Apple potrebbe arginare i dazi cinesi grazie al trasferimento della produzione di Foxconn

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(foto: Foxconn)

Mentre la guerra commerciale contro la Cina e la nuova politica dei dazi di Washington rischiano di inasprirsi, Apple prepara le sue contromosse per evitare rischi legati alla produzione dei dispositivi da importare nel mercato americano. Il gruppo di Taiwan Foxconn, tra i principali fornitori asiatici di Cupertino, ha infatti annunciato di poter spostare la produzione e l’assemblaggio di iPhone fuori dalla Cina in qualsiasi momento, in caso di un’escalation delle tensioni.

La rassicurazione dei partner produttivi può quindi tranquillizzare la Mela, che lo scorso marzo aveva dovuto fare i conti con un crollo delle vendite dei suoi smartphone che aveva colpito di riflesso proprio la produzione nei siti cinesi di Foxconn.

Al momento Apple non ha ancora dato nessuna istruzione in merito a un piano di trasferimento della produzione, ma Liu Young, membro del comitato di gestione della produzione dell’azienda cinese, ha dichiarato che “il 25% della nostra capacità produttiva è fuori dalla Cina e possiamo aiutare Apple a rispondere alle sue necessità nel mercato americano”, come si legge su Bloomberg.

Una meta possibile potrebbe essere rappresentata dall’India, dove Foxconn già collabora con Xiaomi per la produzione di smartphone e dove, a inizio anno, aveva deciso di investire 488 milioni di dollari per espandere il sito produttivo di Sriperumbudur anche in vista di nuovi accordi per l’assemblaggio dei modelli più recenti di iPhones. Tra l’altro la compagnia cinese produce già dispositivi Apple più vecchi in uno stabilimento di Bangalore.

Inoltre, data la difficoltà nel fare previsioni in merito alle prossime decisioni del presidente americano Donald Trump sulla questione delle relazioni economiche e commerciali con la Cina, Foxconn ha anche confermato di voler iniziare la costruzione di uno stabilimento direttamente nel Wisconsin entro la fine dell’anno. L’impianto, che prevede un investimento della compagnia cinese di 1,5 miliardi di dollari, potrebbe anche beneficiare di incentivi per 4,5 miliardi, e si prevede che possa dare lavoro a circa duemila persone entro il 2020, producendo server, componenti di rete e schermi Lcd per i dispositivi destinati agli Stati Uniti.

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