Ricondividi video violenti o terroristici? Facebook ti blocca i live

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La polizia chiude la strada intorno al luogo della sparatoria a Christchurch (foto: Kai Schwoerer/Getty Images)

Facebook ha aggiunto nuovi filtri al suo servizio di live streaming dopo che è stato utilizzato per trasmettere in diretta le sparatorie avvenute a Christchurch in Nuova Zelanda, costate la vita a 49 vittime.

Il social network ha fatto sapere che sta implementando una regola denominata One Strike, che impedirà agli utenti che violano le politiche della piattaforma di utilizzare nuovamente il servizio per trasmettere video in diretta su Facebook. Chiunque violerà le regole del social network riceverà un blocco temporaneo all’utilizzo delle live a seconda della gravità della violazione.

Guy Rosen, vice presidente di Facebook, ha spiegato che chiunque ricondivida senza contesto del materiale collegabile a un gruppo terroristico, incorrerà in un immediato blocco dall’uso delle live per un determinato periodo di tempo. La società fa sapere che i blocchi potranno durare 30 giorni dopo il primo richiamo o causare un divieto permanente in base al contenuto condiviso.

Oltre alla regola del One Strike, Facebook ha fatto sapere che prevede di implementare ulteriori restrizioni per chi riceverà il divieto di live, tra cui  una limitazione della loro capacità di pubblicare annunci sulla piattaforma.

Per affrontare il crescente problema della diffusione di odio tramite la piattaforma, Facebook non può contare esclusivamente sull’attuale sistema di intelligenza artificiale, che si è rivelato fallace nel rintracciare i video ricondivisi delle sparatorie neozelandesi.

Pertanto la società ha deciso di investire 7,5 milioni di dollari in nuove partnership di ricerca con accademici di spicco di tre università (Università del Maryland, Cornell University, Università della California a Berkeley) al fine di migliorare la tecnologia di analisi per immagini e video.

Il miglioramento del sistema di riconoscimento servirà per individuare le immagini e i filmati manipolati, per aggirare i sistemi di riconoscimento o rappresentare eventi che non si sono mai verificati, alimentando così la disinformazione sui social network.

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