Salvini ha tanti nemici, ma quanti possono metterlo in difficoltà?

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Al bar davanti un caffè, sul divano guardando la televisione o fuori dalle chiese dopo la santa messa. C’è sempre un nome sulla bocca di tutti: Matteo Salvini. Il vicepremier si scontra con la magistratura, con la Chiesa, con le piazze, con il mondo della scuola e ogni tanto dibatte anche con alcuni politici che a fasi alterne si mostrano interessati a svariate tematiche solo per il gusto di andare contro il leader della Lega. È un Salvini contro tutti, dove alla fine il primo potrebbe anche risultare vittorioso contro i secondi. Perché “nel bene o nel male, purché se ne parli”, ricordava a grandi linee Oscar Wilde fornendo con oltre cento anni di anticipo una giustificazione alla comunicazione volgare, sguaiata e prepotente, ma senza dubbio efficace sul piano del marketing comunicativo.

Gli ultimi 10 giorni sono un esempio lampante. Lo scorso 11 maggio un’insegnante palermitana è stata sospesa per due settimane per non aver vigilato sugli studenti di 14 anni che, in occasione della giornata della memoria, avevano realizzato e pubblicato un video accostando le leggi razziali del 1938 al decreto sicurezza, cavallo di battaglia del ministro dell’Interno. La faccenda è stata ampiamente dibattuta. Quasi tutti concordano sul fatto che il paragone sia errato, ma l’opinione pubblica si è divisa tra chi ritiene il video come una sorta di propaganda che sfrutta gli studenti e chi sostiene che il pensiero critico debba essere valorizzato e non punito, soprattutto quando si eleva contro i governanti. Poco importa, volente o meno al centro della querelle c’era il nome di Salvini. E in questi giorni il mondo della scuola e i politici d’opposizione stanno organizzando manifestazioni in cui vengono letti passi della Costituzione.

L’attacco al vice premier risulta quantomeno bizzarro se proviene da chi per molti anni ha relegato l’educazione civica al ruolo di Cenerentola, dopo l’attività motoria e la religione. Inoltre non si ricordano riforme di governi passati che stimolavano il pensiero critico. Il mondo politico insorge solo adesso, con non meglio definite lotte per la salvaguardia dei processi mentali di analisi e valutazione. E mentre ancora la faccenda palermitana tiene banco, Salvini viene attaccato dalla Chiesa per aver sventolato un rosario a un comizio, arruolando tra i suoi supporter addirittura la Vergine Maria, forse nel tentativo di prendere i voti dei devoti. “Io credo cha la politica partitica divida, Dio invece è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso”, ha detto il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin. Il mondo cattolico è un po’ in ritardo per far finta di tenere lontano i suoi idoli dalle faccende italiane.

E poi ci sono i pm, tra la caccia ai soldi della Lega e gli sbarchi dei migranti. Sul secondo argomento l’apice è stato toccato in diretta tv, quando Massimo Giletti, a Non è l’arena, ha informato il suo ospite Salvini che il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, sequestrando la nave e indagando il comandante ha posto fine alla vicenda dei 47 migranti che da giorni erano a bordo della nave Sea Watch 3, a cui veniva impedito di sbarcare su indicazione del governo. Ed ecco arrivare la “staffetta democratica” made in Pd, che con un po’ di ritardo prova ancora una volta a opporsi alle politiche salviniane sull’immigrazione, ma solo quando l’argomento è sulla cresta dell’onda. Chiesa, politica e manifestanti vari rischiano una sorta di boomerang.

Invece la magistratura, nella sua indipendenza, e l’impatto economico delle politiche governativa, forse, potrebbero dare più di un fastidio al leader leghista. Del resto la novella ricorda quanto già l’Italia ha visto con Berlusconi.

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