Enel recluta startup per investire in energie rinnovabili e smart city

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Non c’è startup in Italia che non prenda gli Stati Uniti come punto di riferimento. Gli spazi dove si fa innovazione oltreoceano sono il modello di chiunque intenda sviluppare nuovi business. Sono partiti prima, sono consolidati e strutturati, hanno accolto startup che sono diventate unicorni.

Ma al di là del racconto di vecchi garage e scantinati che hanno dato i natali a imprese di successo, che cosa accade veramente negli Stati Uniti? Non solo West coast, non solo California. Il network degli hub più importanti, degli incubatori che hanno in portfolio le realtà blasonate e di maggiore dinamicità, intreccia una rete molto eterogenea.

Sulla East coast, a Boston, ha sede il maggior polo per le ricerche sul cleantech (tecnologie “pulite” per la sostenibilità ambientale e a riduzione dell’inquinamento) di tutti gli Stati Uniti. Si chiama Greentown labs e ha appena ammesso tra i suoi partner Enel. La società elettrica italiana è già radicata nel territorio: ha infatti proprio a Boston la sede nordamericana di Enel Green Power e di Enel X. Ora ha deciso di investire nelle cleantech, replicando un modello di open innovation già attivo con altre realtà, come la piattaforma Innocentive a San Francisco.

Quello di Boston è un distretto importante per l’industria pesante – spiega Ernesto Ciorra, responsabile innovazione di Enel – per questo abbiamo scelto di entrare a far parte di Greentown labs. La nostra presenza qui è strategica per coprire la costa Est e il Canada. Quello che faremo è aprire challenge su tutte le aree di business di Enel: cerchiamo realtà che siano utili alle nostre sfide. Le startup che sono qui presenti possono candidarsi alle challenge e se c’è un match, inizia la partnership”.

Il modus operandi di Enel, lo stesso in tutti i luoghi dove fa open innovation, è quello di stabilire un rapporto basato sulla possibilità di trasferire alle startup individuate know how e competenze, oltre a un contributo economico. “Non entriamo con equity – prosegue Ciorra – ma investiamo per sostenere il progetto. Questo approccio consente alle giovani imprese di conservare il controllo del capitale azionario”.

Ernesto Ciorra presenta Enel ai Greentown labs (crediti: Enel)

Che cosa cerca Enel

I bandi per le startup saranno aperte su più fronti, per rispondere a specifici bisogni delle divisioni del gruppo. Dal demand response, a idee per le smart cities, ai nuovi materiali per la costruzione. E poi robot in grado di svolgere attività rischiose, soluzioni per migliorare la resilienza della rete di distribuzione e accrescerne la digitalizzazione. Tecnologie per aumentare le prestazioni delle centrali elettriche rinnovabili. Innovazioni nel mondo dello storage e nel monitoraggio dei flussi di energia.

Ma anche idee su servizi finanziari e fintech, soprattutto alla luce delle novità in agenda: la multinazionale dell’energia, come riportato da altri organi di stampa, entrerà anche nel giro dei pagamenti digitali già da quest’anno, probabilmente dopo l’estate.

Gli innovation hub nel mondo

Sotto la guida degli Enel innovation hub, dieci in tutto il mondo, l’azienda ha avuto l’opportunità di valutare circa 500 startup, selezionate su oltre 5mila candidati, attivando collaborazioni con circa 200 e applicando 50 soluzioni al proprio business a livello globale.

Dal 2016 ha siglato con le startup contratti per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro. Inoltre, ai soggetti che intendono raccogliere capitali, “Enel offre accesso a un network di venture capital in grado di investire potenzialmente un capitale di circa 10 miliardi di euro”, conclude Ciorra.

Greentown labs (crediti: Enel)

Il cantiere Greentown labs

Greentown labs è stata fondata sette anni fa e annovera nel suo progetto 41 partner che la sostengono, tra cui Enel. Negli spazi di Somerville, appena fuori Boston, ospita in 100mila metri quadri un centinaio di startup tutte focalizzate sul cleantech. “In media rimangono 2-3 anni”, spiega Emily Reichert, amministratore delegato di Greentown labs. “Crescono attraverso acquisizioni, ipo e fondi di investimento. A oggi ne sono passate circa 200. L’80% delle startup qui presenti ha già una storia di successo legata agli investimenti ricevuti”.

Il percorso per entrare è lineare: dopo una selezione, alle startup individuate viene concesso l’affitto degli spazi del Greentown labs per poter implementare la propria idea. In questo modo gli startupper entrano in un network specifico, lavorano fianco a fianco ad altri colleghi che stanno sviluppando idee nello stesso campo. Dall’agricoltura idroponica, all’efficienza energetica, ai trasporti, dalla produzione di energia rinnovabile, alla tecnologia dell’acqua.

Gli spazi di Greentown labs sono una grande officina, suddivisa in lotti, uno per startup. Nessun muro a dividerli, lo scambio di conoscenze, la commistione, l’aiuto reciproco sono ingredienti base della convivenza. E poi i progetti non hanno mai esattamente lo stesso esatto oggetto di interesse.

E così piante di pomodori crescono a fianco all’ultimo modello di auto a guida autonoma testato per la raccolta di dati, stampanti 3D creano vicino a sensori altamente tecnologici per controllare microgrid. Fuori dall’area dove makers, entrepreneur e startupper si danno da fare, ci sono spazi comuni dove socializzare: gradinate, area bar, desk in affitto, diverse sale per eventi. Un format che ha fatto strada e che abbiamo imparato a riprodurre anche in Europa.

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