10 tipi di storie che puoi raccontare per innescare il cambiamento digitale in azienda

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lampadina (Getty Images)
lampadina (Getty Images)

Secondo l’ultimo report dell’osservatorio di Assochange nel 2019 sarà soprattutto la trasformazione digitale a imporre soluzioni di change management e la stessa digitalizzazione rappresenterà uno strumento di gestione del cambiamento.

Se in passato gli interventi di trasformazione riguardavano principalmente i processi di lavoro, la creazione di nuovi prodotti e la cultura aziendale, oggi, ma soprattutto in futuro, tutte le azioni di trasformazione saranno in qualche maniera toccate dall’aspetto di digitalizzazione. Il successo o l’insuccesso delle strategie di cambiamento sono legate, secondo il report, soprattutto all’accoglienza da parte delle persone del nuovo corso.

Perché i progetti falliscono?

Tre sono i fattori principali di freno indicati dalle aziende del campione: la mancanza di una cultura aperta al cambiamento (44%), lo scarso coinvolgimento delle persone al cambiamento (41%) e la sponsorship del top management (35%).

Il 77% delle aziende del campione indica il coinvolgimento delle persone coinvolte nel cambiamento come il principale fattore di successo, seguito dal supporto del top management (76%) e da una cultura aperta al cambiamento (39%).

Per coinvolgere le persone è necessaria una leadership adeguata, e fra le competenze considerate necessarie oggi, ma che promettono di essere ancora più importanti in futuro, c’è la “capacità di dare senso e direzione al cambiamento”.

L’osservatorio sottolinea un tema che ancora fatica a trovare consapevolezza nelle aziende, ed è quello dell’ascolto, necessario per trovare la sintonia e la comunione di intenti che rappresentano le fondamenta di un’impresa. L’ascolto è quella parte della comunicazione (il dietro le quinte, si potrebbe dire) che spesso viene trascurata, ma che è fondamentale soprattutto in interventi di change management.

Lo storytelling per gestire il cambiamento

Come ormai stanno confermando gli studi di neuroscienze sul linguaggio, lo strumento vecchio quanto l’uomo per attivare l’ascolto e dare direzione e senso alle azioni collettive è il racconto di storie. Steve Denning, esperto di change management che ha lavorato anche per la Banca Mondiale, ha già molti anni fa individuato 10 funzioni delle storie come strumento di trasformazione delle aziende.

1. Storie che permettono di condividere conoscenze

Le storie possono trasmettere competenze sul come fare le cose, ma spesso le storie di apprendimento nelle organizzazioni sono storie di errori, che permettono di abbassare il rischio ascoltando le criticità affrontate da altri.

Fra le ultime storie di fallimento di cui si sta raccontando in rete c’è quella di Pebble, che ha evidentemente trascurato di ascoltare in maniera approfondita il mercato.

Ma come viene raccontato nel Museo del fallimento aperto in Scandinavia dallo psicologo Samuel West, quasi tutti i grandi brand hanno sbagliato almeno una volta, e da alcuni errori sono nate le più grandi innovazioni. Anche in Italia è stata aperta da poco una Scuola di fallimento, dove le storie finite male fanno da bussola alle neonate aziende.

2. Storie che incitano all’azione

La storia, amata o odiata, di Greta Thumberg è sicuramente quella più attuale come pungolo all’azione. La sua protesta personale è divenuta un fenomeno sociale, giornalistico, politico. Ora due narrazioni sull’ambiente, quella di Greta e quella dell’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco, moltiplicano l’effetto. Difficilmente i brand potranno fare a meno nella loro storia dell’elemento sostenibilità.

3. Storie che riguardano il futuro

Da sempre esistono scrittori esperti di tecnologie che creano trame e scenari (ottimistici o terrificanti), partendo dallo stato dell’arte della scienza e della tecnologia e incrociandoli con gli archetipi che condizionano i processi mentali e culturali. Ora gli autori di fantascienza sono al servizio delle imprese per costruire prototipi narrativi.

Sci Futures è una società che utilizza l’immaginazione di diversi autori di fantascienza per confezionare prototipi e orientare le imprese nella realizzazione di prodotti che possano avere un ruolo nell’avventura umana. Informazioni tecniche e immaginazione collaborano per consentire alle aziende di entrare nel futuro, vedere cosa manca e cosa, di quello che sta nascendo, potrebbe maturare in prodotto utile.

Prima si fa un fumetto, un libro, un cortometraggio e poi, attraverso il metodo del framework, si pensa a perfezionare il prodotto sulla base dei bisogni emergenti in uno scenario verosimile. Anche Impact School prevede un format di fictionalizing per disegnare i prodotti anticipando l’esperienza.

4. Storie basate sull’umorismo

La politica è quella che più di tutte sta utilizzando questa funzione. Nella narrativa il trickster (in italiano l’imbroglione o il buffone) è il personaggio che dissacrando il presente, apre lo spiraglio del cambiamento. I social network aiutano a scardinare gerarchie di conoscenza, creando un vuoto da riempire con nuove elite.

Ne parla Henry Jenkins in Convergence Culture, ma anche il filosofo De Botton, che ne L’importanza di essere amati spiega come già le caricature di Gillray facessero tremare Napoleone più di quanto ci riuscisse l’esercito nemico, tanto da intraprendere azioni ridicole tentando di far estradare chiunque facesse una caricatura. Oggi la politica è tutta giocata su meme e battaglie satiriche.

5. Storie trampolino

Quella di Olivetti, per esempio, è una delle storie più importanti nella tradizione imprenditoriale italiana e internazionale. La figura di Adriano Olivetti ha ispirato molti imprenditori e manager che si occupano di organizzazione aziendale e di innovazione. Un faro rappresentato e studiato al di là del brand attuale, ormai acquistato da Tim, che fa ricordare come non si possa prescindere dalle eredità culturali del passato per costruire scenari futuri.

6. Storie sulle persone

Dietro a un’iniziativa imprenditoriale esiste sempre la motivazione di una o più persone. Comprendere quella storia aiuta a far riconoscere le persone in un progetto e a farglielo sostenere. Fra le diverse iniziative che raccontano storie personali c’è il podcast The Startup Story, mentre in Italia c’è Storie di chi, che offre spazio anche alle impese.

Anche le aziende più strutturate stanno capendo il valore di riconoscersi nelle persone, e non solo di far riconoscere le persone nella storia dell’azienda. L’employer branding è la nuova frontiera della comunicazione e della collaborazione organizzativa. Virgin da anni ha creato il programma Virgin Tribe che oggi utilizza la piattaforma Perks at work per gestire convenzioni, premi dedicati ai dipendenti e crea programmi di comunità.

L’ascolto delle storie legate alla quotidianità dei dipendenti è alla base della scelta dei benefit più mirati e utili a creare benessere in azienda. Dalla buona comunicazione interna a un’efficace storia verso l’esterno il passo è breve.

7. Storie sulle marche

I loghi sono spesso il concentrato della storia della marca. Cisco System, ad esempio, ha stilizzato il Golden Gate nelle linee verticali del logo. L’azienda fu fondata nella città americana di San Francisco. I suoi fondatori raccontano che, mentre in auto si stavano recando a Sacramento per registrare la nuova azienda, videro il celebre Golden Gate in controluce e decisero che il ponte doveva essere presente nel logo.

8. Storie che trasmettono valori

Le conferenze TedX sono l’esempio di un format basato sulle storie che trasmettono la cultura dell’innovazione e una serie di valori cui ispirarsi. Il format degli specchi è ormai un modello esteso a diverse iniziative, comprese le convention corporate delle multinazionali.

9. Storie che colmano ritardi nelle competenze

Le storie sono passaggi di esperienza, anche tra competenze trasversali. In campo di etica e intelligenza artificiale, le storie sono fondamentali, perché fanno immaginare casi eccezionali rispetto alla normalità programmabile.

Per esempio al Radcliffe Institute di Harvard, dove si è formata Francesca Rossi, ricercatrice italiana e global leader di Ai Ethics per Ibm, ci sono 50 fellow all’anno fra artisti, poeti, registi, biologi, informatici, scienziati.

10. Storie che incorporano competenze tacite

Secondo James Ford, professore in Climate adaptation all’università di Leeds, gli aneddoti delle comunità Inuit sono un corpo di conoscenze complesse e dettagliate, basate sull’osservazione continua e trasmesse di generazione in generazione.

La comunità scientifica si sta rivolgendo anche alla tribù di Samoa per capire come dalle osservazioni del comportamento animale, di nubi e specie botaniche si prevedono i cambiamenti meteo. Scienza e sistemi di credenze basate sull’esperienza diretta e confezionate in storie sono sul punto di trovare dei punti di incontro.

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