“Lavorare meno, lavorare tutti” funziona davvero? Cosa dicono i dati

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Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico – Foto Vincenzo Livieri – LaPresse

Il ritornello lavorare meno, lavorare tutti è entrato anche nelle istituzioni. Merito del nuovo presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che però si è concesso un più istituzionale “ridurre l’orario di lavoro per aumentare l’occupazione”. Il fatto è che, anche cambiando registro, l’equazione per cui lavorando meno cresce il numero di occupati resta quello che è: uno slogan.

Per capirlo, Wired ha interrogato diversi database di Eurostat, l’ufficio statistico comunitario. Bene specificare da subito che fanno tutti riferimento al 2016, l’ultimo anno per il quale si riescono ad avere numeri così completi. I primi riguardano il totale delle ore lavorate durante l’anno in tutti i Paesi europei dai dipendenti. Che sono state poi divise per il numero di occupati, così da calcolare le ore lavorate pro capite. Ultimo elemento, il tasso di disoccupazione. Inserendo questi due ultimi indicatori su un grafico, il risultato è questo:

Ora, non appare una tendenza chiaramente definita. Il che implica che non è vero che lavorando meno si lavora tutti, così come non è vero il contrario. I numeri sembrano però andare in quest’ultima direzione. In altre parole: riducendo l’orario di lavoro non necessariamente aumenta l’occupazione.

Si prenda, per esempio, proprio il caso italiano. Con 1.327 ore lavorate in media ogni anno, siamo il quartultimo Paese europeo per ore lavorate. Meno di noi solo Germania, Olanda e Belgio. Eppure, pur essendo una delle nazioni nelle quali si lavora meno, siamo anche una di quelle con il più alto tasso di disoccupazione. Nello specifico, l’11,7%. Va peggio solo a Cipro, in Portogallo, in Grecia e in Spagna.

Classifiche a parte, il caso italiano smentisce il ritornello del presidente dell’Inps. L’impressione è che l’orario di lavoro non sia esattamente l’elemento capace più di altri di influenzare l’andamento dell’occupazione. Si guardi al dato della Grecia. In questo caso le ore lavorate sono state in linea con la media europea di 1.418. Eppure la disoccupazione è la più alta d’Europa. Possibile che abbia inciso maggiormente l’onda lunga della crisi che ha quasi spinto Atene fuori dall’euro.

L’ultimo appunto riguarda il Lussemburgo. Che, dai dati, sembra popolato da tanti novelli Stakanov. Possibile che su questo dato così elevato di ore lavorate incida il fatto che ai 290mila lavoratori cittadini del Granducato, si debbano aggiungere i 180mila frontalieri che ogni giorno raggiungono questo Paese per lavorare.

Tornando al discorso generale, l’impressione che si ricava è che ridurre l’orario di lavoro per aumentare l’occupazione più che una soluzione semplice non sia altro che una soluzione semplicistica. E per questo poco o nulla efficace.

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