5 libri per capire il lato oscuro della rete

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Data center di Facebook in Svezia (foto: JONATHAN NACKSTRAND/AFP/Getty Images)

Internet doveva rendere le nostre vite migliori, e invece: gran parte del potenziale positivo delle piattaforme che ci hanno reso iperconnessi si è esaurito, mentre stiamo appena iniziando a scontarne i rovesci della medaglia. Con questi 5 titoli privi di particolare ottimismo, vi suggeriamo qualcosa da leggere per approfondire quello che, con un po’ di banalizzazione, non si può che definire il lato oscuro del web.

Christian Rocca, Chiudete internet (Marsilio)

Da vero liberale liberal venuto su alla scuola del Foglio, Christian Rocca ha sicuramente visto la vittoria di Trump negli Usa come la caduta di un mondo, la brusca interruzione di quello che sembrava un “destino manifesto” verso il progresso, l’apertura, l’universalismo. Dare la colpa a internet, allora, potrebbe sembrare la facile tentazione in cui si rifugia chi non riesce a fare i conti con la sconfitta. Ma questa sconfitta è la sconfitta per tutti quanti, perché apre un’era di caos e di conflitti esacerbati dagli strumenti che avevamo creato per connetterci, informarci, divertirci. È vero, naturalmente, che il voltafaccia globale nei confronti delle élite (e della stessa filosofia liberal) discende da cause reali, diciamo pure da un fallimento: ma sarebbe una tentazione altrettanto facile negare l’influenza di certe epocali trasformazioni tecnologiche sulla politica dell’ultimo lustro, con effetti paragonabili a quelli dell’invenzione della stampa. Chiudere internet, allora? Quella di Rocca è naturalmente una provocazione, ma la dittatura dell’algoritmo in cui viviamo è una realtà.

Angela Neagle, Contro la vostra realtà (Luiss University Press)

Prima che arrivasse questo libro a raccontarcelo, in pochi si erano accorti che sul web americano erano nate delle sottoculture aggressive, in grado di fornire pretesti ideologici alla violenza di maschi instabili e persino di dettare l’agenda politica. Dietro all’instancabile fucina di meme – pozzo nero dell’improduttività occidentale, e quindi cattedrale del nostro tempo – sta il risentimento di una generazione che ha colonizzato un nuovo mondo, ne ha fatto il suo “game” (per citare Alessandro Baricco) e dichiarato guerra al vecchio mondo reale, ormai sempre meno reale. La promessa di distruggere la realtà è in fondo realizzata: nulla più esiste fuori dalla rete, che sceglie le mode e i leader politici, definisce il linguaggio, consuma le risorse del pianeta.

Giuliano da Empoli, Gli ingegneri del caos (Marsilio)

Anno 2016: mentre Hilary Clinton metteva al lavoro un migliaio di assistenti per tentare di rendersi più spontanea, il suo avversario procedeva nei sondaggi a forza di gaffes, invenzioni e aggressioni verbali, su su fino alla Casa Bianca. Donald Trump era riuscito in qualche modo a craccare la macchina, sfruttando le faglie di un ecosistema informativo che premiava certe mosse invece di altre, trasformando la visibilità in consenso, le debolezze in strumenti di polarizzazione. Già stroncato dal nazional-populista Eric Zemmour in Francia, il libro racconta precisamente i diversi tentativi, più o meno scientifici, di sfruttare queste faglie da parte di una nuova generazione di politici ed eminenze grigie, da Casaleggio a Bannon a Cambridge Analytica. Se la scienza della manipolazione del consenso appare ad oggi soprattutto una boutade pubblicitaria, o nella migliore ipotesi una scommessa vinta senza badare troppo al metodo, Da Empoli descrive una nuova fase quantistica della politica, basata sui big data e sulla probabilità, in cui una nuova generazione d’ingegneri della propaganda (fisici e matematici) si vanta di poter dare man forte agli ideologi e agli oratori. Non è detto che funzioni sempre, ma chiediamoci cosa significa vivere in un ecosistema informativo in cui miliardi di dollari vengono spesi, in sostanza, per farci incazzare.

James Williams, Scansatevi dalla luce (Effequ)

L’economia dell’informazione è in realtà un’economia dell’attenzione, e quanto più siamo sommersi dalla prima tanto più diventa scarsa e preziosa la seconda. La logica vorrebbe che ci dotassimo quindi degli strumenti per regolare l’informazione e ottimizzare l’attenzione, se non fosse per un piccolo problema: chi ci vende (o talvolta ci regala) quegli strumenti, ovvero i fabbricanti di device e le piattaforme online, non ha come priorità il nostro benessere ma il suo profitto. E quindi deve estrarre la nostra attenzione come una preziosa materia prima, anche a costo di prosciugarla. James Williams, specialista di design dell’informazione passato da Google, scrive un pamphlet infuocato e documentato contro la perversione della tecnologia, disegnata appositamente per farci perdere tempo, fornirci soddisfazioni sul breve termine e in ultima analisi abbruttirci (rubarci la luce, per citare il filosofo Diogene dal titolo del libro). E se invece seguissimo il consiglio evangelico ripreso da Tolstoj, “camminate nella luce, finché avete la luce”? Quanto tempo rubiamo ai nostri progetti o ai nostri cari, ogni volta che clicchiamo su una notifica o che giochiamo a Candy Crush? Quanto odio assorbiamo a ogni lettura del nostro feed?

James Bridle, Nuova era oscura (Not)

È curioso che un altro libro, senza nessun legame con il precedente, ricorra anch’esso alla metafora della luce, insistendo sul suo negativo: secondo Bridle noi viviamo in una nuova epoca in cui la luce si sta affievolendo. La tecnologia ha portato i suoi amari frutti, di fatto invertendo la curva del progresso: il progresso della conoscenza è stato soffocato dall’overflow informativo, quello economico dalle disfunzioni generate dall’incapacità di controllare i nostri stessi strumenti, si pensi all’effetto terribile della piena automazione sul lavoro. Gli algoritmi, di nuovo loro, hanno preso vita propria e popolato la rete di contenuti disturbanti che influenzano il comportamento di adulti e bambini (un capitolo particolarmente inquietante è dedicato ai video strani di YouTube).

Le peggiori conseguenze sono forse quelle climatiche: a causa dell’enorme costo energetico della massa di attività, spesso del tutto improduttive, che svolgiamo in rete, di fatto le trasformazioni dell’ecosistema informativo partecipano alle trasformazioni dell’ecosistema in senso stretto, scaraventandoci in un mondo denaturato le cui nuove leggi sono sempre meno compatibili con l’umano, sempre più imprevedibili. Più grave ancora di avere superato il picco del petrolio, abbiamo superato il “picco della conoscenza”: davanti a noi c’è solo oscurità. Difetto che forse possiamo attribuire anche a questo libro: impressionante macedonia di prospettive orribili nei più disparati campi dello scibile, sembra difettare di una teoria in grado di collegarle tra loro. E forse questa è la cosa più spaventosa: qualcosa di oscuro sta accadendo ma, come in un racconto di Lovecraft, non riusciamo nemmeno a nominarlo.

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