I mandaloriani: perché era ora che avessero più spazio in Star Wars

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Dalla Star Wars Celebration arrivano le prime immagini di The Mandalorian e l’unica cosa che posso dire è “finalmente!”, perché il potenziale ancora inespresso da questi colleghi di Boba Fett era veramente tanto. Ma di cosa stiamo parlando? Un fan di quelli duri e puri, gente che respira al ritmo di Darth Vader, potrebbe tranquillamente dirvi che la parola “mandaloriano” fa capolino per la prima volta dentro The Empire Strikes Back Sketchbook un libro ricco di riferimenti iconografici, bozzetti e schizzi preparatori per il secondo film della saga, accanto a una prima versione di Boba Fett.

Boba Fett è uno dei grandi paradossi di Star Wars: pochissimo tempo sullo schermo, grandissimo impatto sul pubblico, uno schema diventato poi una sorta di easter egg della saga, in cui si annunciano temibili e misteriosi personaggi, tipo Phasma, per poi farli finire male.

Il debutto ufficiale di Fett è nel discutibile (per non dire peggio) speciale natalizio di Star Wars del 1978, da cui è tratto anche il fucile che potete vedere in The Mandalorian, ma quello ufficioso fu una parata della fiera della Contea di Sant’Anselmo, paesino americano che all’epoca era la sede della Lucasfilm.
Fino a quel momento il personaggio aveva attraversato numerosi cambiamenti, originariamente il costume era bianco, avrebbe dovuto essere una donna e madre di Luke e Leila o Darth Vader, finché Lucas non si innamorò dell’idea di un jedi caduto.
All’epoca George Lucas pensò che sarebbe stata una grande idea prestare qualche costume alla manifestazione locale, tanto per capire tastare un po’ il polso al pubblico. Nessuno nel pubblico sapeva chi fosse questo personaggio, ma tutti volevano un autografo o farsi una foto con lui.

C’è qualcosa di inspiegabilmente carismatico e affascinante nelle armature mandaloriane: ricordano un elmo da cavaliere, donano al personaggio un certo mistero, sono piene di gadget e da molti anni sappiamo che sono utilizzate dai commando più tosti della galassia. Sono come le cappe per i jedi, identificano personaggi con cui non vuoi avere problemi.
I mandaloriani sono stati per anni ai margini del grande racconto di Star Wars e hanno vissuto soprattutto nel mondo dell’universo espanso, ovvero quella mole di racconti, fumetti e fanfiction che una volta ampliavano la narrazione della saga in maniera disorganica. Storie in cui Boba Fett è riuscito a salvarsi dal Sarlacc, ha tre o quattro differenti origini e ha anche addestrato la figlia di Han e Leila, Jaina Solo, contro suo fratello, divenuto Sith col nome di Darth Caedus.

Tutto questo è stato spazzato via prima dalla seconda trilogia, in cui scopriamo che Fett è il figlio/clone di Django, e da Clone Wars, in cui Django viene descritto come un semplice cacciatore di taglie che indossa un’armatura mandaloriana, senza far parte della cultura, così come suo figlio.

Ma insomma, chi sono questi Mandaloriani? Tecnicamente i primi a usare questo nome sono i Taung, una razza umanoide composta da esseri alti due metri e profondamente influenzati da una cultura militaresca vagamente spartana, basata sull’onore, la forza fisica e il valore in battaglia. Originari di Coruscant, i Taung furono cacciati moltissimi anni prima di Boba Fett dal pianeta e finirono sull’Orlo Esterno, in un pianeta abitato da enormi draghi chiamato Mythosauri. Un clan di Taung particolarmente bellicosi li sterminò tutti e ne uso il teschio come emblema, quel clan era guidato da Mandalore il primo e non è ben chiaro se lui si sia battezzato come il pianeta o viceversa.

Espandendosi sempre di più nella galassia di Mandaloriani finirono per contaminare molte razze con la propria cultura, fino a scontrarsi contro la Repubblica Galattica. Inizialmente le loro capacità belliche e tecniche gli permisero di prevalere, fino all’intervento del cavaliere jedi Revan (chi ha giocato a Knights of the Old Republic sa di chi stiamo parlando) che mutò il corso del conflitto e spinse i Taung alla quasi totale estinzione. Ciò che rimase dell’antico popolo mandaloriano furono i costumi, i simboli, le armature e il piglio militaresco che erano ormai radicati nei popoli che avevano conquistato.

Tutto questo però non è stato ancora canonizzato. Le uniche informazioni che abbiano arrivano da Clone Wars, dove i mandaloriani giocano un grosso ruolo e vengono mostrati più o meno come li conosciamo oggi: una razza umanoide di guerrieri, cacciatori di taglie e contrabbandieri che sfoggiano armature di vario colore in base al clan di appartenenza e al rango. Quasi tutti sono dotati di jetpack e altri gadget, oltre che di una spiccata abilità nel combattimento, sia corpo a corpo che con le armi bianche o da fuoco.

I Mandaloriani sono gente pronta a invocare il duello all’ultimo sangue per la minima offesa o per questioni di onore personale, scelgono i proprio governanti attraverso il combattimento. Le loro armature sono pensate per contrastare i Jedi con ogni sorta di avanzamento tecnologico o per imitarne i poteri con campi di forza, scudi, stivali magnetici e armi in Cortosis, uno dei pochi materiali in grado di deflettere una spada laser.

Tarre Vizsla

Nonostante i Jedi e i Mandaloriani se le siano sempre date, tanto da rendere la superficie di Mandalore un deserto sterile, ci fu un momento in cui un mandaloriano diventò persino un jedi, parliamo di Tarre Vizsla, che non solo sfoggiava un’armatura degna di Parsifal, ma si era pure fabbricato una spada laser nera, che lo rendeva immediatamente il personaggio più carismatico sul campo di battaglia. Così carismatico che alla sua morte i Jedi si presero la dark saber e la rinchiusero nel tempio Jedi, da cui fu trafugata nel momento in cui i Jedi e la Repubblica caddero sotto i colpi dei Mandaloriani e dei Sith.

Mille anni dopo, durante la Guerra dei Cloni e gli anni di gioventù di Obi-Wan, Mandalore è un pianeta pacifico, governato dalla duchessa Satine Kryze. Tuttavia, sono anche gli anni in cui la dark saber rispunta fuori per finire nelle mani di un discendente di Tarre, Pre Vizlsa, che ha tutta l’intenzione di eliminare Satine e instaurare un regime più tradizionale e bellicoso. Sono gli anni in cui anche Obi-Wan indosserà una loro armatura.

Questo lo porterà inizialmente ad allearsi prima con il Conte Dooku e poi con Dart Maul (chi ha visto Clone Wars sapeva già che era ancora vivo, gli altri lo hanno scoperto guardando Solo) e infine a combatterlo, avendo la peggio e finendo decapitato di fronte ai suoi uomini.
Col tempo Mandalore diventerà parte dell’Impero Galattico e continuerà a sfornare commando, cacciatori di taglie e supersoldati. A questo punto la storia si interseca con Star Wars Rebels, seconda serie animata, ambientata cinque anni prima del primo film, in cui facciamo la conoscenza di Sabine Wren, giovane mandaloriana con tanto di armatura che col tempo diventerà la sovrana di Mandalore.

Già così è facile intuire come ci sia ancora tanto da dire sui mandaloriani, un popolo fiero, diverso da Sith e Jedi, ricco di una cultura dall’aspetto vagamente medievaleggiante ma dotati anche di un fascino molto presente, fatto di gadget, coraggio e jetpack. Il loro essere spesso dipinti come cacciatori di taglie poco propensi allo scherzo li rende perfetti per uno show dai toni vagamente western, sporco e ricco d’azione che ci mostri un lato di Star Wars diverso, più umano, quello che abbiamo iniziato a scoprire con Rogue One.

E visto che le serie animate sono state per molti ragazzi il brodo di coltura della mania per Star Wars ci sta che molti ragazzi adesso potranno vedersi The Mandalorian con occhi diversi, apprezzando il lungo cammino di un popolo che ha saputo tenere i Jedi sotto scacco. Il fatto che dietro al progetto ci sia Dave Filoni, che ha curato anche le serie animate, e garanzia di un approccio filologicamente corretto e che forse intreccerà passato e presente.

Sinceramente era l’ora e non vedo l’ora di gustarmi una serie che sembra avere tutte le carte in regola per farsi amare anche dai fan più incontentabili.

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