L’indagine sulla ong Open Arms è stata archiviata per mancanza di prove

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La nave Open Arms (foto: Paco Freire/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

Il giudice per le indagini preliminari di Catania Nunzia Sarpietro ha archiviato l’inchiesta a carico del comandante della ong spagnola Open Arms, Marc Reig Creus, e della capomissione Ana Isabel Montes Mier, che erano stati accusati di associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina. L’archiviazione era stata chiesta anche dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, lo stesso, paradossalmente, che aveva aperto il fascicolo l’anno scorso.

Resta invece aperta l’inchiesta per violenza privata. “Il reato consisterebbe nell’aver costretto le autorità italiane a indicare un porto di sbarco”, ha spiegato Alessandro Gamberini, uno dei legali della ong.

Qual era l’accusa dei magistrati

Zuccaro, che in passato ha sostenuto più volte di avere le prove dei legami tra le ong e i trafficanti libici – senza mai specificarle – accusava Open Arms di voler portare i migranti in Italia “senza rispettare le norme, anzi violandole scientemente”. Questo avveniva il 17 marzo del 2018: quel giorno il centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo di Roma avvisò alcune imbarcazioni che c’era un gommone in difficoltà 70 chilometri al largo della Libia. Alla chiamata risposero, tra gli altri, il centro di Tripoli e Open Arms, che per prima arrivò nel punto in cui si trovava il gommone e soccorse i migranti. Finito il salvataggio, la ong avrebbe dovuto consegnare i migranti alle autorità libiche ma si rifiutò di farlo poiché – come spiegò – questo avrebbe comportato un rischio per quelle persone (gli abusi sui migranti nei centri di detenzione illegali in Libia sono ampiamente documentati). I migranti vennero poi sbarcati a Pozzallo, in provincia di Ragusa.

Che ne è stato dei “taxi del mare”?

È la terza volta che un’indagine per associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina con protagonista le ong del Mediterraneo viene archiviata. Il 19 giugno scorso erano stati chiusi, allo stesso modo, anche i procedimenti penali a carico di altre due ong, la Sea Watch e Golfo Azzurro. “Alla luce delle indagini svolte, non si ravvisano elementi concreti che portano a ritenere alcuna connessione tra i soggetti intervenuti nel corso delle operazioni di salvataggio a bordo delle navi delle Ong e i trafficanti operanti sul territorio libico”, avevano scritto i pm. “Le indagini svolte non hanno permesso di appurare la commissione di condotte penalmente rilevanti da parte del personale Ong”.

Per ora, quindi, non ci sono prove che le Ong abbiano legami coi trafficanti libici né che vengano da essi finanziate, come hanno più volte sostenuto il pm Carmelo Zuccaro, il leader della Lega Matteo Salvini e il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, che nel 2017 causò molto clamore definendo queste organizzazioni “taxi del Mediterraneo”. La propaganda politica, in altre parole, si è schiantata sulla verità accertabile dei fatti.

Da dove nasce il caso ong?

La corsa all’attacco delle ong è iniziata con un rapporto dell’Agenzia europea Frontex, che nel 2017 instillò il dubbio che le imbarcazioni di soccorso umanitario facessero il gioco dei trafficanti, sia indirettamente che direttamente. A insospettire l’ente era soprattutto il fatto che prima della partenza, a suo dire venissero date “precise indicazioni della direzione da seguire per raggiungere le navi delle ong”. Queste ultime hanno tuttavia respinto tutte le accuse mosse loro.

Lo scandalo ong in Italia, però, è scoppiato soprattutto dopo le dichiarazioni di Francesco Gallo, un ex poliziotto che tra il 2016 e il 2017 ha lavorato come agente di sicurezza a bordo della nave Vos Hestia della ong Save the Children. Gallo rimase a bordo della nave solo 20 giorni ma scrisse ai servizi segreti, allo staff di Matteo Salvini e a quello di Alessandro Di Battista per denunciare attività a suo modo di dire sospetto, arrivando anche ad accusare una ong, la tedesca Jugend Rettet, di avere legami coi trafficanti. La procura di Palermo ha chiesto l’archiviazione dell’indagine, aperta dopo queste dichiarazioni. A distanza di anni, Gallo dice: “Oggi mi vergogno. Profondamente”.

Al tempo della denuncia politica, Di Battista ignorò la denuncia. Salvini, invece, la utilizzò per montare la polemica che tuttora continua, pur senza di fatto avere nessun fondamento. Questo è stato uno dei tasselli essenziali che hanno fatto dei migranti una sorta di macabro capro espiatorio di tutti i mali d’Italia.

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