Paolo Savona, presidente della Consob: “Le criptovalute diventino pubbliche”

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Paolo Savona (foto: Giulio Napolitano/Bloomberg)

Le criptovalute? Diventino di monopolio pubblico”. Così parlò Paolo Savona, presidente della Consob, e fino a pochi mesi fa (discusso) ministro per gli Affari europei. Durante il suo discorso all’incontro annuale con la comunità finanziaria a Milano, Savona ha lanciato l’idea di sdoganare le criptovalute sotto l’egida dello stato, infrangendo di fatto l’ultimo tabù della finanza. Non è un’apertura ai bitcoin, che Savona non cita, ma poco ci manca.

La diffusione delle criptovalute” – ha spiegato l’economista – “è un’altra esperienza dalla quale trarre insegnamento per proteggere il risparmio. L’ideale sarebbe che l’uso di questo strumento, per ora paramonetario se non proprio finanziario, diventi monopolio pubblico, come accaduto per la moneta di base. Alcuni stati si stanno muovendo in questa direzione, ma l’iniziativa privata mostra di essere più pronta a cogliere l’innovazione e a porre il suo domino su di essa. Se così accadesse il sistema monetario attuale verrebbe sconvolto, il sistema finanziario coinvolto e diverrebbe problematico il controllo della quantità di moneta e, ancora più la sua riconduzione nell’alveo pubblico”.

In pratica dall’osservatorio privilegiato della Consob s’intuisce un cambiamento prossimo venturo: e se gli stati non si attrezzano per includere questa nuova forma di economia, potrebbero doversela vedere con una diffusione incontrollata di valuta, tale da sconvolgere il sistema monetario. Durante il suo intervento, Savona si è anche soffermato su come intelligenza artificiale e blockchain stiano cambiando la gestione del risparmio, e perché gli algoritmi che da qualche tempo operano sui mercati non siano da temere, dato che è sempre l’intelligenza umana a fare la differenza.

Comunque la si pensi, quello del fintech è un treno che l’Italia non può permettersi di perdere. E allora ecco l’idea: una scuola dove le cosiddette tecnologie disruptive possano incontrare la finanza tradizionale, in nome della sicurezza. “La Consob” – ha annunciato Savona – “ha in corso di definizione un accordo per dare vita, insieme alle istituzioni che volessero aderire, a un centro di ricerca e formazione, possibilmente universitario, che propone di chiamare con l’acronimo Safe (Scuola per le applicazioni fintech elettroniche), di per sé un programma”.

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