Cannabis light illegale? L’Italia prende in giro se stessa e la ricerca scientifica

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(foto: Nur Photo/Getty Images)

Ci si potrebbe chiedere a che cosa servano gli studi scientifici internazionali, le ricerche mediche lunghe decenni e le raffinate indagini statistiche, quando poi nella realtà di un Paese come l’Italia l’affaire cannabis viene gestito con una volatilità tale da far invidia persino all’andamento dello spread. Senza pensare che modificare una legge – o anche solo una sua interpretazione, come accaduto ieri – non significa semplicemente cambiare le abitudini delle persone, ma aprire o chiudere in un battito di ciglia interi settori imprenditoriali.

Dal 2016, quando la legge 242 aveva aperto le porte ai prodotti a base di cannabis light, nel nostro Paese hanno aperto circa 1.500 imprese ad hoc, specializzate in un settore dalle grandi promesse per un mercato che già oggi (o meglio, fino a ieri) si stima abbia una dimensione di 150 milioni di euro all’anno. Ora, invece, non stiamo assistendo solo a un ribaltone giudiziario rispetto a sentenze precedenti che probabilmente stroncherà sul nascere centinaia di iniziative imprenditoriali, ma abbiamo appena creato una nuova incertezza legislativa che ancora una volta non rende chiare quali siano le regole.

Già prima della decisione, la situazione aveva del paradossale: due diverse sezioni della corte di Cassazione si erano pronunciate in senso opposto, richiedendo l’intervento delle sezioni penali unite per arrivare – almeno – a rimuovere le contraddizioni interne. Ora, però, dal punto di vista dei vuoti normativi non va molto meglio: la sentenza ha stabilito che restano legali quei prodotti che sono “in concreto privi di efficacia drogante”, mentre diventa reato vendere qualunque altro “prodotto derivato dalla coltivazione della cannabis”.

Facciamo un passo indietro: secondo la legge del 2016, al momento della compravendita è consentito un contenuto fino allo 0,2% di Thc, il principio attivo che dà l’effetto stupefacente. Ma ci sono almeno due criticità. Di fatto, la norma prevede una tolleranza fino allo 0,6%, perché sotto questa soglia non sussiste responsabilità penale per il venditore. E poi, secondo quanto interpretato adesso dalla Cassazione, la norma con parametri quantitativi si applicherebbe solo alle coltivazioni ma non ai prodotti derivati. Il che apre mille questioni: come stabiliamo allora se un prodotto al dettaglio è legale o meno? Chi decide se sussiste o no la cosiddetta efficacia drogante? Dovremo aspettarci di volta in volta la pronuncia di un tribunale per stabilire se un certo prodotto sia ammissibile in commercio? Secondo Federcanapa, che cita i parametri della tossicologia forense, il limite dovrebbe essere fissato allo 0,5% di Thc, ma si tratta più di una speranza che di una garanzia.

A questo punto, poco importa stabilire se la sentenza sia motivata da questioni d’indirizzo politico, e suonerebbe persino superfluo ribadire le complesse considerazioni sul consumo della marijuana raccolte dalla comunità scientifica. Tutto si risolve nell’ennesimo episodio della fiction della scienza in tribunale, dove ogni cosa assume la forma del garbuglio giudiziario, in cui l’angolazione di lettura di una norma può bastare a stravolgerne la sostanza.

Alla domanda se siamo davanti a una sentenza antiscientifica, la risposta è probabilmente sì. E non tanto per il divieto in sé, che comunque ha più l’aria di un’iniziativa proibizionistica che di una decisione a tutela della salute pubblica, ma per la bizzarria del concetto di effetto drogante. In che modo meriterebbe di essere bandito un prodotto come un olio, una crema, una caramella o un dolcetto con bassi livelli di Thc e una certa dose di Cbd (il principio attivo che dà la sensazione di rilassatezza), quando d’altra parte restano legali sigarette superalcolici? Se parliamo di effetti cancerogeni, di rischi per la salute individuale o di questioni di sicurezza al volante, il modello a due pesi e due misure non regge. Soprattutto se – lo ribadiamo – stiamo parlando di prodotti a uso ricreativo con percentuali infime di Thc.

Alla domanda se siamo di fronte a un autogol economico, la risposta è certamente sì. Da un lato per il tentativo che pare destinato a non concretizzarsi di togliere mercato alle mafie e ai traffici illegali, ma soprattutto per il rischio quantomai verosimile di azzerare in un sol colpo un settore in cui molti avevano già deciso di investire i propri risparmi. E non con una mossa azzardata, bensì con il supporto (almeno apparente) della legge, e dunque dello Stato. Ancora una volta, stamattina, dobbiamo dire a imprenditori e startupper che hanno fatto male a lanciarsi in una nuova attività. E che l’Italia non è un posto in cui il rischio d’impresa è un valore rispettato e tutelato.

Viviamo in uno Stato in cui, senza cambiare una virgola nelle norme, un’attività legale diventa di colpo fuori legge. E non si sta parlando di un lieve discostamento nella lettura di un parametro di dettaglio, ma del senso stesso di una norma nel suo complesso. Troppo facile sarebbe a questo punto scagliarsi contro l’avversario politico di turno. Che sia una legge scritta in modo troppo ambiguo, che sia una forzatura nel voler interpretare una norma come fa comodo in questo momento o che si tratti di un vero e proprio colpo di mano scaturito dalla volontà di stroncare traffici illeciti presunti, il punto è che le istituzioni sono riuscite ancora una volta nell’impresa di contraddire se stesse, sono state capaci di far venire palesemente meno la certezza del diritto. Con la prospettiva poco rassicurante che l’interpretazione della legge sia in futuro di nuovo in mano al giudice di turno.

I poteri dello Stato hanno tutta la facoltà di stabilire se la cannabis light sia legale o meno. Ma non hanno, o almeno non dovrebbero avere, il diritto di fare e disfare continuamente le regole, facendo ricadere il peso dell’incertezza sulle spalle di persone che non hanno alcuna colpa. Se non una: quella di voler aprire piccole attività imprenditoriali che fino a qualche ora fa sembravano avere le carte in regola per esistere.

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