7 tipi di simulatori militari visti a Itec 2019

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Stoccolma – Già il nome del festival è più che sufficiente per capire cosa aspettarsi: Itec infatti un acronimo, in inglese, che sta per Forum internazionale per la simulazione militare e civile, l’addestramento e la formazione. Per Wired abbiamo fatto un tour tra le diverse proposte  di simulatori presentate, sia militari sia civili, e abbiamo raccolto in questa selezione alcune tra le demo più curiose.

I motivi per cui realtà aumentata e realtà virtuale sono ormai diventate protagoniste nel panorama delle protezioni civili e delle forze armate sono molteplici, a cominciare della possibilità di addestrare il personale in modo sicuro ed economico, risparmiando denaro e attrezzature e riducendo i rischi per le persone. Ma non solo: un ambiente simulato si rivela ottimo anche per insegnare a seguire le procedure in condizioni critiche, per gestire gli imprevisti e per raccogliere big data da sfruttare per analizzare a posteriori la correttezza delle manovre.

Nonostante alcuni dei simulatori sembrino ideali da sfruttare come videogiochi, a stupire è soprattutto il realismo che riescono a riprodurre, poiché includono tutta una serie di tecnicalità sicuramente superflue per chi volesse solo divertirsi, ma fondamentali per fare in modo che l’addestramento digitale possa preparare alle situazioni reali.

1. Il simulatore di bazooka

Presentato da uno dei padroni di casa, ossia il gruppo industriale svedese Saab, è il simulatore che più di tutti viene voglia di provare. Il bazooka che si monta in spalla è proprio l’arma originale in adozione ai militari, a cui è stata fatta solo qualche piccola modifica. Non spara davvero (meglio specificarlo), ma simula il colpo attraverso un effetto sonoro e un’animazione sullo schermo. Tutto il resto, però, è esattamente come nella realtà: occorre caricare uno dei tipi di razzo a disposizione, togliere la sicura, prendere la mira con il mirino di precisione e premere il grilletto.

Il sistema interattivo può essere realizzato sia su un maxi-schermo sia con un computer portatile, e sono previsti diversi tipi di missione tra cui il colpo che esplode sul bersaglio e quello con esplosione in aria a distanza prestabilita. Gli addestratori hanno spiegato a Wired che il valore aggiunto del simulatore deriva soprattutto dal numero illimitato di colpi sparabili, più che dal risparmio di munizioni o dalla mancata distruzione degli oggetti-obiettivo. Il colpo reale infatti è così violento da provocare danni cerebrali se viene eseguito più di sei volte nell’arco di una stessa giornata. Tutto ciò però fa intuire quale sia la più grande pecca di questo simulatore: manca il rinculo.

2. L’addestratore aumentato per pompieri

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Al posto del solito joystick, chi non vorrebbe avere tra le mani una lancia antincendio modificata per la realtà aumentata? Proprio come si vede in foto, la persona che segue l’addestramento messo a punto da Flam Systems indossa alcuni dei principali accessori da pompiere, oltre a un visore che mostra le fiamme che stanno divorando un oggetto virtuale. Naturalmente, non si tratta solo di sparare acqua verso il fuoco. Il cuore della simulazione consiste infatti nell’apprendimento della procedura, che è composta sia da comandi manuali da azionare sulla lancia, sia da strategie per affrontare e domare un incendio. Oltre alla mira, l’operatore si addestra nel regolare la portata d’acqua, la distanza dalle fiamme a cui posizionarsi e l’ordine ottimale dei punti su cui direzionare il getto. Anche se è solo una simulazione digitale, allenarsi con questo sistema può essere davvero faticoso.

3. L’escape room per l’addestramento militare

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Se il modello escape room è già diventato un classico per il team building, perché non creare qualche spin off in un contesto militare? Per ora si tratta perlopiù di un’idea – o meglio, di un progetto – ma sono già diverse le forze armate che stanno iniziando a guardare agli sviluppi con interesse. “Già 10 anni fa esisteva Go4it (pdf), un gioco da tavolo usato anche per l’ideazione di strategie militari”, ha raccontato il capo progetto Johan de Heer. “Il gioco è tutt’ora usato per i programmi di training, e stiamo pensando a qualcosa di analogo ispirato alle escape room“.

Partendo dal paradigma del gioco serio, il serious game, l’iniziativa è stata chiamata serious escape room, e uno dei primi scenari su cui si sta lavorando è quello dei combattimenti underground. “In fondo si tratta di trovare il giusto mix tra narrazione, tecnologia, senso della trama e dinamica di gioco”, continua de Heer. “E non è difficile immaginare versioni ad hoc per l’addestramento non tecnico, così come modi per stimolare o misurare le capacità di leadership“.

4. Il catalogo del futuro

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Oltre ai simulatori procedurali di volo dei caccia e al sistema virtuale di addestramento alla manutenzione, che abbiamo già raccontato qui, Leonardo ha presentato un catalogo interattivo in realtà virtuale. Si tratta di una sorta di enciclopedia digitale di attrezzature militari, che spaziano dai tavoli tattici fino agli aerei e agli elicotteri. Insieme alla classica scheda tecnica, i dispositivi possono essere digitalmente smontati e rimontati, e soprattutto visti a grandezza naturale. Potersi muovere virtualmente dentro l’abitacolo di un elicottero, vedere come si cala una barella di soccorso e capire le esatte dimensioni di ogni componente rende i cataloghi tradizionali davvero pronti a essere lasciati sugli scaffali. Almeno nel settore militare.

5. Il simulatore di carro armato

Riprodurre un modello di carro armato da addestramento rischia di essere una scelta piuttosto ingombrante, ed effettivamente la soluzione presentata a Itec non è passata certo inosservata. Tra le caratteristiche peculiari del sistema, oltre alla fedeltà dei dettagli e alla raffinatezza del sistema di puntamento, c’è la possibilità di simulare le manovre in due persone contemporaneamente sullo stesso carro armato, ma soprattutto l’opportunità di sincronizzare virtualmente l’attività di più mezzi che agiscono in simultanea. A livello di addestramento, infatti, il principale utilizzo è proprio quello di ricreare missioni coordinate in cui più mezzi si devono organizzare in formazione seguendo una precisa strategia.

6. Molto più di Google Earth

In breve si tratta di un modello tridimensionale della Terra estremamente accurato, con una risoluzione inferiore a mezzo metro su qualunque punto del globo. La più importante applicazione, almeno secondo chi l’ha realizzato, saranno i sistemi di navigazione senza il bisogno di appoggiarsi al gps. Il che è utile, a livello militare, quando il posizionamento è in qualche modo ostacolato, oppure se il sistema di geolocalizzazione è stato hackerato dal nemico con lo scopo di far andare i mezzi fuori rotta o i colpi fuori bersaglio.

L’altro utilizzo principale è la creazione di una mappa tridimensionale precisa di un’area, su cui sovrapporre qualunque altra visualizzazione bidimensionale. Se ad esempio si ha una mappa delle temperature, oppure della riflettività dei raggi solari, si potrà calare la mappa 2d su quella 3d, ottenendo una comprensione molto migliore di cosa stia accadendo. Dato lo scopo militare, il livello di avanzamento della tecnologia è palesemente superiore a quello di un sistema civile come Google Earth. Sfruttabile anche per telecomunicazioni o in condizioni di emergenza, finora è stato richiesto soprattutto per simulare operazioni militari sull’esatta area in cui sarebbero avvenute. Il punto debole? La complessità della computazione per ottenere i rendering a partire da petabyte di dati satellitari, che di fatto è anche ciò che ne determina la velocità di ottenimento e il costo.

7. Il tir che parcheggia da solo, in retromarcia

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(foto: Arterra/Getty Images)

Per parlare di autocarro a guida autonoma che fa manovra in retromarcia è ancora presto, ma si stanno già iniziando a vedere i primi risultati. A Itec è infatti stata presentata una ricerca, peraltro ancora in corso, sulla simulazione di come un tir o un camion militare potrebbe auto-pilotarsi nelle delicate fasi di parcheggio. Il problema maggiore, che è essenzialmente matematico, è la gestione di uno o più rimorchi, che potrebbero piegarsi in modo indesiderato mentre ci si sta spostando all’indietro. Per il momento siamo ancora in una fase precedente rispetto al test su strada, ma i ricercatori e il loro portavoce Yann Takvorian dicono che a livello teorico il problema è stato completamente risolto.

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