Cara Rita Pavone, oggi è Greta il vero Gianburrasca

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Cattivisti e buonisti: proviamo a dare una definizione.
Se il buonista è quello che vede il bello dove regna il brutto, cattivista è invece chi scava per trovare il marcio anche in mezzo alle cose migliori.
Non è del tutto chiaro chi siano i buonisti, in Italia: è un’etichetta che nessuno vuole perché rende spregevole il solo fatto di essere buoni, altruisti e lungimiranti. È molto semplice, invece, individuare i cattivisti: sono quelli che portano con orgoglio la bandiera dell’insulto, dell’accusa, della malignità.
E, tra i campionissimi di cattivismo all’italiana, oggi troviamo lei: Rita Pavone.
Dall’alto dei suoi 73 anni, dopo aver attaccato i Pearl Jam, questa volta la cantante ha rivolto i suoi strali contro Greta Thunberg: la giovane attivista svedese che ha saputo, a soli 16 anni, trovare la chiave giusta per rendere finalmente centrale il tema della crisi climatica: “Quella bimba con le treccine mi mette a disagio – ha detto – sembra un personaggio da film horror”.

rita pavone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Travolta dalle polemiche, la cantante ha poi dovuto scusarsi, dicendo di non aver saputo che la giovane attivista fosse portatrice di sindrome di Asperger.
Ma il fatto che Greta sia autistica è – e deve essere -completamente irrilevante al fine di valutare il suo impegno e la sua forza.
Altrettanto, il tema della disabilità di Greta risulta irrilevante, nel giudicare il tweet della Pavone.
Il punto centrale, infatti, è la scelta – della Pavone come di tutti gli altri cattivisti all’italiana – di attaccare attraverso una questione irrilevante (l’estetica, ad esempio ) tutti quelli che hanno il coraggio di immaginare un mondo migliore.
Tutti quelli, insomma, che osano esprimere un’opinione assumendosene la responsabilità. Tutti quelli che si muovono, all’interno di un mondo che appare paralizzato.

Le vittime dei cattivisti sono sempre quelle persone che, con la loro fatica e il loro impegno, schiaffano in faccia una profonda verità a chi non si alza dalla poltrona: che pensare solo a sé stessi, e al proprio oggi, non è un obbligo, ma una scelta. La scelta della strada più comoda e più codarda.
Se il tweet di Rita Pavone ha un merito, è quello di permetterci di parlare ancora una volta del coraggio di una ragazzina di sedici anni.
E degli occhi di Greta, che sembrano essere gli unici ad avere già visto il futuro che stiamo costruendo per la sua generazione, e per tutte quelle che verranno. Ma Rita Pavone – e molti altri come lei – preferisce sghignazzare invece che ascoltare, ed è strano per una donna di spettacolo come lei che ha portato sullo schermo il personaggio memorabile di un libro, quel Gianburrasca che fa dell’anticonformismo e della voglia di spezzare le regole, la sua ragion d’essere.

È vero: Greta Thunberg è inquietante, ma nel senso più profondo del termine, il suo sguardo ci rende inquieti, perché ci ricorda quello a cui stiamo andando incontro, e al destino che stiamo disegnando per i nostri figli.
Il film horror, invece, è quello di cui siamo tutti registi: chi tra noi nega la verità, chi si autoassolve, chi pensa che alla fine le cose si risolveranno da sole, per miracolo, e senza andare ad intaccare i nostri status quo.

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