Giornata mondiale del latte, bufale e leggende su un alimento (quasi) universale

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(foto: Michael Ochs Archives/Getty Images)

La Giornata mondiale del latte si celebra ogni anno il primo giugno. Potrebbe sembrare l’ennesima festa creata direttamente dagli uffici marketing, come il Carbonara day, e in effetti il sito ufficiale della giornata è coordinato dalla Global Dairy Platform, composta in gran parte da associazioni di categoria. La giornata però è nata nel 2001 su iniziativa della Fao, Organizzazione delle nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura, con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico sull’importanza dell’alimento e dei suoi derivati nella dieta. La Fao, a propria volta, avrebbe scelto la data perché a livello nazionale esistevano già iniziative simili in questo mese. Per esempio negli Stati Uniti giugno è il National Dairy Month, creato nel 1937 come National Milk Month dall’industria casearia nel tentativo di aumentare la domanda per assorbire un’eccedenza di latte prodotto.

Ma se è vero che in genere latte e latticini sono previsti nelle diete bilanciate, è anche vero che nemmeno il latte, con tutte le sue qualità, è un supercibo imprescindibile, e la sua produzione ha un costo in termini etici e ambientali non sempre evidente al consumatore. Non stupisce quindi che il mondo vegano, industria compresa, abbia risposto al World Milk Day con un’altra giornata mondiale dedicata al latte vegetale, che si celebra il 22 agosto.

Vegetale o no, oggi il latte è davvero un prodotto globalizzato, e non sono mai esistiti tanti consumatori come oggi: anche per questo è l’ingrediente di molte bufale e leggende metropolitane.

Latte al cioccolato e mucche marroni

Il 7% degli americani pensa che il latte al cioccolato sia quello prodotto dalle mucche marroni, o almeno questo è quello che è stato scritto in tutto il mondo nel giugno del 2017. La fonte? Un sondaggio commissionato dallo Innovation Center of Us Dairy e reso pubblico proprio nella Giornata mondiale del latte, a cui seguiva il National Dairy Month. Lo scopo del sondaggio era mostrare quanto poco ne sapesse il pubblico di come funzionava l’agricoltura, ma servì invece a rendere evidente la fallacia del giornalismo. Partendo da quel presunto 7% di sempliciotti, i giornali fecero i loro titoli acchiappaclick e lamentarono l’ignoranza del pubblico.

I risultati del sondaggio, così come comunicati dai pr, sono stati presi come oro colato e ripubblicati senza l’ombra di senso critico. Il sondaggio, che comprendeva mille persone, riguardo alla provenienza del latte al cioccolato avrebbe previsto tre scelte: prodotto da mucche marroni, mucche bianche e nere o il classico “non so“. Come ha spiegato Glendora Meikle su Columbia Journalism Review, già da queste informazioni è chiaro che il sondaggio non poteva misurare quello che è stato ripetuto dai giornali.

La giornalista ha provato a ottenere i dati completi, ma senza successo: il sondaggio, le è stato detto, non era pensato per la pubblicazione. Non sappiamo quindi dettagli fondamentali, come la formulazione esatta del quesito o se il campione fosse realmente rappresentativo. Meikle riflette che può sembrare stupido accanirsi sul fact-checking di qualcosa del genere, ma il punto non è il latte al cioccolato: il cordone ombelicale che lega i pr ai giornalisti è più pericoloso delle cosiddette fake news.

Occhio al latte ribollito

Alcune leggende sui prodotti di consumo partono delle etichette, o per meglio dire dalla loro fantasiosa interpretazione. Il celeberrimo Volantino di Villejuif, per esempio, non era altro che una stele di Rosetta che trasformava i codici di coloranti e additivi in sostanze cancerogene. Anche per il latte confezionato esiste una leggenda di questo tipo, e come il volantino di Villejuif ritorna ciclicamente e poi scompare: quella dei numeri sulle confezioni di Tetrapak. Secondo gli appelli i consumatori devono fare attenzione al numero stampato sul fondo dei cartoni, che indica quante volte il latte è stato ripastorizzato dopo la scadenza. Il numero va da 1 a 5, ma dopo la terza bollitura non sarebbe consigliabile l’acquisto. Tetrapak ha spiegato che quel numero non ha nulla a che vedere col trattamento del prodotto, indica la striscia della bobina da cui quel cartone è stato fabbricato. Ma soprattutto un prodotto di questo tipo violerebbe la legge, e non avrebbe quindi senso che tale violazione fosse del tutto trasparente sulla confezione.

Latte e serpenti, topi e formaggio

Le storie di animali tanto ghiotti di latte che farebbero di tutto per rubarlo agli uomini, anche succhiarlo direttamente dalle mammelle, sono un motivo ricorrente nel folklore. In particolare esiste una letteratura sterminata sui serpenti. Ma se sembra incredibile che una vipera possa arrivare ad attaccare una mucca o una donna per quel motivo, lo è ancora di più alla luce del fatto che questi rettili non hanno mai mostrato il minimo interesse per il latte. Eppure questo tipo di leggende sono estremamente radicate. Ancora oggi i nomi comuni di alcuni serpenti rimandano a quelle credenze, basta pensare al nostro pasturavacche (Elaphe quatuorlineata) o ai milk snake americani (genere Lampropeltis), e si crede che un metodo infallibile per stanarli sia una bella ciotola di latte.

Ma anche l’associazione tra topi e formaggio è leggendaria. Nonostante i cartoni animati, i topi non hanno una particolare predilezione per il formaggio. All’occorrenza lo consumano, ma potendo scegliere preferiscono altro.

Il parmigiano dai manici d’ombrello

L’adulterazione dei cibi non è certo un fenomeno immaginario, e la cronaca spesso ci fornisce degli esempi. Ma le nostre paure sui cibi prodotti industrialmente alimentano anche famose leggende, tra queste quella del parmigiano grattugiato ottenuto tritando manici di ombrello. Come spiega Museum of Hoaxes, nel mondo anglosassone in genere si parla di un briccone italiano che, nel 1969, sarebbe stato preso con le mani nel (falso) formaggio: una storia abbastanza popolare da essere citata anche in diversi libri sul cibo. Ma se si cerca di rintracciare il corrispondente fatto di cronaca si rimane a mani vuote: non risulta che qualcuno nella storia abbia mai grattugiato manici di ombrelli per aumentare i guadagni.

Eppure la leggenda non è totalmente priva di un fondo di verità. Nel 1962 le autorità italiane avrebbero realmente scoperto un business a base di parmigiano adulterato. Uno degli ingredienti di questo succedaneo era una sostanza usata anche nella fabbricazione di bottoni e manici di ombrello. Il Washington Post scrisse che era una sostanza plastica, mentre secondo un altro giornale scovato da Museum of Hoaxes era derivata da scarti caseari. Le due cose non sono necessariamente in contraddizione, essendo un tempo molto diffusa la galatite, una plastica prodotta a partire dalla caseina. Nessuno aveva quindi grattugiato manici di ombrello, ma non è impossibile che qualcuno possa aver interpretato la notizia in maniera simile, e abbia cominciato a raccontarla così.

Quegli strani bagni di latte

Non sono contemplati dalla Giornata mondiale del latte, ma erano famosi nell’antichità e lo sono tutt’ora grazie al marketing. Ma anche dal questo ennesimo capriccio da soddisfare può nascere qualcosa di interessante. Poche settimane fa è affiorata in rete la foto di uno strano volantino che sembrerebbe offrire bagni di latte molto particolari. Il titolo è infatti “fai il bagno nel mio latte” seguito da “offerta per soli uomini; soia, mandorle, o tradizionale; usa la mia spugna; ti guarderò”

L’annuncio era accompagnato da una foto che sembrava uscita dritta dritta da un sogno di David Lynch, e altre foto analoghe si trovavano all’indirizzo web riportato. Che razza di servizio offriva il volantino? Esisteva una nicchia feticista ancora sconosciuta? Il volantinò è apparso per la prima volta nel 2017, ed è una bufala. O meglio, un’opera d’arte. Come spiega Snopes l’autore è l’artista e comico Alan Wagner. Il concept era stato creato per la pubblicità virale di una bibita, ma l’azienda lo aveva rifiutato. Non volendo sprecare una buona idea, Wagner ha realizzato le foto che aveva in mente a sue spese, con attori e amici, nel proprio garage. Poi, come aveva fatto per altri progetti, ha ideato lo strano volantino e il sito, ottenendo comunque la meritata viralità.

…and today in CREEPY NEWS! 😱❤⚡🐓

Posted by Robert Carbone on Friday, May 10, 2019

 

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