Starlink, i satelliti di Elon Musk minacciano lo studio delle stelle

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C’è un nuovo grattacapo che affligge gli amanti dello Spazio. Da ormai diversi giorni (dal 24 maggio per la precisione) in orbita attorno alla Terra ci sono 60 nuovi satelliti. Sono i pionieri della costellazione di Starlink, il progetto di Elon Musk per portare Internet ultraveloce anche nelle zone più isolate del mondo. Alla fine delle operazioni i satelliti saranno 12mila. Il problema? Sono luminosi, e per gli esperti potrebbero minacciare lo studio del cielo interferendo sia con l’osservazione delle stelle sia con i segnali elettromagnetici provenienti dallo Spazio.

Starlink

A vedere il video (qui sopra) realizzato dall’astronomo dilettante Marco Langbroek non si può non rimanere colpiti dalla simpatica processione di puntini luminosi che si trascinano nel cielo. Sono le prime immagini di quei 60 satelliti che hanno inaugurato il progetto dell’eccentrico Elon Musk, che con Starlink vuole portare Internet ultraveloce anche nelle zone più remote del Pianeta. Una rivoluzione nei sistemi di telecomunicazioni, che andrà a sostituire la fibra ottica.

(Immagine: Marco Langbroek, video)

Perché sia possibile una copertura ultrarapida e globale, però, i satelliti dovranno occupare orbite basse, a 540 chilometri di quota, ed essere molto numerosi (da progetto la flotta al completo conterà 12mila unità).

Una luminosa gatta da pelare

Ciò che preoccupa non poco gli astronomi è che, a distanza di diversi giorni dal lancio, i satelliti siano ancora ben visibili nel cielo notturno per alcune ore dopo il tramonto e prima dell’alba (qui potete trovare i calcoli dell’orbita se volete avvistarli in prima persona). Luminosi come una costellazione artificiale.

Un problema che, stando ai calcoli (riportati dal Guardian) di Cees Bassa dell’Istituto olandese di radioastronomia, potrebbe cambiare il modo in cui si guarderà il cielo notturno, soprattutto quando i dispositivi in orbita saranno migliaia. Le stime di Bassa, infatti, suggeriscono che una volta lanciati i primi 1.584 satelliti (quelli per cui è già nota l’orbita) ci saranno 15 satelliti chiaramente visibili sopra l’orizzonte per 3-4 ore dopo il tramonto e prima dell’alba. Con 12mila satelliti (presupponendo che abbiano un’orbita simile a quelle già rese pubbliche), invece, si arriverebbe a 70-100 satelliti.

E come faranno gli astronomi a evitare di catturare qualche (decina di) satellite durante le loro indagini? Nonostante i dispositivi non abbiano ancora raggiunto la loro orbita finale (per cui al momento non si sa con esattezza quanto saranno luminosi in definitiva), astronomi e astrofili hanno già ingaggiato una battaglia a suon di tweet con il patron di SpaceX chiedendo come si pensa di affrontare il problema della luminosità dei satelliti.

Se inizialmente ha minimizzato l’entità del fenomeno, Musk si è alla fine premurato di dire di aver richiesto ai propri esperti di studiare un modo per ridurre il potere riflettente dei satelliti.

Interferenze

Ma la luminosità potrebbe non essere l’unico grattacapo degli studiosi dello Spazio. Starlink (e le reti che verranno dopo di lei) potrebbe diventare la disperazione dei radioastronomi, cioè gli scienziati che ascoltano le onde elettromagnetiche emesse dagli oggetti celesti per restituire, tanto per fare un esempio assolutamente poco noto, l’immagine di un buco nero. I satelliti, infatti, già ora interferiscono con i tracciati.

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