Gli Stati Uniti hanno provato ad hackerare la rete elettrica russa

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Il presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump e il presidente Russo Vladimir Putin alla conferenza di Helsinki del 2018. (foto: Brendan Smialowski / AFP/Getty Images)

Gli Stati Uniti hanno introdotto un malware di fabbricazione americana nei sistemi che gestiscono la rete elettrica nazionale russa. Così facendo, gli Usa hanno intensificato le incursioni digitali al fine – sembra – di dimostrare al presidente Putin come l’amministrazione Trump abbia realmente intenzione di usare la sua autorità per schierare cybertool in maniera più aggressiva.

La notizia dell’attacco informatico è stata data dal New York Times che riporta la descrizione, fornita da attuali ed ex funzionari governativi, del dispiegamento – pur non documentato – del codice informatico statunitense all’interno della rete elettrica russa e verso altri obiettivi segreti; il tutto sarebbe parte di un’azione di risposta a Mosca dopo gli attacchi a base di fake news portati durante le elezioni di metà mandato americane del 2018.

Quest’azione arriva a seguito di ammonimenti pubblici da parte del dipartimento di Sicurezza nazionale e dell’Fbi verso possibili attacchi informatici russi con il probabile obiettivo di sabotare centrali elettriche, oleodotti e gasdotti o forniture d’acqua per colpire gli Stati Uniti.

La risposta statunitense potrebbe portare a un’escalation? Lo scopriremo solo nelle prossime settimane. Di certo, per ora, c’è che qualche giorno fa il consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton dichiarava che l’aumento dei cyber-attacchi americani è finalizzato a “dire alla Russia, o a chiunque altro ci rivolge attacchi cibernetici, che ne pagheranno il prezzo”.

Per quanto da tempo la strategia americana fosse basata sullo studio e l’osservazione delle infrastrutture digitali avversarie, con il posizionamento del malware – che potrebbe potenzialmente paralizzare l’intera rete elettrica russa se attivato, ha spiegato il Times gli Stati Uniti passano all’attacco con un’aggressione di proporzioni mai attuate prima d’ora.

Sebbene si tratti “solo di un avvertimento”, il comandante del Cyber ​​Command degli Stati Uniti, il generale Paul M. Nakasone, ha sottolineato apertamente la necessità di “difendere attaccando” i sistemi online del paese avversario, per dimostrare che gli Stati Uniti risponderanno colpo su colpo agli attacchi informatici mirati.

Secondo la legge approvata nell’estate del 2018 dal presidente Donald Trump, tali azioni possono ora essere autorizzate dal segretario della difesa senza un’approvazione presidenziale speciale.

Inoltre, poiché la nuova legge definisce le azioni nel cyberspazio come affini all’attività militare tradizionale, non sarebbe necessario un briefing che possa dare il via all’ordine.

Attualmente, dunque, per quanto sappiamo sia Russia che Stati Uniti hanno apparentemente schierato i loro malware nelle reti l’uno nei sistemi dell’altro. Come nel 1989, per certi versi, la situazione ci trova ad attendere o temere che qualcuno prema un pulsante.

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