma, l’utente Rai guardava le reti nella scatola: ora, soprattutto il pubblico più giovane e avvezzo alla tecnologia, sa che può trovare i contenuti sulle piattaforme proprietarie, sul canale ufficiale su Youtube e anche i portali possono regalare soddisfazioni. A breve, come annunciato ieri, sarà lanciato il nuovo sito di Rai Cultura, che ospiterà la programmazione lineare, l’archivio delle teche Rai e soprattutto prodotti tagliati appositamente per il nuovo hub online.

Ma non solo di fidelizzazione sulle piattaforme proprietarie vive la Rai. C’è il tema della valorizzazione della realtà aumentata, sperimentata soprattutto nell’intrattenimento e sempre più utile per integrare informazioni in tempo reale; la via al 4K sul canale sperimentale gestito dalla Rai in collaborazione con Eutelsat; e molte le chance da cogliere per sondare nuove vie e collocare lo spettatore, grazie alla tecnologia, sempre più vicino all’evento. Una posizione di privilegio quella del servizio pubblico, dopotutto: alcuni eventi, come la prima della Scala, sono un banco di prova per sperimentare innovazioni (ad esempio telecamere che vanno più in profondità per avvicinare la scena al pubblico) o per permettere ad altri utenti, che si collegano dall’estero, di fare affidamento sulla tecnologia del servizio pubblico.

La digitalizzazione aiuta a sostenere un certo bifrontismo, tipico di aziende che devono guardare avanti come impone la mission ma sempre trascinandosi nel presente il glorioso passato. Il riferimento va alla digitalizzazione del materiale d’archivio, possibile grazie a uno sterminato numero di supporti fisici radiotelevisivi. Ma non manca qualche criticità, a suo modo esplicativa delle transizioni tecnologiche: usciti dalla produzione o dal mercato, gli apparati in grado di leggere i supporti non sono più in circolo e bisogna ovviare per leggerli correttamente. Meglio mantenere in vita i propri, ricorrendo, come raccontato da Giorgio Balocco, responsabile programmazione digitale Rai Teche, a moderni scanner e stampanti 3D, per stampare i pezzi di ricambio o ingegnare soluzioni per andare a sbobinare il tape di una particolare tipologia di supporto. L’obiettivo è battere il tempo perché più si allarga lo iato temporale più complesso sarà operare.

E se con il digitale, infine, cambiano le strategie di contenuto e distribuzioni, tanta enfasi ricade anche nel ripensare l’organizzazione: come sottolineato infatti dal direttore del Cptv di Milano, Enrico Motta, ogni scelta compiuta influisce su numerosi aspetti e ha ricadute più pesanti. Anche in Rai, la digitalizzazione finisce per creare due poli: da un lato, dipendenti di lungo corso che perdono punti di riferimento; dall’altra nuovi professionisti si fanno spazio in azienda, portatori di competenze che però possono essere addirittura in anticipo sui tempi. Bisogna, insomma, accompagnare, educare, formare, sempre all’insegna del mantra passpartout secondo cui la digitalizzazione non è “nemico da combattere ma amico da gestire”.

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