John Wick 3: Parabellum vorrebbe fare dell’assurdità il suo punto di forza

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Potrebbe davvero essere fantascienza il mondo di John Wick, non fosse che siamo nel presente. Arrivato al terzo film la serie ha consolidato un look tutto suo che, come i grandi classici della fantascienza che sfruttano le mode passate per rilanciare un futuro originale (Gattaca, Blade Runner), è fatto in realtà di un’estetica retrò. Macchine moderne, cellulari che richiamano i modelli degli anni Novanta, abiti che sono una rivisitazione della moda de Trenta, ragazze pin-up tatuate anni Cinquanta, estetica hipster e un culto dell’essere gentleman che viene dal passato…

La saga di John Wick è la storia di un sicario che era uscito dal giro ma ci rientra per vendetta (gli hanno ucciso il cane, che gli ricordava la moglie deceduta) e ora non riesce più a tirarsene fuori. Ma non muore. Nonostante lo bracchino, lo feriscano e lo menino (mai quanto lui meni gli altri, sia chiaro) non muore. Per tutto John Wick 3: Parabellum Keanu Reeves si trascina sanguinante, moribondo e rintronato ma non manca di tornare in forma per un’altra scazzottata tecnicissima (le migliori sono una in moto, una a cavallo e un classico faccia-a-faccia col nemico).

Si tratta sostanzialmente di un gigantesco fumetto al cinema, perché come i fumetti crea un mondo parallelo, simile al nostro ma esageratissimo, in cui le iperboli convivono con il quotidiano che pare non curarsi di loro (emblematica la scena del secondo film in cui John Wick e un altro sicario si sparano in mezzo alla folla con pistole nascoste sotto la giacca e munite di silenziatori, una sparatoria concitata di cui nessun altro si accorge). L’idea non è disprezzabile e di certo non è un unicum al cinema di questi tempi, tuttavia sembra davvero che più avanzi più la saga sia scritta peggio, meno abbia voglia di perdere tempo con una storia che dia un senso all’azione e ne arricchisca il fascino e la tensione drammaturgica.

Questo fumettone è infatti arrivato ad un livello di intreccio sempre meno divertente e involuto, anche se la sua azione è sempre più perfetta e impeccabile. Nel mondo di John Wick a tutte le latitudini e a tutti i livelli o in un tutti gli ambienti è consentito menare chiunque, ma guai se tocchi i cani a qualcuno. Halle Berry, vecchia fiamma che John Wick va a trovare in un momento di difficoltà, ha anche lei cani e anche lei non vuole che vengano toccati. Insieme porteranno a termine l’ennesima strage a mano armata e calci in faccia per difenderli.

John Wick 3 vorrebbe insomma realizzare il sogno di un film che faccia praticamente solo azione ma che la faccia così bene, con così tanta inventiva, creatività, passo rapido e performance di veri atleti (sono gli stunt che si oppongono a Keanu Reeves, ma anche lui è nettamente migliorato in fluidità e rapidità) da bastare a se stessa. Tuttavia non è così. La qualità tecnica è indiscutibile (il regista è un ex-stuntman) ma senza una storia avvincente John Wick manca di fascino, è un personaggio che non capiamo e i cui obiettivi sono sempre opachi. Non c’è epica in questo film e tutto lo sforzo fisico alla fine porta a poco.

Lo si capisce quando viene dato spazio da una nota ironica che dovrebbe suonare liberatrice, una che dovrebbe spiegarci con una risata il rapporto che in quel mondo gli altri sicari hanno con il mito di John Wick, il migliore di loro ma anche colui che devono combattere. E non fa ridere. Non è perché non sia divertente (sulla carta lo sarebbe pure) ma perché arriva d’improvviso e senza coerenza con il resto del film, è un’isola staccata dal resto e non funziona, non riesce davvero a dirci nulla. Questa è la condanna di questa saga (che non si fermerà qui) : appassionare solo per la durata del film ed essere dimenticato subito dopo.

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