Come è evoluto lo sguardo da cucciolo che ci fa amare i cani

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(foto: K.C. Alfred via Getty Images)

Perché i cani (ma anche i gatti) suscitano la nostra simpatia e la nostra tenerezza? A rispondere è anche la natura, che ha reso gli occhi – e dunque l’espressione – di questi animali via via, nei secoli, sempre più dolci e amorevoli, veri catalizzatori della nostra attenzione. Questo risultato è frutto di uno studio, coordinato dall’Università di Portsmouth che mostra come l’anatomia facciale dei cani sia cambiata, migliaia di anni fa, favorendo una migliore comunicazione con l’essere umano, un compito in cui riescono benissimo. Lo studio ci aiuta a capire in che modo l’evoluzione dell’animale ha contribuito a renderlo il migliore amico dell’uomo.

I risultati sono pubblicati su Proceedings of the National Academy of Sciences.

Lo studio

Gli autori hanno studiato l’anatomia e il comportamento del cane (il canis lupus familiaris), addomesticato migliaia di anni fa – precisamente 33mila anni fa, secondo i dati più recenti – e del lupo (il canis lupus), che appartiene sempre alla famiglia dei canidi ed è la variante non domestica del cane rimasta ferma (o quasi), in termini di cambiamenti evolutivi. I ricercatori hanno svolto una dettagliata analisi di anatomia comparata che mette a confronto 33 cani con 13 lupi.

Lo sguardo languido

Dall’indagine emerge che l’anatomia facciale del cane è simile a quella della lupo, ma differisce nella muscolatura sopra gli occhi. I cani, qui, hanno un piccolo muscolo che consente loro di alzare agevolmente la zona al di sopra dell’occhio, che lo separa dal resto della fronte, e dirigere la vista verso il padrone con uno sguardo che ci sembra più intenso. Questo elemento invece mancava nel lupo. Quando i cuccioli muovono gli occhi in questo modo sembrano accendere un forte desiderio, in noi, di prendersi cura di loro.

“Il muscolo che consente al cane di alzare il sopracciglio si presenta, nel lupo, come una serie di fibre muscolari ristrette e irregolari”, ha sottolineato Anne Burrows, coautrice del paper e ricercatrice alla Duquesne University a Pittsburgh. Gli autori ipotizzano che questa differenza possa essere il frutto di un processo evolutivo durante la domesticazione dei cani.

L’idea è che i movimenti del sopracciglio e dell’occhio inneschino una reazione specifica nell’essere umano che promuove il supporto del cucciolo. Questo accade perché l’occhio del cane sembra più grande, ricorda quello di un bambino e spesso richiama l’espressione di una persona triste. “I risultati suggeriscono che le sopracciglia espressive nei cani possono essere il risultato di preferenze inconsce da parte degli esseri umani – aggiunge Juliane Kaminski, che ha coordinato lo studio – queste preferenze hanno influenzato la selezione durante la domesticazione”. Una possibilità alternativa – sempre in chiave evolutiva – è che l’essere umano ha una preferenza per le specie che hanno un’ampia zona bianca nell’occhio e i movimenti dei cuccioli studiati nella ricerca rendono gli occhi più grandi e aumentano l’esposizione della parte chiara degli occhi.

“Devo ammettere che sono rimasto sorpreso nel vedere questo risultato”, commenta un altro autore, Roi Diogo, anatomista alla Howard University, negli Usa,dato che l’anatomia complessiva dei muscoli cambia solitamente in maniera molto lenta durante l’evoluzione, mentre in questo caso la variazione è avvenuta al contrario molto velocemente, solo in alcune decine di migliaia di anni. Nello studio l’unica specie di cane che non aveva questo muscolo è il Siberian husky, di origine siberiana, un cane da lavoro che è ora fra i più amati animali da compagnia e che appartiene ad una delle varietà più antiche.

Il comportamento dei cuccioli

Anche il comportamento dei cuccioli è risultato rappresentativo di questo processo di adattamento, che ha portato l’animale a conquistare una forte fiducia da parte dell’essere umano. “Abbiamo anche studiato il comportamento degli animali”, spiega Kaminski. “E quando i cani erano esposti per due minuti alla presenza dell’essere umano, alzavano il sopracciglio interno più spesso e con un’intensità superiore rispetto a quella dei lupi”. In qualche modo, dunque, il cane è più bravo ad accattivarsi il nostro interesse e l’empatia. Già in precedenza, il gruppo guidato da Kaminski aveva mostrato che questi animali domestici muovono i muscoli sopra gli occhi molto più spesso in presenza di un essere umano che quando sono da soli.

Un tassello per studiare l’evoluzione

Ovviamente non è possibile confermare il risultato e questa differenza con i campioni appartenuti a cani di migliaia di anni fa, all’epoca della domesticazione, dato che i tessuti molli, fra cui vi sono i muscoli, non si conservano nei fossili. Tuttavia, gli autori rimarcano che è noto da molto tempo che la forma del cane e l’anatomia hanno subito dei cambiamenti a causa della selezione guidata da pressioni esterne. Nella ricerca mostrano che le variazioni anatomiche non riguardano soltanto la struttura dello scheletro, ma i muscoli. “Una differenza straordinaria per specie ‘separate’ soltanto 33mila anni fa”, scrivono gli autori.

Ancora non si sa perché o quando precisamente gli esseri umani hanno preso con sé i primi lupi e quando è iniziata l’evoluzione che ha portato dal lupo al cane, concludono gli scienziati, e questo studio aggiunge un tassello per comprendere alcuni meccanismi alla base del processo con cui questi animali sono stati addomesticati.

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