In difesa di Cersei Lannister, vera regina di Game of Thrones

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ATTENZIONE: spoiler sul quinto episodio dell’ottava stagione di Game of Thrones

E così Le campane, quinto episodio della stagione finale di Game of Thrones ha sovvertito ogni aspettativa: la furia vendicatrice di Daenerys a cavallo di Drogon ha devastato Approdo del re, sbaragliando nemici già arresi e ponendo fine anche alla sua battaglia a distanza contro Cersei. La regina dei Lannister, dopo essersi guadagnata un potere ritenuto incrollabile a suon di intrighi e omicidi e strategie e svolte inaspettate, è dovuta soccombere alla potenza della devastazione. Impaurita e in fuga senza ormai nessuna difesa, è morta così com’è nata, abbracciata all’amato (troppo amato) fratello gemello Jaime, mentre il mondo che conosceva e aveva costruito le crollava intorno.

Non si può dire che l’episodio in generale e la sua fine in particolare non siano stati epici, nel senso più letterale del termine: il potente che vede il suo impero sgretolarsi e si riconnette, spogliato di difese e alleati, alla propria umanità fragile e spaventosa è un topos umanissimo. A rendere più commovente la fine di Cersei è proprio il suo abbraccio finale con Jaime: i due si sono amati di un amore contro natura e hanno fatto per difendere il frutto di quell’amore cose indicibili, eppure anche nel momento finale nessuno può dubitare della purezza e della potenza del loro sentimento.

Tuttavia Cersei Lannister meritava una fine diversa, da spietata leonessa che è sempre stata. Tutto ciò che aveva predisposto per difendersi dall’attacco di Daenerys (la Compagnia dorata, gli scorpioni di Qyburn, forse persino le trappole di altofuoco, la zombiesca Montagna) viene spazzato via in pochi attimi. Una donna volitiva, orgogliosa e piena di risorse come Cersei è costretta a una finestra, spettatrice inerme spogliata di potenzialità, paralizzata dal terrore dell’imminente sconfitta e costretta a non poter far altro che osservare il suo regno bruciare. La stessa Lena Headey, l’attrice che la interpreta e una delle poche attrici veramente talentuose della serie, si è detta all’inizio delusa da questo trattamento da parte degli sceneggiatori (“Volevo per lei un grande discorso o una bella lotta“), salvo poi considerare il suo epilogo come una toccante chiusura del cerchio.

C’è da dire che Cersei ha fornito fin dalla prima stagione un villain perfetto per Game of Thrones: ha ordito la decapitazione di Ned Stark, ha sempre osteggiato il fratello Tyrion, ha fatto saltare in aria il tempio di Baelor, ha decapitato Missandei solo per nominare alcune delle sue numerose malefatte. Lingua tagliente, disprezzo facile, avvinazzamento costante (“Una moglie infelice è buon’amica di un mercante di vino“), eleganza turrita la rendevano una combattente algida, politica, indecifrabile.

Dunque è anche comprensibile che la sua fine avvenga proprio per contrappasso, inerme, terrorizzata e priva di ogni appiglio. Poche donne in televisione sono state costruite così attentamente per incarnare uno spassionato attaccamento al potere e all’orgoglio familiare, pochi personaggi sono stati così compiutamente calibrati per essere divisivi, respingenti, eppure profondamente rispecchianti i lati più oscuri delle nostre voluttà. E allora perché seppellirla così in fretta, senza nemmeno un testamento degno della sua forza indomita?

Perché è chiaro che Cersei fosse la persona da eliminare, forse era l’unica certezza incrollabile nei più svariati totomorti di questa stagione. Nessuno però può mettere in dubbio, al di là della sua cattiveria e della sua spietatezza, che la regina Lannister fosse uno dei personaggi più coerenti di tutta la saga: fin da principio lei non ha fatto altro che lottare per preservare il proprio amore per Jaime e il futuro dei propri figli (“Ama solamente i tuoi figli. Di fronte a questo una madre non ha scelta“). È ricorsa a ogni mezzo, anche i più violenti e i più spietati, ma non che altri personaggi, magari visti con occhi più bonari dal pubblico, si siano dimostrati migliori. In fondo Game of Thrones è proprio questo: lo spiegamento dei meandri più indicibili eppure presentissimi dell’animo umano quando viene interpellato sulla sua sete più inestinguibile, quella del potere. Alla luce di ciò a maggior ragione Cersei pare congedata come l’ultima dei personaggi secondari, senza la maestà che le spettava.

Bisogna tornare a insistere sull’arco di questo personaggio, troppo spesso appiattito sulla sua franchezza sanguinaria e intrigante: orfana di madre e lontana dal padre, è stata cresciuta per essere sposa; data in moglie a re Robert Baratheon, subisce la sua violenza e i suoi abusi sessuali; liberatasi delle minacce più prossime allo svelamento del suo segreto con Jaime e i figli, se li vede uccisi uno per uno; in una società piena di nefandezze, è l’unica condannata al pubblico ludibrio per la sua immoralità. Niente di tutto ciò giustifica le sue azioni più meschine, ma al contempo fornisce un inquadramento interessante: non una combattente, non una maga, non un’addestratrice di draghi, Cersei non è altro che una donna forte che ha sempre rifiutato il suo ruolo subalterno, che ha dovuto supplire alla debolezza dei maschi che la circondavano, che per l’onore e per l’amore ha sfidato qualsiasi nemico, a costo di perdere ciò che le era più caro.

In astratto, si potrebbero dire esattamente le stesse cose di Daenerys, che ha avuto un percorso molto simile (dall’essere venduta e stuprata a divenire regina temutissima) ma che è sempre stata, chissà perché, vista invece dalla parte dei buoni. Ora che la Madre dei draghi si è rivelata per quello che è, ovvero una tiranna spietata assetata di vendetta e acclamazione (non era quello che si diceva della Lannister fino a poco fa?), forse anche il giudizio nei confronti di Cersei dovrebbe essere aggiustato in una specie di revisionismo seriale.

Nonostante tutto la sua eredità, ovvero la parte migliore di lei (l’indipendenza, la calcolata sfrontatezza, il fascino di una bellezza volitiva, la determinazione in difesa di famiglia e prestigio), sopravvive ora in un personaggio che lei stessa nel bene e nel male ha contribuito a forgiare e che potrebbe rivelarsi fondamentale nell’epilogo di Game of Thrones: Sansa Stark è una specie di Cersei ripulita e smussata, placata dal sangue del Nord, ma è comunque uno specchio fedelissimo della leonessa indomita che molti hanno comunque amato fino alla fine. Perché “al gioco del trono o si vince o si muore” e lei ha sempre giocato al meglio fino all’ultima, disperata carta.

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