Quota 100 avrà molte meno richieste del previsto

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Un autobus con la pubblicità di Quota 100 (foto: Carlo Lannutti/LaPresse)

Le previsioni del governo si sono rivelate sbagliate, ancora una volta. Secondo uno studio dell’Osservatorio previdenza della Cgil, approfitteranno di quota 100 – il meccanismo che permette di andare in pensione con 62 anni e 38 di contributi – circa 128mila persone: meno della metà di quelle stimate dal governo. La misura non avrà più successo nemmeno nei prossimi due anni: le stime parlano infatti di 325mila beneficiari in un triennio, pari a un terzo di quelli potenziali.

Secondo Ezio Cigna, responsabile della previdenza pubblica della Cgil nazionale, questa è una buona notizia. “Questo coinvolgimento molto più basso rispetto alla platea prevista dal governo determinerà un avanzo importante di risorse. Nel triennio per l’insieme delle misure previdenziali prese in esame non saranno utilizzati 7 miliardi e 200 milioni, dei 21 miliardi stanziati in legge di bilancio”, ha detto Cigna.

Roberto Ghiselli saprebbe già come utilizzarli. Secondo il segretario confederale della Cgil, il tesoretto potrebbe finanziare norme a sostegno delle donne, un’uscita flessibile per tutti dopo i 62 anni e “una pensione contributiva di garanzia per i giovani”. Misure che il sindacato aveva già chiesto di varare, senza successo, nei mesi scorsi.

Le ragioni del flop

Enrico Marro scrive sul Corriere della Sera che dietro al flop di quota 100 potrebbe esserci l’importo della pensione: chi opta per l’uscita anticipata, ottiene infatti un assegno più basso di quello che avrebbe ricevuto se fosse andato in pensione a 67 anni come previsto dalla legge Fornero, poiché versa meno contributi.

Secondo Marro, questa ipotesi è confermata dalla situazione di chi ha fatto richiesta per quota 100: nel settore privato, la maggior parte delle domande è infatti arrivata da persone che hanno perso o rischiano di perdere il posto di lavoro e non avevano scelta.

Le domande

Secondo le stime della Cgil, arriveranno in tutto 128594 domande nel 2019. Di queste 87338 riguarderanno i lavoratori del settore privato, mentre 41256 saranno quelle dei dipendenti pubblici.

Per ora, ne sono già state presentate 120mila, 57988 delle quali relative a impiegati privati che potrebbero lasciare già ad aprile (quelli pubblici devono aspettare agosto). L’Inps ne ha accettate l’82%.

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