L’Italia è quasi in fondo alla classifica europea per la digitalizzazione

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5G (Getty Images)
5G (Getty Images)

Sul fronte della digitalizzazione il nostro Paese non brilla in Europa. A dirlo è il rapporto annuale stilato dalla Commissione europea per valutare l’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (Desi) negli Stati membri dell’Unione. Secondo i dati pubblicati quest’anno, infatti, l’Italia si piazza al 24esimo posto sui 28 paesi censiti, mentre sul podio ci sono Finlandia, Svezia e Olanda.

A pesare maggiormente su questo esito sono in particolare la scarsa diffusione dell’uso di internet sul territorio nazionale e la percentuale più bassa di laureati nel settore delle tecnologie per le telecomunicazioni (Itc), che conta soltanto per l’1% del totale delle lauree. Bene invece i progressi fatti nel campo dell’assegnazione delle frequenze per il 5G, anche se lo sviluppo della rete superveloce resta ancora piuttosto lento.

Sebbene il nostro Paese si trovi quasi in fondo alla classifica, però, rispetto al 2018 guadagna sette punti per quanto riguarda la connettività e si piazza seconda posizione dopo la Finlandia per quanto riguarda la spartizione delle frequenze 5G, con una percentuale di preparazione del 60%.

Resta però vero che nel complesso, mentre gli altri Paesi dell’Unione hanno compiuto dei passi in avanti su più fronti migliorando la loro situazione generale, l’Italia è sostanzialmente rimasta ferma, soprattutto per quanto riguarda l’uso delle tecnologie digitali e le competenze.

Soltanto il 44% degli italiani tra i 16 e i 74 anni, infatti, ha competenze minime, mentre la media degli altri paesi è attorno al 57%. Inoltre, ancora un 19% dei nostri connazionali non ha mai utilizzato internet (rispetto alla media Ue dell’11%) e soltanto il 46% utilizza dei servizi di e-banking.

Non va meglio nemmeno per quanto riguarda l’integrazione digitale all’interno del settore industriale, dove siamo piazzati al ventitreesimo posto. Soltanto il 10% delle piccole e medie imprese italiane, infatti, vende online (contro una media europea del 17%) e solo il 6% vende oltre i confini nazionali. A ogni modo su questo punto devono ancora farsi sentire le ricadute del piano del Governo per l’industria 4.0.

Una piccola nota positiva viene infine dai servizi pubblici digitali, dove siamo 18esimi grazie soprattutto al buon funzionamento dell’Open data e dei servizi digitali dedicati alla salute.

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