Le leggende metropolitane sui tatuaggi

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Studio di tatuaggi (foto: Adrianna Calvo / EyeEm)

Il ministero della Salute ha pubblicato, a partire dal 21 marzo, una serie di allarmi consumatori: pericolo chimico-cancerogeno o chimico-allergogeno relativo a nove pigmenti per tatuaggi. Contestualmente è scattato il ritiro e il divieto di vendita e utilizzo. L’attenzione mediatica, con i primi articoli usciti il 26 marzo, è stata probabilmente dovuta all’apparente concentrazione degli allarmi sul sito e all’intervento delle associazioni per i consumatori. Ma basta andare un po’ indietro nel tempo, nella sezione dedicata sul sito del ministero, per accorgersi che lo scorso gennaio e nel dicembre del 2018 la stessa sorte aveva colpito diversi altri pigmenti per tatuaggi, senza alcun clamore sulla stampa.

Più che dell’emergenza descritta (ora) dai giornali, fin qui si tratta del lavoro ordinario di tutela dei consumatori. I Nas hanno analizzato i pigmenti, made in Usa, non li hanno trovati conformi alle normative europee che applichiamo anche ai tatuaggi, e questo ha fatto scattare gli allarmi. Un’occasione ghiotta per titoli usare espressioni come pigmenti killer, ma che in questo caso sono un po’ fuori fuoco. Dalle reazioni ai coloranti alle infezioni, i tatuaggi però non sono a rischio zero, sia per gli effetti a breve che a lungo termine. Inoltre, nonostante le nostre regole siano molto più stringenti di quelle americane, in Europa non esiste ancora una legislazione condivisa per i tatuaggi e il trucco permanente, complicando la valutazione e gestione dei rischi. Ma se esistono dei rischi veri, quando si parla di tatuaggi sono molto più diffuse le leggende metropolitane.

Tatuaggi alla droga

Oggi sono mainstream, ma qualche decennio fa la parola tatuaggio era sufficiente a far sbiancare un genitore. Aggiungete la droga, e ci sono tutti gli ingredienti per un bel panico di massa. Dalla fine degli anni ’80 fino a metà degli anni ’90 si è diffusa in mezzo mondo la leggenda metropolitana dei tatuaggi Blue star. Secondo le voci erano tatuaggi trasferibili con le immagini di personaggi dei fumetti, in tutto simili a quelli in voga tra i bimbi, ma una volta applicati rilasciavano droga. Lsd per la precisione, a volte con contorno di stricnina, ritenuta a torto un residuo della produzione dell’acido. Spaventoso, e totalmente senza senso. L’unico legame con la realtà è che le dosi di Lsd possono essere distribuite su carta assorbente da ingerire, e la carta può essere variamente decorata anche con personaggi di fantasia. Nessuno, invece, ha mai spacciato acido ai bambini sotto forma di tatuaggi o figurine.

Ma la leggenda, che negli Stati Uniti esisteva almeno dagli anni ’70, arrivò anche in Italia. Il mezzo di propagazione tra i genitori preoccupati erano volantini fotocopiati, si parla per questo di xerox-lore, ma come fa notare lo storico Cesare Bermani nei suoi libri furono i media a fare proprio il panico, se pure in assenza di qualunque prova o plausibilità. Per rendersene conto basta fare una ricerca negli archivi storici dei più importanti quotidiani, e ammirare il giornalismo cartaceo fare del proprio meglio a montare il terrore quando ancora non si parlava delle temibili fake news del web.

Qualcuno pensi ai bambini

Se si parla di bimbi, forse più terrorizzante di un tatuaggio alla droga ma trasferibile è un tatuaggio permanente. Un punto debole che alcuni artisti della bufala hanno saputo sfruttare. Come spiega The Museum of Hoaxes bastava far credere, con un sito internet o poco più, che esistessero studi di tatuaggi specializzati nel decorare giovanissimi. In questo modo sono andati a segno almeno un paio di pesci d’aprile organizzati da stazioni radio negli Usa. Nel 2014 invece un’artista inglese è riuscita a far parlare di sé con una falsa pubblicità esposta su una vetrina. Annunciava la prossima apertura di My first tattoo, il primo studio di tatuaggi per bambini in Gran Bretagna. L’installazione, venduta dall’artista come esperimento sociologico, sarebbe servita a far pensare quanto crescono in fretta i bambini. Oltre a questi esempi abbiamo le immagini e i video di neonati tatuati, o in procinto di essere tatuati, che diventano virali nonostante fortunatamente siano quasi sempre bufale. Famosa è la storia immortale di una certa Franny Trokerns (sic) madre di Albany arrestata per aver tatuato il figlio di 9 mesi. Come ha spiegato Pagella politica la bufala circola anche in Italia dal 2012 e non ha alcun riscontro, la foto che accompagna i pezzi è in realtà è un bambolotto realizzato da un artista, non coinvolto nella bufala. Questo non esclude che anche quando si tratta di tatuaggi possano esistere genitori particolarmente irresponsabili, ma a tornare periodicamente sulle bacheche sarà sempre l’immaginaria madre snaturata Franny.

Tatuaggi e sconti

Nel 1994 la trasmissione All things considered di Npr annunciò che alcuni grandi marchi avrebbero offerto uno sconto a vita ai teenagers pronti a farsi tatuare il logo dell’azienda. Gli adolescenti, si diceva, avrebbero aderito entusiasticamente all’idea. La notizia era un pesce d’aprile, e negli anni successivi sono spuntate simili bufale. Per esempio Snopes ha smontato la voce secondo cui le catene di ristoranti offrirebbero pasti gratis a chi si tatua il loro logo. Questi scenari però sono degni di Humans of late capitalism, e infatti la realtà oggi non è troppo lontana dalla leggenda. Se un tatuaggio di McDonald non vi regalerà automaticamente hamburger gratis, possono esistere campagne limitate nel tempo che premiano realmente i clienti disposti a trasformarsi in pubblicità ambulanti. L’ultimo esempio risale all’autunno scorso, quando la catena di pizzerie Domino ha offerto pizze gratis a vita a chi si sarebbe fatto tatuare in bella vista il logo. L’adesione alla campagna è stata oltre le aspettative e ha costretto la multinazionale a interrompere anzitempo la promozione.

Lost in translation

I tatuaggi sono un’arte antica che ha una forte tradizione in diversi paesi, ma cosa succede quando diventano un fenomeno di massa? Magari qualcuno vuole assolutamente dei simboli appartenenti a una lingua e cultura diversa da quella con cui è familiare. Assieme al tatuatore sceglie il suo esotico tatuaggio, convinto che abbia un significato preciso e profondo, ma poi scopre che quella scritta vuole dire tutt’altro. Queste leggende, come tutte quelle sulla traduzione, sono molto divertenti e non è un caso che siano usate anche nella comicità. Di certo non è tecnicamente impossibile trovarsi con un tatuaggio sbagliato per questi motivi. La cantante Ariana Grande per esempio ha scoperto che il suo Seven rings scritto in ideogrammi, anche se letteralmente corretto, poteva essere interpretato anche come piccola griglia da barbeque giapponese. Nelle leggende invece, come spiega Jan Brunvand in Encyclopedia of urban legends tipicamente ci ritrova tatuati con portate da ristorante cinese o specialità arabe. Anche questo però, nonostante le colorite leggende con indeterminati protagonisti, può succedere nella realtà. Oggi, grazie ai social media, tutto il mondo può ridere degli stupidi tatuaggi degli occidentali.

 

 

Il pesce tatuato

I tatuaggi ci incuriosiscono anche quando non sono sull’uomo. Nel 2017 ha fatto il giro del mondo la bufala del pesce tatuato. Una foto mostrava un marlin, pescato nelle Filippine, con una livrea che sembrava decorata da un artista. La foto era assolutamente autentica, e il pesce tatuato rimbalzò sui social media scatenando ogni genere di teorie, dall’esperimento genetico agli alieni. Colorare artificialmente un pesce vivo è possibile con diverse tecniche, ma non a quel livello di dettaglio. Cosa era successo? La spiegazione della foto, per quanto spettacolare, era del tutto prosaica. Come spiega Query, quando il marlin era stato pescato aveva un aspetto normalissimo, e a parte le solite testate nessuno aveva mai affermato il contrario. Un pescatore, per proteggere la livrea della sua cattura, ci aveva semplicemente appoggiato sopra una maglietta. Stingendo, il colore era stato trasferito al pesce e lì è rimasto una volta rimossa la maglietta. Tutto questo naturalmente era già noto e facilmente reperibile prima che i giornali gridassero al mistero…

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