Digital Therapeutics: Curarsi con l’algoritmo

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La prima app approvata come trattamento dell’acufene, un disturbo dell’udito così fastidioso da poter compromettere la qualità di vita di chi ne soffre, si chiama Tinnitracks. Come apripista nel ricevere, in Germania, la rimborsabilità da parte del sistema sanitario, ci sta dicendo una cosa importante, anzi due. La prima è: sì, le terapie digitali sono tra noi. La seconda è: no, la loro integrazione nelle questioni di sanità pubblica non è più una conversazione teorica, bensì una questione da affrontare.

Le app (per smartphone o per computer) che ambiscono a essere considerate farmaci, o perlomeno a essere impiegate in associazione ad alcune terapie farmacologiche classiche, sono ormai numerose. Le stesse company che le commercializzano sono oggi più di 150: tante startup, certo, ma anche grossi nomi della tecnologia come Intel, Apple e Amazon nonché, negli ultimissimi anni, i colossi del settore farmaceutico. Attenzione, però: non tutte le app che hanno a che fare con la salute e il benessere possono definirsi terapie digitali. Restano fuori quelle per la forma fisica e il benessere della persona (sana) in generale, classificate come fitness app, e i dispositivi wearable che normalmente abbiamo sott’occhio quando facciamo esercizio. Servizi che incoraggiano a stili di vita sani, ma che al più possono fare prevenzione con una differenza, rispetto ai digital therapeutics, assimilabile a quella che intercorre tra integratori alimentari e medicinali.

Sono incluse di fatto solo quelle opzioni innovative di trattamento (via smartphone o comunque che sfruttano strumenti online) che migliorano, e in alcuni casi sostituiscono, le pratiche mediche correnti. Si tratta di prodotti con sicurezza ed efficacia dimostrate attraverso studi clinici randomizzati, che si integrano nella pratica clinica e possono essere prescritti dagli operatori sanitari e adattati ai bisogni clinici, agli obiettivi e agli stili di vita dei pazienti. Una nuova generazione di “pillole” che il medico può raccomandare.

terapie digitali

I bersagli terapeutici. Ci sono trattamenti in fase di sviluppo per la gestione di un’ampia gamma di malattie e condizioni a coprire gran parte delle aree cliniche. In particolare, sul versante della cronicità, con salute mentale, dipendenze, diabete, malattie cardiovascolari e disturbi nervosi in cima alla classifica.

 Se l’azione terapeutica su un disturbo “sonoro” come l’acufene è piuttosto intuitiva, lo è meno l’idea di una pillola digitale contro l’ipertensione, il diabete o, ancora, una malattia neurologica. Come può un algoritmo assumere il ruolo di un vero e proprio principio attivo? La chiave, nella maggioranza dei casi, è passare attraverso cambiamenti comportamentali e negli stili di vita dell’interessato.

Nomi e cognomi. Tra le pioniere sulla scena, Pear Therapeutics con reSET, la prima app approvata per il trattamento delle dipendenze (in monoterapia, cioè in sostituzione ai farmaci classici), ma anche Omada Health, che offre una piattaforma per il supporto a distanza in caso di malattie croniche (diabete e ipertensione, per esempio), che mette i pazienti in linea diretta con gli specialisti, le community, fornendo linee guida e aggiornamenti. La prima ad affacciarsi in borsa, invece, è Voluntis, con software sviluppati per l’assistenza in remoto nel diabete e nei pazienti oncologici.

Interessanti anche gli esempi di Kaia Health, che fornisce terapia multimodale per la riabilitazione a mezzo della fotocamera dello smartphone, e di Joint Academy, che ha condotto studi clinici dimostrando che è possibile ridurre il dolore articolare anche senza alcun farmaco o intervento chirurgico. Molto esteso poi l’impiego delle soluzioni di Propeller Health, che offre esperienze digitali di accompagnamento per chi soffre di malattie respiratorie ed è già diffusa tra pazienti, medici e organizzazioni sanitarie negli Stati Uniti, in Europa e in Asia. In Italia, uno dei dispositivi più rivoluzionari sulla scena è Empatica, per il monitoraggio e il soccorso delle persone con epilessia: non una terapia vera e propria, ma di fatto un autentico salvavita.

Una marcia in più. Quali sono i vantaggi della terapeutica digitale sul fronte dell’assistenza sanitaria? Hanno un potenziale di coinvolgimento dei pazienti maggiore e possono migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria nel lungo periodo, col valore aggiunto di poterla personalizzare sulla base delle esigenze e delle capacità del singolo. Consentono di migliorare l’accesso alle terapie, fornendo un servizio indipendente dall’orario, rispettoso della privacy e spesso più conveniente anche in termini economici.

Quale futuro? Lo scenario di business sta vivendo un’espansione incredibile. Nel 2017, il segmento B2C ha conquistato più di un terzo del mercato totale, grazie alle impressionanti vendite di applicazioni per smartphone, programmi online e wearable. È un mercato partito da poco, ma se oggi vale poco più di 1,7 miliardi di dollari potrebbe superare gli otto miliardi entro il 2025 (dati: Allied Market Research). Sul fronte degli investimenti, nel 2018 negli Stati Uniti si è compiuto un nuovo record: 8,1 miliardi (dati: Rock Health). Più di dieci startup sono state acquistate da case farmaceutiche e fondi per oltre 7,5 miliardi di dollari.

Le nuove regole. Per le questioni giuridiche, in Europa le terapie digitali sono trattate come dispositivi medici e devono ottenere le certificazioni di qualità previste dalla legge comunitaria a garanzia della conformità ai requisiti di sicurezza. A fronte della novità che rappresentano, le questioni legate alla prescrizione e soprattutto alla rimborsabilità sono un tema molto caldo e ancora in via di definizione da parte degli organismi di regolamentazione e delle autorità nazionali dei sistemi sanitari in tutto il mondo.

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