5 libri che Di Battista potrebbe pubblicare nella sua nuova collana

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Sarà un grande editor (foto: Simona Granati – Corbis/Corbis via Getty Images)

Galeotto fu il franco Cfa: precisamente alla pubblicazione di questo libro si deve l’avvicinamento di Alessandro Di Battista a Fazi editore, di cui curerà “una collana di saggistica”.

In gennaio, l’ex-parlamentare dei Movimento 5 stelle aveva ben pensato di denunciare in diretta televisiva la politica monetaria della Francia in Africa scatenando una piccola bufera diplomatica. Pochi mesi dopo, l’editore romano pubblica questo testo, tutt’altro che superficiale, che aiuta a capire quello che c’è dietro un tema troppo spesso appannaggio di cospirazionisti, nazionalisti francofobi e neofascisti panafricanisti. Certo, l’idea che il franco Cfa sia la causa della miseria africana, o addirittura la causa delle migrazioni, resta una balla colossale, ma occupandosi di questi temi da editor, invece che da rappresentante del governo, Dibba potrà sicuramente limitare i danni diplomatici. Ecco 5 altri titoli con cui il pentastellato potrebbe arricchire la sua nuova collana.

Alessandro Di Battista, Sicari a cinque euro (Casaleggio Associati)

Quando il Movimento 5 stelle era ancora percepito come una costola della sinistra e nessuno sapeva chi fosse Alessandro di Battista, il futuro parlamentare viaggiava per il Sudamerica come cooperante, costruendosi una reputazione da Che Guevara del grillismo. Nasceva così questo reportage da Guatemala, Panama, Colombia ed Ecuador, commissionato dalla Casaleggio Associati, che indagava le cause profonde del fenomeno del sicariato come conseguenza di un ordine sociale impoverito e corrotto dalle politiche imperialiste degli Stati Uniti. Ma il libro di Dibba è soprattutto un libro d’incontri, di dialoghi e di esperienze, un tentativo di tirare fuori delle “spremute di umanità” (direbbe lui) dal peggiore dei narcotrafficanti, un romanzo di formazione in autostop in cui si scorge già quella fibra letteraria che avrebbe portato l’autore a firmare altri due libri. Se questo pedigree non basta per dirigere una collana, allora vorrei sapere quanti libri avete scritto voi.

Russ Kick, Tutto quello che sai è falso (Nuovi Mondi)

Quando nei primi anni Duemila uscì la prima edizione di questo libro, che sarà poi un bestseller, venne chiaramente collocato a sinistra e promosso da alcuni intellettuali. Valerio Evangelisti, sul sito Carmilla, addirittura lo definìuna specie di bibbia a uso del militante no-global”. Dentro articoli sui servizi segreti americani, la banca vaticana, il morbo della mucca pazza, ma anche sui complotti legati all’Aids e agli attentati dell’11 settembre 2001. Negli anni seguenti quella costola dietrologica della sinistra prese poco a poco vita autonoma, sviluppando le sue piattaforme sempre più post-ideologiche, nelle quali trovarono rifugio lettori di varie provenienze politiche: il blog Come Don Chisciotte, il network Megachip di Giulietto Chiesa, e naturalmente il movimento di Beppe Grillo. Da questo humus nascono gli ibridi politici come Alessandro di Battista, ma anche un intero elettorato.

Samir Amin, Lo sviluppo ineguale (Einaudi)

Il terzomondismo gode oggi di brutta fama, eppure a partire dagli anni Sessanta all’interno di questa categoria vagamente denigratoria sono state prodotte riflessioni e sintesi teoriche di grande valore, spesso dimenticate. Se terzomondismo dev’essere, allora, per piacere torniamo ai classici dell’economia dello sviluppo e approfittiamone per tradurre o ristampare qualche libro che manca da decenni nelle nostre biblioteche. Che ne dite di questo? Qui l’economista egiziano Samir Amin, scomparso meno di un anno fa, proponeva la sua visione degli squilibri dell’economia mondiale partendo dalla divisione tra centro e periferie. Lontano da ogni visione cospirazionista, al contrario Amin descriveva le tendenze strutturali che avrebbero portato i paesi poveri a impoverirsi sempre di più.

Lars Mytting, Norwegian wood. Il metodo scandinavo per tagliare, accatastare e scaldarsi con la legna (Utet)

Se un giorno Di Battista volesse mantenere la sua promessa, abbandonare definitivamente i riflettori e dedicarsi alla falegnameria, avrà senza dubbio bisogno di qualche libro per imparare il mestiere. Questo ha il vantaggio di non essere un semplice manuale ma una specie di libro iniziatico, che descrive in varie forme il rapporto tra l’uomo e il legno attraverso il lavoro. Cosa c’è di più adatto per chi sogna la decrescita serena?

Richard Condon, The Manchurian Candidate (Orion)

La fuga di Alessandro di Battista dal mondo della politica è interpretata dalla maggior parte degli analisti come una sapiente strategia per preparare il post Di Maio. Ma è impossibile non vedere nei gesti e nelle parole dell’ex leader carismatico del Movimento l’ombra dei tumulti interiori che lo hanno spinto lontano da Roma, a cercare di costruirsi un’altra vita, a fare il padre di famiglia, a scrivere libri. E la paura, forse, di essere schiacciato dalla macchina della Casaleggio Associati, di diventare il loro burattino: il “candidato della Manciuria” reso celebre da questo romanzo paranoico degli anni Cinquanta e da due film tratti da esso. Più vero del Dibba reale c’è soltanto il Dibba interiore che veniva raccontato dalla pagina di meme Logo Comune, alla quale il Dibba reale spesso si rivolgeva nei commenti come a chiedere aiuto, tiratemi fuori, sono prigioniero. Pubblicando questo libro nella sua collana, Di Battista potrebbe finalmente gridare al mondo la sua libertà e come Pinocchio annunciare: “Io non ho fili eppur sto in piè”.

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