Amaro Montenegro, il sapore vero delle relazioni umane

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Chissà quali erano i programmi per la serata nel 1885. Senza andare troppo in periferia nel giovane Stato unitario, nelle città si poteva andare a teatro o ritrovarsi nei caffè, per fare due chiacchiere su politica italiana, scenario internazionale, progressi tecnologici.
Lo spirito del tempo era un po’ diverso ma ancora oggi le migliori occupazioni per far serata restano, quasi, le stesse: ritrovarsi, divertirsi, celebrare successi e nuovi inizi, festeggiare compleanni e anniversari, salutare con gioia gli amici che espatriano, valorizzare la condivisione vera in un’epoca in cui lo sharing di emozioni e idee è rigorosamente digitale. Insomma, basta poco per ritrovare quello human spirit su cui nemmeno il più avanzato dei sistemi artificiali può competere.

Dopotutto, un’intelligenza artificiale con un’evoluta capacità di visione può riconoscere migliaia di immagini in un data set e catalogarle ma non è ancora in grado di distinguere il sapore vero delle relazioni. Un privilegio che spetta ancora a noi e che, oggi come allora, passa anche dalla possibilità di bere in compagnia, come dimostra la storia di Amaro Montenegro. Il pubblico più giovane e curioso, grazie alle proposte della mixology, potrà continuare a scoprire il sapore vero dello storico brand, che si esalta anche nei twist con i grandi classici, come il Montenegroni, il Monte Sour, il Monte Mule, grazie a un profilo aromatico unico, che spazia dalle note fresche a quelle calde e speziate, da quelle dolci e tostate a quella floreali e speziate.

Anche attraverso le proproste cocktail più innovative e sperimentali, bere Amaro Montenegro equivale a viaggiare nel tempo e nello spazio: il celebre liquore italiano nasce nel 1885, grazie alle sperimentazioni dell’erborista bolognese Stanislao Cobianchi ed è rimasto fedele ancora oggi alla segreta ricetta originale, che comprende 40 erbe aromatiche provenienti dai quattro angoli del globo. Le erbe, sapientemente selezionate, estratte e miscelate, in seguito ai processi di bollitura, macerazione e distillazione, si trasformano in sei note aromatiche (con l’aggiunta di una settima nota a suggellare il tutto).

Bere con moderazione è la prima regola; non c’è però dubbio che, in una serata tra amici, un buon cocktail sia il viatico per confidarsi, condividere sogni e progetti, parlarsi con franchezza, premiarsi rinunciando per un po’ alle preoccupazioni del lavoro, alla competizione dilagante in ufficio ma anche nella dimensione social-virtuale, all’assordante flusso di informazioni continue.

Insomma, ribadire il primato umano delle relazioni, delle condivisioni e del ritrovarsi non è scontato in un’epoca dove un algoritmo finisce per conoscere i tuoi gusti in fatto di libri e di shopping meglio di un conoscente di lungo corso. Ci sono piaceri unici che restano in una dimensione ancora tutta umana, quella che lo stesso brand ha deciso di celebrare nella campagna #HumanSpirit che vede un gruppo di amici alle prese con lo strapotere dei robot metafora della tecnologia. Questi ultimi, però, non possono condividere momenti unici e nemmeno scoprire una storia, quella di Amaro Montenegro, che parte da lontano, in un mondo dove esistevano ancora gli imperi e non erano certo gli imperi tech.

Tuttavia, anche Amaro Montenegro guarda al futuro e all’innovazione, come ha dimostrato attraverso la call for ideas #HumanSpirit lanciata con Future Food e rivolta ai giovani innovatori, studenti universitari o startupper. Una call articolata in quattro aree (mixology, augmenting new drink experiences, smart bars e food alchemy) che chiedeva ai partecipanti di approcciare la tecnologia con una nuova prospettiva: come facilitatore di esperienze sociali nuove e autentiche, in cui la creatività e il saper fare contribuiscono a rafforzare lo spirito di coesione tra le persone, anche durante la degustazione di spirits e cocktail (si è conclusa lo scorso 30 aprile, ndr).

Non stupisce che Amaro Montenegro metta lo #HumanSpirit al centro della sua narrazione: tantissimi brand si confrontano con gli scenari che cambiano grazie alla tecnologia e quindi con le mutate sensibilità e aspettative di utenti e consumatori. Tuttavia, smaterializzare un’esperienza sensoriale, come quella di bere un buon amaro, è impossibile, così come non può cambiare la ricetta che ha garantito successo all’elisir bolognese fin dalle sue prime apparizioni, ancora oggi custodita dal master herbalist. Ci sono alchimie, dopotutto, che nemmeno un algoritmo avanzato può replicare.

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