George Clooney: “Catch-22 è una satira contro la guerra attuale anche oggi”

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Andrà in onda dal 21 maggio su Sky Atlantic e Sky Cinema Catch-22, la miniserie internazionale tratta dal grande romanzo antimilitarista di Joseph Heller, pubblicato in Italia col titolo di Comma 22 (Bompiani). La produzione originale Sky è ambientata a Pianosa durante la Seconda guerra mondiale, dove un gruppo di bombardieri americani devono affrontare le assurdità della guerra fra cui il paradosso del cosiddetto comma 22 (se si riconosce la follia del pericolo crescente delle missioni militari allora si è già troppo sani di mente per essere esonerati da quella stessa follia). Girata fra il Lazio e la Sardegna, la serie è diretta e prodotta da George Clooney con Grant Heslov, che la interpretano a fianco di Christopher Abbott, Kyle Chandle, Hugh Laurie e Giancarlo Giannini.

Proprio Clooney e il resto del cast, dei produttori e degli sceneggiatori, assieme anche all’altra regista Ellen Kuras, hanno presentato il 13 maggio l’anteprima della serie. L’interessamento di Clooney per questa storia è stato fondamentale per la realizzazione del progetto: “Partivamo già da uno dei dieci romanzi più importanti della letteratura americana, ma raramente ci si trova di fronte a un soggetto scritto così bene“, ha detto riferendosi al lavoro degli sceneggiatori Luke Davies e David Michôd. “Non si tratta solo di un’opera sull’assurdità della guerra, ma anche del tentativo di scardinare il sistema, di una lotta da cui non puoi esimerti nonostante il sistema sia più grande di te“.

George Clooney con Christopher Abbott e Kyle Chandler alla presentazione romana di “Catch-22” (foto: Jule Hering)

I sei episodi della miniserie si concentrano soprattutto sul bombardiere YoYo Yossarian, il quale dapprima tenta in ogni modo di farsi congedare e poi finisce davvero schiacciato dalla crudeltà insensata delle vicende belliche: “Per un attore è la parte ideale, c’è così tanto da dare“, ha dichiarato Abbott che lo interpreta. “Accanto ai momenti di commedia, a quelli di azione, al dramma, c’è proprio un percorso chiaro e preciso che va dalla sanità mentale alla follia“. L’importanza de tema è ribadita anche da Heslov, che qui interpreta anche il fondamentale dottor Daneeka: “Non è mai il momento sbagliato per parlare dell’insensatezza della guerra, anche gli Stati Uniti sono ancora in guerra da anni anche se nessuno ne parla“.

Ovviamente anche su questa delicata attualizzazione dei temi della serie gli occhi sono puntati su Clooney, che però smentisce ogni coinvolgimento ufficiale: “Non entrerò in politica, non sarebbe logico per me esserci anche non voglio compromettere quello in cui credo“, ha risposto. “Però è vero che viviamo tempi di grande nervosismo in cui molti scivolano nell’autoritarismo, dunque è proprio vero che una satira sulla guerra come questa non passa mai di moda“. Dopo aver lodato la partecipazione di Giannini (“è una vera star del cinema“), Clooney ironizza anche sul suo personaggio, l’assurdamente sadico tenente Scheisskopf: “Dopo averne letto il nome [faccia di m*rda, ndr] non potevo non ritenerlo perfetto per me. Ho anche potuto urlare in faccia a moltissime persone: è stato molto terapeutico“.

catch-22
(foto: Antonello & Montesi)

Battute a parte, Catch-22 è anche un grande sforzo narrativo e tecnico di sublimare le scene belliche, alternate a momenti di dolore, tenerezza e vita quotidiana dei soldati, in una parabola sulla psicologia umana dilaniata dalla violenza. L’effetto è molto coerente e lo spiega anche la regista Kuras: “Abbiamo girato tutti e tre [con Clooney e Heslov] in contemporanea, passando magari dall’episodio uno a quello sei. Anche gli attori hanno fatto un grande sforzo per saltare dall’interpretazione di un momento a un altro“. Fra le interpretazioni più efficaci quella di Tessa Ferrer, che dà il volto alla scaltra e pragmatica infermiera Duckett: “È stato interessante fare la parte dell’unico baluardo di sanità mentale in un mondo altrimenti completamente maschile e violento“.

Ovviamente di grande fascino è anche l’ambientazione nel nostro paese, anche se Clooney sottolinea che non ci si deve soffermare sulla coordinata geografica: “È vero che parliamo di un romanzo molto americano ambientato in Italia, ma questa è una storia senza tempo proprio perché universale“. E dice la sua anche sulle nuove possibilità espressive del formato seriale: “Io sono molto orgoglioso di aver fatto Er proprio negli anni in cui le serie tv iniziavano ad avere nuovo riconoscimento. E poi la Warner Bros oggi non ci farebbe più fare un progetto low budget come Good night and good luck, però sono le tv e le piattaforme di streaming a offrire opportunità del genere. È un bene che ci sia spazio per tutti“.

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