Sul tram nel centro di Milano per immaginare la città del futuro

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Evento collaterale alla Milano Design week, è giunto quest’anno alla terza edizione TramWay to the future. Un’iniziativa voluta dalla società di progettazione integrata Progetto Cmr. Su un tram che parte da piazza Castello a Milano si discute del futuro delle città e delle città del futuro. Un evento che quest’anno, per la prima volta, ha visto la collaborazione di Wired.

Iniziativa inaugurata con un incontro dal titolo Utopie urbane, durante la quale si è ragionato di come saranno le città del futuro. “Oggi stiamo vivendo tre grandi cambiamenti. C’è quello climatico, c’è la rivoluzione digitale e poi c’è un’evoluzione demografica che porterà il 70% delle persone a vivere nelle città”, l’analisi di Davide Albertini Petroni, Managing director di Risanamento spa e presidente di Urban Land Institute Italia. Se a questo si aggiunge che in un contesto come quello lombardo “la legge ha posto un freno al consumo di suolo, dobbiamo iniziare a ragionare in termini di demolizione e ricostruzione”.

Certo, “occorre demolire il vecchio e conservare lo storico”, ha puntualizzato l’architetto Massimo Roj, amministratore delegato di Progetto CMR. E pianificare interventi che tengano conto del fatto che “le città del futuro sono multicentriche, autosufficienti, dotate di tutti i servizi al proprio interno ed interconnesse tra loro”. Una pianificazione strategica che compete alla mano pubblica, mentre il privato deve essere in grado di “analizzare i trends futuri”.

Appunto, il futuro. “Pensare alle città di domani significa rispondere a domande future. Occorre identificare degli obiettivi di sostenibilità di lungo periodo”, il pensiero di Gabriele Grea, Senior research fellow Green Center for Geography, resources, environment, energy and networks dell’università Bocconi. Pensando ad esempio che le nuove forme di mobilità “riducono fino al 30% l’utilizzo dell’auto privata”. E che questo impone di ripensare il ruolo degli spazi oggi adibiti a parcheggio.

Un cambiamento che Milano vivrà attraverso il recupero degli scali ferroviari dismessi. “Questo progetto riporta al centro il tema dell’equità. Non si tratta solo di intervenire sul costruito, ma anche di intervenire sulla mobilità”, ha sottolineato il Chief resilience officer e direttore del progetto Città resilienti del comune di Milano Piero Pellizzaro. Il riferimento alla Circle line, percorso verde che unirà tutti gli scali. “Rendere la città più lenta significa anche renderla più equa”.

Dedicato alla figura di Leonardo come architetto e primo designer il secondo degli appuntamenti di TramWay to the future. “Da questo punto di vista il principale insegnamento che ci ha lasciato da Vinci è senza dubbio la curiosità”, ha sottolineato l’architetto Giovanni Giacobone, presidente di Sportium. Mentre secondo Massimo Temporelli, fisico, scrittore, storico della tecnologia e fondatore del primo Fablab di Milano, la più grande eredità leonardesca è rappresentata “dal suo pensiero innovativo e dalla sua capacità di visione laterale”.

Le città digitalmente modificate sono state invece il tema del terzo appuntamento. Oggi nelle città “la nuova lotta di classe riguarda la gestione del proprio tempo”. Ne è convinto Stefano Venturi, presidente e amministratore delegato di Hewlett Packard Enterprise Italia e vicepresidente di Assolombarda. Il tema è quello della mobilità: “l’obiettivo deve essere da un lato quello di far muovere le persone più velocemente, dall’altro quello di farle muovere meno”.

Non a caso, ha aggiunto Massimo Roj, “la smart city deve essere anche una liveable city, una realtà nella quale si vive meglio”. Per questo, in fase di pianificazione “è determinante porre l’uomo al centro”. Certo, la sfida non è semplice. Tanto più che “il mondo si sta urbanizzando in forme che non conosciamo”, ha sottolineato Luca Ballarini, Founder & Creative director di Studio Bellissimo e ideatore del progetto Torinostratosferica. Appunto un festival nel quale chiunque può proporre la propria idea di città, dando libero sfogo alle utopie. “L’immaginazione è il valore numero uno nella creazione di una città”.

Anche in questo caso rimane, di fondo, una tematica sociale. “Occorre capire quali siano i bisogni e come la tecnologia possa portare dei benefici”, ha sottolineato Monica Bernardi, assegnista di ricerca in Urban studies al dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell’università Bicocca. “L’infrastruttura tecnologica permette di rispondere meglio ai bisogni”, ha aggiunto, “ma se vivo in un quartiere meraviglioso ma non ho accesso a ciò che mi viene offerto resto escluso. Non c’è innovazione tecnologica senza innovazione sociale”.

Tema del quarto ed ultimo incontro le architetture intelligenti. Ovvero il ruolo che le intelligenze artificiali possono avere nella progettazione e l’impatto dell’utilizzo dei dati nella pianificazione urbana. Gli algoritmi rendono intanto più semplice la progettazione. “Contribuiscono a velocizzare il nostro lavoro”, ha spiegato Alberto Bruno, responsabile R&D di Progetto Cmr. Non solo: “l’intelligenza artificiale aiuta a promuovere stili di vista sostenibili, con centraline che gestiscono al meglio i consumi”.

E appunto la sostenibilità è uno dei campi nei quali l’intelligenza artificiale può trovare maggiore applicazione. “Le banche sono disposte ad erogare mutui a tassi agevolati a chi acquista una casa per ristrutturarla migliorandone la classe energetica”, l’esempio citato da Alessandro Lodigiani, segretario del Chapter Lombardia di Green Building Council Italia. Prodotti finanziari che saranno sul mercato “nel giro di sei o otto mesi” e che hanno bisogno dei dati legati ai consumi “per quantificare le agevolazioni”.

I dati possono avere un impatto anche in fase di pianificazione urbanistica. La sentiment analysis sui social network “consente di misurare le esigenze di un quartiere rispetto a determinati temi. Può far emergere dei problemi ed aiutare a comprendere se siano stati risolti dopo un intervento”, ha sottolineato Stefano Iacus, professore di Statistica e direttore del master del Data science Laboratory dell’università degli studi di Milano, nonché co-fondatore di Voices from the blogs.

Certamente le smart cities dovranno essere abitate da smart people. Un concetto, quest’ultimo, che “non ha nulla a che fare con la tecnologia, né con l’intelligenza dei singoli”, ha spiegato Matteo Mazzeri, Tuleap evangelist e ckatalyzen co-founder. Il tema, ha proseguito, “ha più a che fare con uno stato dello spirito che permette di entrare in questa visione che richiede un cambiamento continuo, apertura mentale e capacità di collaborare”. Requisiti minimi per essere cittadini delle città del futuro.

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