Ci sono nuove proposte di legge sul conflitto di interessi

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La Camera dei deputati (foto: Fabio Cimaglia / LaPresse)

Continua la sfida tra Movimento 5 stelle e Partito democratico, stavolta sul piano delle proposte di legge. Dopo il salario minimo, è la volta del conflitto d’interesse. Emanuele Fiano e Francesco Boccia (Pd) hanno di recente svelato due disegni di legge – uno sui rapporti tra aziende e istituzioni e l’altro sulle società digitali – votati a indirizzare uno dei temi più annosi del dibattito pubblico italiano, diventato caldissimo nel ventennio berlusconiano: quello dei conflitti di interesse. Entrambe le proposte arrivano a pochi giorni di distanza dalla calendarizzazione in commissioni Affari costituzionali dei disegni di legge dei pentastellati sullo stesso tema. Ecco cosa prevedono e quali sono le differenze.

La proposta del M5s

Il Movimento 5 stelle ha presentato tre bozze di legge: la Macina (dal nome del parlamentare primo firmatario) sul conflitto d’interessi in senso stretto, la Dadone sull’incompatibilità di alcuni incarichi e la Silvestri sull’attività di lobbying.

Il primo di questi testi stabilisce che non può assumere incarichi di governo, a livello statale o locale, né essere nominato alla guida di authority chi ha un patrimonio mobiliare o immobiliare, anche all’estero, superiore a 10 milioni di euro, esclusi i titoli di stato. Il divieto si estende anche a coloro che hanno coniugi, partner coi quali convivono o parenti di secondo grado con un patrimonio superiore alla soglia dei 10 milioni di euro. Come spiega Il Fatto quotidiano, “la bozza in questione fa anche riferimento alle partecipazioni superiori al 2% in imprese titolari di diritti esclusivi, monopoli, radio e tv, editoria, internet o imprese di interesse nazionale”. Per questo è stata ribattezzata “ddl anti-milionari”.

La legge della deputata Fabiana Dadone riguarda, invece, il potenziale conflitto d’interessi per i parlamentari. In base a queste norme, non potrebbe candidarsi né a parlamentare italiano né a parlamentare europeo chi ha una partecipazione superiore al 5% in una società. La soglia scende se l’azienda ha un volume d’affari inferiore a 10 milioni di euro o al 3% del “volume di affari complessivo nel mercato di riferimento in ambito nazionale”. Il limite vale anche se “la compagnia ha sede all’estero o appartiene a un gruppo multinazionale; è controllata o gestita per interposta persona o attraverso società fiduciarie, nonché enti di gestione finanziari, operativi e non operativi”, se ha la forma di una cooperativa, se è stata istituita, acquisita o costituita mediate fusione per accorpamento, e se chi la controlla è il coniuge, il convivente di fatto, un parente fino al quarto grado o un affine fino al secondo grado.

Il testo prevede anche il limite dei due mandati, anche non consecutivi, per i parlamentari, e norme specifiche per i magistrati che decidono di fare politica. In particolare, non può essere eletto il magistrato che ha continuato a lavorare nei sei mesi precedenti alla data di accettazione della candidatura. Quelli che si sono candidati e non sono stati eletti non possono invece tornare ad esercitare la loro professione e percepire lo stipendio per i 24 mesi successivi. Quelli che si sono candidati e sono stati eletti, devono invece interrompere il loro lavoro per cinque anni.

L’ultima legge riguarda l’attività di lobbying e impone ai parlamentari, ai membri del governo e ai consiglieri regionali un periodo cuscinetto tra la fine del mandato e un nuovo incarico come portavoce o rappresentante di interessi di gruppi industriali. Luigi Di Maio ha detto a proposito di queste proposte: “Non voglio fare una legge contro qualcuno. Di solito si pensa a una sola persona (ndr. Silvio Berlusconi) e invece sono tanti, sono quelli che gli hanno fatto opposizione per anni. Lui sicuramente è quello che ha più paura di tutti”.

La controproposta del Pd

Ai disegni di legge del Movimento 5 stelle sul conflitto d’interessi, il Partito democratico ne contrappone due. Il primo, presentato da Emanuele Fiano, è simile al ddl anti-milionari ma riguarda solo chi controlla società nel settore della difesa, delle comunicazioni e di altri interessi tutelati dai singoli ministeri.

Il secondo è stato presentato da Francesco Boccia e riguarda il conflitto d’interesse digitale, ovvero quello di chi esercita (o abbia esercitato negli ultimi tre anni) l’attività di editore o gestore di piattaforme online. L’insieme di norme impone, tra l’altro, ai partiti politici che fanno attività di profilazione e analisi del web che possono influenzare l’agenda politica (il riferimento è ovviamente al Movimento 5 stelle e alla Casaleggio Associati) di dotarsi di piattaforme open source e di far controllare a una società terza sia gli algoritmi alla base di questi sistemi che i risultati ottenuti di volta in volta. “Il non rispetto comporta l’ineleggibilità a meno che non si lasci la guida 3 anni prima”, si legge nella proposta.

Le legge è stata definita anti-Casaleggio: Boccia non ha smentito che la legge riguarda anche la Casaleggio e il suo fondatore, ma ha assicurato che la norma troverebbe un campo d’applicazione molto più ampio.

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