5 scandali per plagio nel mondo dei comics

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Il poster di Lucca Comics & Games 2019 ha fatto parlare di sé. Non solo perché estremamente suggestivo e d’impatto, ma anche per le accuse, rivolte all’autrice Barbara Baldi, di essersi troppo letteralmente ispirata a diverse fonti.

La polemica pare essersi smorzata così rapidamente come s’era infiammata: l’organizzazione della fiera del fumetto lucchese ha replicato rapidamente e in modo soddisfacente alle critiche, ricordando che la locandina è nata come composizione di disegni originali, foto, sfondi e immagini 3d, i cui diritti erano coperti da licenza di pubblico utilizzo o regolarmente acquistati.

Il caso offre una buona opportunità per interrogarsi, ancora una volta, su dove sia il sottile confine tra, appunto, ispirazione, omaggio, riferimento visivo e vero e proprio plagio. La storia dei fumetti, un’arte in cui la quantità di disegni e illustrazioni prodotti è immensa e probabilmente senza pari rispetto ad altri settori, è inevitabilmente costellata di casi del genere, alcuni più o meno fondati di altri. Eccone 5 tra i più famigerati.

5. Il caso Incarnate di Nick simmons


Nick Simmons è il figlio di Gene Simmons, leggendario bassista dei Kiss. Nel 2009 diede alle stampe la serie a fumetti Incarnate, edita dalla casa editrice statunitense Radical Comics. Il comic book (piuttosto innocuo) sarebbe presto caduto nel dimenticatoio se lo youtuber jimsupreme non ne avesse presto messo in risalto le casuali somiglianze, per stile, personaggi e inquadrature, con le scene di alcuni manga famosi, primo fra tutti Bleach, e anche con alcune opere pubblicate sulla community di artisti DeviantArt.

Le accuse di plagio esplosero sul web, rimbalzando in particolare su 4chan.org, il sempre agguerrito board dove, praticamente, il crimine di copiare le pagine di un manga è ritenuto meritevole di pena capitale. Dopo qualche settimana, l’editore sospese le pubblicazioni della serie. Le scuse di Simmons, poco sentite, arrivarono a breve distanza, ma ormai il danno era irreparabile.

4. X-Men o Doom Patrol?


Sono un team di reietti della società, dotati di poteri straordinari, guidati da una saggia figura paterna relegata su una sedia a rotelle, e impegnati a combattere contro la Confraternita del Male. Suona familiare? Certo! È la Doom Patrol. Sì, avete letto bene, questa descrizione piuttosto specifica si riferisce al supergruppo della Dc Comics, le cui avventure furono pubblicate per la prima volta nel giugno del 1963, ma ovviamente si adatterebbe più che bene anche ai più noti X-Men di casa Marvel Comics, apparsi per la prima volta nei comic book americani nel settembre del 1963.

Arnold Drake, ideatore della Doom Patrol, accusò pubblicamente Stan Lee di aver preso ispirazione dal suo superteam, ma visto il breve periodo di tempo trascorso tra le due pubblicazioni (meno di tre mesi, di gran lunga inferiore ai tempi di elaborazione dei fumetti) pare in questo caso possibile che si tratti solo di una (s)fortunata, per quanto incredibile, coincidenza.

3. Greg Land, maestro del tracing estremo

Ecco un caso di ottimizzazione seriale dei risultati spinta sino alle estreme conseguenze. Greg Land, autore di punta della Marvel Comics degli ultimi 20 anni, è passato alla storia dei comics americani per il suo uso costante e intenso dei riferimenti fotografici, spesso passati su Photoshop e copiati linea per linea, e del riciclo costante di disegni, con le stesse pose ed espressioni facciali che si ripetono più e più volte, a volte anche nel medesimo albo.

Molte vignette disegnate da Land sono state ricondotte a fonti fotografiche o cinematografiche ben precise, spesso tratte da film pornografici. Un’altra forma di plagio, insomma, anche se più discutibile e più difficilmente censurabile.

2. Il plagio emerso di Giuseppe Ferrario

Era il 2009, Licia Troisi aveva già conquistato il successo grazie alle sue Cronache del Mondo emerso, e Panini Comics aveva commissionato un adattamento a fumetti della saga fantasy tutta italiana a Roberto Recchioni, come sceneggiatore, e a Gianluca Gugliotta e Giuseppe Ferrario, come disegnatori. Pareva una storia lieta per tutti, quando l’utente TeaSe del sito Disegnomanga.it notò le prime somiglianze tra le tavole disegnate da Ferrario e le illustrazioni dei maestri dell’animazione giapponese Hayao Miyazaki e Makoto Shinkai. Tramonti dipinti, teneri abbracci e pose minacciose che sembravano copincollati di peso dalle tavole dei manga. E poi scene d’azione con pose identiche a quelle degli Ultimates di Bryan Hitch.

Ferrario si scusò dicendo che il suo era un omaggio a Miyazaki, autore amato e rispettato; Panini bloccò le pubblicazioni e fece poi ridisegnare i volumi già usciti (e completare quelli restanti) al disegnatore Massimo Dall’Oglio. Ferrario fu poi di nuovo colto in flagrante qualche tempo dopo, quando lo stesso Recchioni additò alcuni biglietti natalizi dello Studio grafico Effige, ricalcati dai vecchi cartoni di Hanna e Barbera.

1. Tre scandali per Shia LaBeouf


Pare che il vizio del plagio sia relativamente comune tra le star che si prestano al mondo dei comics. Shia LaBeouf, attore ex enfant prodige di Steven Spielberg divenuto poi enfant terrible, annunciò nel 2012 l’intenzione di firmare una serie di graphic novel autoprodotte. Le prime due, Let’s f***ing party e N Mate, uscirono quello stesso anno. Nel 2013 lo scandalo: molte frasi erano pescate a piene mani dalle opere di Charles Bukowski e Benoit Duteurtre.

LaBeouf, in realtà, era recidivo. Già il suo cortometraggio HowardCantour.com, presentato nientemeno che al Festival di Cannes nel 2012, era praticamente una riproduzione non autorizzata (e non attribuita) della celebre graphic novel underground Ghost World di Daniel Clowes.

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