Chi ha paura dei Pokémon? Le leggende metropolitane sui mostri tascabili

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(foto: Yvonne Hemsey/Getty Images)

Pokémon: Detective Pikachu è un successo, e si parla già del sequel. Nel frattempo è stato annunciato un nuovo videogioco per smartphone ispirato al franchise. Come ha scritto Chiara Severgnini sul Corriere della aera quello dei Pokémon è “un impero su cui non sembra tramontare mai il sole, fatto di videogame, carte da gioco, merchandising, cartoni animati e film” e a distanza di 23 anni, il segreto del suo successo è che riesce a rivolgersi a più generazioni. (Video)giochi di successo e pop culture sono da sempre vivai di leggende metropolitane, e anche queste ultime riescono a rivolgersi a pubblici diversi. Quelle sui Pokémon non fanno eccezione: chi ha paura dei mostri tascabili?

Il grande panico del 1997

Una delle storie più istruttive sul fenomeno Pokémon (ma non solo) comincia appena un anno dopo la nascita del franchise, nella sua madrepatria: il Giappone. Il 16 dicembre del 1997 le tv del Sol levante trasmisero il trentottesimo episodio dell’anime sui mostri tascabili. L’episodio, intitolato Dennō Senshi Porygondel, non fu mai più trasmesso, e dopo la messa in onda la programmazione si interruppe per quattro mesi. Il motivo? L’episodio avrebbe causato centinaia di attacchi epilettici, e in generale avrebbe fatto stare male fino a 12000 bambini. Sul banco degli imputati, una particolare sequenza in cui Pikachu usa il suo attacco elettrico, rappresentato con una serie di flash. Quel caso clamoroso, che fece parlare tutto il mondo per settimane, è nella nostra memoria collettiva. I fan dei Simpson, per esempio, ricorderanno la puntata in cui la famiglia è a Tokyo e cade vittima di convulsioni guardando Robot guerrieri epilettici. E magari a qualche sfortunato bambino saranno stati vietati dai genitori tutti i cartoni giapponesi, perché si sa che la prudenza non è mai troppa. Ma andò davvero come scrissero i giornali?

Quando il caso è stato analizzato a bocce ferme, si è scoperto che l’epidemia di attacchi era in realtà compatibile con l’isteria di massa. Come ha spiegato lo scettico Benjamin Radford nel 2001 su Skeptical Inquirer, non è in discussione che degli stimoli luminosi possano innescare un attacco epilettico in persone predisposte. E nonostante quell’episodio non fosse poi così diverso dai precedenti, è del tutto plausibile che possa aver innescato alcuni attacchi. Ma l’incidenza dell’epilessia fotosensibile nella popolazione è troppo bassa per spiegare l’altissimo numero di casi. La grande maggioranza dei malesseri riportati non aveva alcun legame con le luci lampeggianti, ma fu l’effetto della suggestione operata dai media (che la sera stessa trasmisero nuovamente la sequenza incriminata) che si trascinò nei giorni successivi. Quei bambini, è bene precisarlo, non fingevano affatto, il punto è che la suggestione può indurre sintomi non specifici comuni ad alcune malattie, in questo caso i disturbi epilettici.

L’inevitabile satanismo dei Pokémon

Quello dell’epilessia non è certo l’unico panico legato ai Pokémon. Come dimostra la storia di Dungeons and dragons, non ci vuole molto a fare delle passioni degli adolescenti un capro espiatorio. E proprio come D&D, anche i Pokémon sono stati accusati di portare al satanismo. L’associazione tra il franchise e Satana comincia molto prima del lancio nel 2016 di Pokémon Go, quando ricircolò una (falsa) intervista al creatore Satoshi Tajiri. In quell’occasione si sono solo ravvivate le braci di una leggenda ben più vecchia: gli evangelici americani avevano nel mirino Pikachu & Co, in particolare il gioco di carte, già nel 2000. La loro fama satanica si diffuse presto tra i fondamentalisti cristiani anche se, per quel che può valere, nell’aprile dello stesso anno la trasmissione Il sicomoro su Tv2000, la tv della Conferenza episcopale italiana, già assolveva i Pokémon dichiarando che il gioco non aveva alcun effetto negativo sui bambini, anzi. Ma non è bastato a convincere gli antisatanisti, ossessionati da Satana più di quanto non lo siano i satanisti stessi. Nel 2006 per esempio La Stampa riferiva che, in un articolo del mensile Chiesa Viva, si poteva leggere che:

«I Pokemon sono 150 angeli caduti dal cielo; dunque démoni, ciascuno con un potere malefico particolare. Pikachu significa 100 volte più potente di Dio»

Dallo stesso articolo inoltre si apprendeva che Benedetto Pansini, allora questore di Pesaro, invitava a sequestrare le carte di Yu-Gi-Oh in quanto “concentrato di satanismo ed esoterismo”. Almeno i Pokémon sono in buona compagnia.

Il complotto giudaico-massonico-darwiniano

Paese che vai, delirio che trovi. Se da noi e negli Usa i crociati anti-Pokémon ce l’avevano in particolare con Satana (e non gli è ancora del tutto passata), tra i fondamentalisti islamici la mania dei Pokémon ha generato accuse del tutto speculari. L’Arabia Saudita e altri paesi nel 2001 bandirono il gioco di carte perché avrebbe promosso il sionismo, il cristianesimo e la massoneria, almeno stando a interpretazioni molto fantasiose dei simboli del gioco nato in Giappone.

Un’altra accusa, forse meno lisergica, era che quelle carte erano una forma di gioco d’azzardo, proibito dal Corano. Ma non basta: visto che i Pokémon si evolvono, vennero accusati di promuovere Darwin e attaccare il creazionismo. A ben vedere, la cosiddetta evoluzione dei Pokémon è quanto di più lontano possa esistere dalla realtà scoperta da Darwin, ma come al solito basta la parola evoluzione a triggerare i creazionisti, anche se usata a sproposito. Nel 2016, con l’arrivo di Pokémon Go, l’Arabia saudita ha rinnovato gli anatemi.

La sindrome di Lavandonia

Una leggenda che invece è diffusa anche tra gli appassionati di Pokémon è quella della sindrome di Lavandonia. Nel videogioco Pokémon Red and Blue, quando i giocatori si trovano nella città di Lavandonia, così chiamata per il caratteristico colore rosato, si sente una musica inconfondibile. Il motivetto è inquietante, e d’altra parte nel gioco la città è infestata e ospita un cimitero, ma si dice centinaia di bambini si siano suicidati in Giappone dopo averla ascoltata. Una versione della leggenda è che i bambini siano spinti a suicidarsi a causa di alcune frequenze nella musichetta del gioco, ma siccome sono udibili solo dai giovani non sono state notate. Esistono però anche altri creepypasta più elaborati, ed è proprio da queste brevi storie dell’orrore che è nata la diceria, sul pretesto di una colonna sonora particolarmente riuscita.

Difficile non vedere, almeno a livello narrativo, qualche analogia col panico del del 1997 citato in precedenza: due prodotti dello stesso franchise che feriscono i bambini inconsapevoli. E se è credibile un caso, perché non dovrebbe esserlo l’altro?

 

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