Il nuovo report di associazione Antigone sullo stato delle carceri italiane

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(foto: Pixabay)

Se la civiltà di un paese si vede da come tratta le donne, i soggetti deboli e i detenuti, in Italia c’è ancora tanto lavoro da fare. Gli istituti penitenziari sono sovraffollati, nelle celle a volte manca persino l’acqua calda, i reati vengono puniti più severamente che nel resto d’Europa e si fa ancora poco ricorso alle pene alternative. E così, i detenuti aumentano anche se i reati calano. È quanto rileva l’associazione Antigone, una delle più importanti organizzazioni che si occupano della tutela dei diritti dei carcerati e del rispetto delle garanzie costituzionali, nell’ultimo rapporto, “Il carcere secondo la Costituzione”.

Condizioni disumane

I volontari di Antigone hanno visitato 85 istituti penitenziari e rielaborato i dati a disposizione sui detenuti. Ad oggi, in Italia ci sono 60500 detenuti, circa 10mila in più rispetto ai posti letto disponibili. In generale, tutte le carceri sono sovraffollate – ad eccezione di quelle nelle Marche e nella Sardegna – ma nel 18,8% dei casi, ci sono così tanti carcerati da violare il parametro ritenuto minimo di 3 metri quadrati di spazio per detenuto. Secondo la Corte di Strasburgo, con una ogni soglia inferiore a questa si può parlare di “trattamento inumano e degradante”. Ma non è tutto.

Nel 7,1% dei casi il riscaldamento non funziona, nel 35,3% non c’è – o non sempre – acqua calda, nel 20% non ci sono spazi per permettere ai detenuti di lavorare e nel 27,1% non ci sono aree verde per i colloqui coi familiari. Quest’ultima può sembrare una cosa secondaria in confronto alle altre ma, secondo gli esperti, la presenza di parchi e aree verdi è molto importante perché permette ai bambini – qualora siano figli di detenuti – di passare il tempo a disposizione con il genitore in un ambiente confortevole.

Meno reati, più detenuti. Perché?

L’associazione Antigone sottolinea nel suo rapporto un dato apparentemente inspiegabile: i reati diminuiscono (così come gli ingressi in carcere), ma i detenuti crescono. Com’è possibile? Secondo i volontari, il motivo è essenzialmente uno: “C’è un ritorno ad un primitivo significato di pena racchiuso nello slogan ‘devono marcire in galera’”. I politici approvano leggi che inaspriscono le pene e i giudici comminano sentenze più dure che altrove. Nel testo, si cita a questo proposito la normativa sulla droga, una delle più repressive in Europa. Negli istituti penitenziari del continente, i carcerati per reati di droga sono il 18%, in Italia il 35%.

Questa tendenza repressiva, secondo l’associazione, trova riscontro anche in altri due dati: il numero di persone che si trovano in carcere pur non essendo state ancora condannate nemmeno in primo grado, pari al 32,8% circa, e la lunghezza delle pene. “In generale, dal 2008 al 2017 le condanne inferiori ai 5 anni sono diminuite del 30% mentre quelle più lunghe sono aumentate del 53%”.

Gli stranieri non delinquono di più

Il rapporto evidenza che “non c’è un allarme stranieri detenuti” e “l’affollamento delle carceri nell’ultimo anno è principalmente dovuto agli italiani”. Gli immigrati in carcere oggi sono circa il 33,6% del totale, in calo rispetto al 2017. È vero che questa percentuale è molto più alta rispetto alla media europea, che si aggira intorno al 20%. Secondo l’associazione, però, gli stranieri non delinquono più in Italia che altrove: semplicemente, nel nostro paese ci sono leggi meno repressive e, se a commettere un reato è uno straniero, si fa meno ricorso a pene alternative. Per esempio, è difficile condannare una persona alla detenzione domiciliare se non ha un domicilio fisso.

 

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